“Competitività 1″ Si allungano i tempi

25/02/2005

    venerdì 25 febbraio 2005

    AL VIA DA LUNEDÌ SEI TAVOLI TECNICI PER IL CONFRONTO TRA PARTI SOCIALI ED ESECUTIVO
    Si allungano i tempi del pacchetto competitività
    Gli industriali: un passo avanti. Scontro Berlusconi-sindacati sui cassintegrati

      Roberto Giovannini

        ROMA
        Tempi lunghi per il varo del pacchetto sulla competitività. Introducendo il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi, il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco avevano indicato una tempistica molto diversa, con la consegna del testo definitivo (ieri sono state fatte vedere ai rappresentanti delle 36 sigle invitate le ormai consuete slides care a Siniscalco) lunedì, un secondo appuntamento giovedì, e il varo definitivo al Consiglio dei ministri del venerdì 4 marzo.
        Uno schema che è stato bocciato, in particolare dai leader sindacali, che in sostanza hanno fatto notare come il governo abbia impiegato molte settimane per mettere a punto il «piano di azione per lo sviluppo».

        E così, durante una pausa, sono stati il ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno e il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta a concordare la soluzione poi definita: da lunedì, dunque, inizia un negoziato tra governo e parti sociali suddiviso su sei tavoli «tecnici»: «rafforzamento della base produttiva», welfare, giustizia e diritto fallimentare, infrastrutture, semplificazione e ricerca. «Oggi è ripartito il confronto – ha detto Alemanno – questo è il dato politico importante di oggi. Ricomincia un confronto serio e approfondito». Se si farà in tempo, il decreto legge e il disegno di legge che costituiscono il provvedimento saranno varati venerdì della prossima settimana; in ogni caso, conclude l’esponente di An, «i tempi saranno definiti con le parti sociali quando decideranno che il confronto sarà stato esauriente».

        Diversa la valutazione dei sindacati, di Confindustria e delle altre associazioni sul merito del provvedimento. Con maggiore o minore forza, il giudizio di Cgil-Cisl-Uil è apparso piuttosto critico; negativa, nel complesso, la valutazione di artigiani e commercianti, più che altro per la scarsezza delle risorse a disposizione. Decisamente positivo – pure con distinguo e puntualizzazioni – invece il commento di Confindustria, che nelle ultime ore aveva sviluppato un fortissimo pressing nei confronti dell’Esecutivo che evidentemente ha dato i suoi frutti. Tutti quanti, comunque, hanno sottolineato la necessità di avere un po’ di tempo a disposizione per analizzare nel dettaglio un pacchetto decisamente complesso ed articolato.

        Il confronto, però, è stato tutt’altro che semplice, e anzi, reso piuttosto ruvido dalla stessa illustrazione iniziale da parte di Berlusconi. Nel suo breve discorso, il premier ha ricordato la tempistica «sprint» programmata inizialmente; ha detto che al disegno di legge sarà assicurata una corsia preferenziale parlamentare (al limite arrivando alla fiducia), tenendo conto che il Parlamento ha a disposizione solo 80 giorni di lavoro effettivo.

        Poi, prima di allontanarsi dalla riunione per un incontro con il presidente dell’Azerbaigian Alijev, Berlusconi ha fatto una «tirata» sulla necessità di essere ottimisti se si vuole la crescita economica, «perché il Paese va bene, l’81% delle famiglie possiede una casa, siamo primi nei telefonini…» «È difficile essere ottimisti – gli ha replicato Pezzotta – noi ogni giorno incontriamo gente in cassa integrazione». E Berlusconi: «Guardi la televisione, la sera tardi, che ci sono belle ragazze da vedere… penso che dobbiate cambiare frequentazioni». Gelo e sconcerto tra i sindacalisti.

        La parola è passata poi al ministro Siniscalco, e alle sue slides. Tra l’altro, emerge che dei 4 miliardi stanziati per il quadriennio, nel 2005 ne saranno disponibili 800 milioni. Le linee guida del provvedimento sono quelle note, anche se c’è qualche novità: ad esempio, ci sarà un fondo di garanzia per l’acquisto di case da parte dei collaboratori a progetto. Molto critico l’intervento del leader Cgil Guglielmo Epifani, che ha parlato di «tanto fumo e poco arrosto», bocciando l’ipotesi di privatizzazione di Poste ed Enel, che in assenza di liberalizzazione del mercato si trasformerebbero in monopoli privati; Luigi Angeletti, per la Uil, ha ribadito la richiesta di «un confronto, e non di un semplice ascolto». Postivo, invece, il giudizio del vicepresidente di Confindustria Andrea Pininfarina, che ha parlato di «un primo passo positivo nella direzione giusta», pure chiedendo il blocco delle addizionali regionali Irap.