“Competitività 2″ Mutui, il Welfare ritenta

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

    sezione: ITALIA-POLITICA – pagina 13

    Ammortizzatori sociali / Il no del sindacato
    Mutui, il Welfare ritenta

    LI. P.

    ROMA • Per nascondere sotto il tappeto le divisioni hanno preferito non presentare documenti, né osservazioni unitarie. Cgil, Cisl e Uil hanno però mostrato tutta la loro distanza al tavolo sul welfare di ieri a Palazzo Chigi. E, anche se alla fine hanno preferito sfumare il giudizio dicendosi tutti contrari a « un decreto legge sugli ammortizzatori » , le differenze restano. Del resto, era anche difficile immaginare il contrario: il mercato del lavoro segna — più di qualsiasi argomento — i confini tra le confederazioni. È successo con la legge Biagi ma ancora prima era successo con l’avviso comune sul contratto a tempo determinato.

    Ieri, la fotografia tra sindacati era quella di una unità di facciata ma la sostanza è emersa al tavolo con il Governo. « Con questo pacchetto tramonta la legge 848 bis ( con la riforma dell’articolo 18, ndr) e questa
    — commenta Fulvio Fammoni della Cgil — è l’unica buona notizia della giornata ».

    Diverso il parere di Cisl e Uil che su quel provvedimento — frutto di uno stralcio dalla legge 30 — aveva firmato anche il Patto per l’Italia del 2002.

    «Sull’indennità di disoccupazione il Governo tradisce il Patto per l’Italia», ha commentato invece Raffaele Bonanni della Cisl. In sintesi, tutti vogliono più soldi per la riforma degli ammortizzatori sociali ma per ragioni diverse.

    Le misure illustrate dal ministro Maroni restano quelle annunciate.
    Con un giallo: le agevolazioni per i lavoratori a progetto sui mutui per la casa che ora sono " fuori" dal testo perché l’Economia non vuole un aggravio della pressione contributiva sulle imprese. Il Fondo che alimenta queste garanzie per i mutui verrebbe, infatti, alimentato con uno 0,3% in più di contributi a carico dell’azienda.

    Ma al Welfare hanno già trovato una via d’uscita: effettuare il prelievo dello 0,3% una tantum su un anno ed escludere da queste garanzie i sindaci e gli amministratori di società. Resta, poi, il pacchetto del welfare to work con la trasformazione dei sussidi in incentivi al reimpiego. Confermato anche l’aumento dell’indennità di disoccupazione ( 50% per i primi sei mesi, 40% il settimo mese).

    Anche gli incentivi alla mobilità territoriale dei disoccupati restano, anzi crescono. Non di due ma di tre mensilità sarà la quota in contanti che il Welfare darà ai lavoratori in cassa integrazione o mobilità che accetteranno un contratto a tempo indeterminato fuori dalla Regione.

    Arrivano, poi, più risorse — 150 milioni di euro — sul fondo per le casse integrazioni in deroga, destinate alle piccole imprese ( da 310 milioni si passa a 460 fino al 2006).

    Via libera anche la possibilità di estendere l’indennità di disoccupazione alle piccole aziende sul modello delle imprese artigiane mentre diventano più elastiche le norme sul contatto accessorio ( esteso alle imprese familiari commerciali o di servizi) e su quello intermittente ( aperto a pensionati e studenti).