Competitività al rallentatore

15/04/2005


    venerdì, 15 aprile 2005

    pagina 14 Economia

      Competitività al rallentatore
      Il governo vuole il voto di fiducia, ma è in crisi. Ipotesi rottamazione dei motorini

        Bianca Di Giovanni

        ROMA – Il Paese è fermo e a quanto pare anche il Parlamento. Tanto che sul «pacchetto» competitività, atteso dagli industriali ormai da circa sei mesi, l’esecutivo continua a pensare al voto di fiducia, vista la caterva di emendamenti presentati in Senato. La commissione Bilancio di Palazzo Madama, chiamata ad esaminare il testo, ieri era ancora all’articolo 3, con un ritmo d’avanzamento lentissimo. «L’orientamento del governo resta quello di chiedere la fiducia», dichiara Roberto Cota (Lega) sottosegretario alle Attività produttive , all’uscita di un vertice di maggioranza a Palazzo Madama.
        Tra le novità di ieri, l’approvazione all’unanimità dell’emendamento che consente l’avvio della riforma del processo civile. Quanto ai dazi su cui la Lega ha alzato il tiro durante la campagna elettorale, il Carroccio ha deciso di ritirare i suoi emendamenti. Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. Intanto negli ambienti industriali si attende un provvedimento sulla rottamazione dei ciclomotori inquinanti, che ancora però non si è visto. Gli sgravi Irap sui nuovi assunti quintuplicati al sud (sconti di 100mila euro sulla base imponibile rispetto ai 20mila previsti in finanziaria) – altra misura attesissima dalle imprese – attendono ancora di essere votati.

          In serata la Lega ha chiesto al governo di «insistere presso l’Ue per proseguire le verifiche necessarie» al fine di imporre eventuali barriere difensive. «Spetta, a questo punto al Consiglio dei ministri – ha detto il senatore Paolo Franco – formulare una proposta politica che possa essere recepita come emendamento del relatore. Rilanciamo la palla». «Che quella sui dazi fosse propaganda allo stato puro – dichiara Enrico Morando, capogruppo ds in commissione – era piuttosto evidente. Ieri notte è venuta la conferma definitiva: la Lega Nord ha precipitosamente ritirato l’emendamento in questione. Le elezioni sono passate. Può passare in archivio anche la tragicomica guerra dei dazi di Bossi. L’esigenza di tutela delle nostre produzioni, però, resta. Le misure contenute nel decreto sono poco più che acqua fresca. Noi proponiamo di dotare i produttori italiani di credibili strumenti di promozione e tutela del made in Italy. C’è la possibilità di arrivare ad una soluzione condivisa, come è appena avvenuto per la riforma di parti essenziali del codice di procedura civile. Bisogna però che il governo si convinca: non si possono fare le nozze con i fiche secchi».

            In effetti è proprio il nodo risorse ad indebolire l’intero «pacchetto». «Un miliardo l’anno è una somma ridicola – dichiara Piero Fassino – Con queste cifre non si va da nessuna parte. Ci si accontenta di dare 15 euro a famiglia e poi non si hanno i soldi per mezzogiorno, infastrutture, scuola, sanità, internazionalizzazione delle imprese. Berlusconi continua a dire che c’è tutto per tutti, ma non è così, e gli italiani lo hanno capito». Nel mondo delle imprese si rincorrono i record negativi. «il mercato dei motocicli ha visto da inizio anno un calo delle immatricolazioni del 13%, con un -30% per i ciclomotori, anche per l’attesa per gli incentivi sui veicoli euro2 che ha determinato un rinvio degli acquisti – ha dichiarato ieri Guidalberto Guidi, presidente dell’Ancma (Associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori)- Mi aspetto che entro questa settimana possa venir varato il decreto del ministero dell’Ambiente sugli incentivi che saranno poi operativi a breve».
            Tra gli emendamenti più attesi dalle imprese, naturalmente quelli sull’Irap. Lo sconto per il Mezzogiorno e le aree depresse comporta maggiori oneri per 846 milioni nel triennio 2005-2008. Si prevedono solo 15 milioni quest’anno, 183 l’anno prossimo, 282 nel 2007 e 366 nel 2008. Viene abolita poi l’Irap per le imprese familiari con un massimo di 3 addetti. Tra le proposte anche quella di un nuovo sistema di finanziamento dell’Anas. Si prevede che le società concessionarie di autostrade paghino un canone annuo pari all’1% dei proventi derivanti dai pedaggi. l’obiettivo di questa manovra è di garantire alla società un incasso sicuro, consentendole così di uscire dal perimetro della pubblica amministrazione. Altre misure al vaglio del parlamento, una nuova disciplina sui covered bond (obbligazioni garantite), una deroga alle quote di immigrati stagionali e la fine del monopolio sui tabacchi.