“Competitività 1″ Il governo tenta il rush

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

      POSSIBILE LA DECISIONE IN CONSIGLIO DEI MINISTRI DOMANI. NEL 2004 IL PIL E’ CRESCIUTO DELL’1,1%. NELL’AREA EURO DEL 2%
      Il governo tenta il rush per il piano Competitività
      Non si sblocca il dialogo con le parti sociali. Eurostat: bassa la crescita in Italia

        Roberto Giovannini

        ROMA
        Il governo chiarisce: per le misure sulla competitività «non ci sono risorse aggiuntive, solo quelle previste nei capitoli di spesa della Finanziaria». Parola del ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, che ieri nel corso dell’incontro tecnico con le parti sociali sul «piano d’azione per lo sviluppo» ha voluto sciogliere ogni incertezza, anche scandendo le parole: «le uniche risorse fresche» sono quelle inserite nel Fondo di rotazione, 6 miliardi di euro. Dunque, per sostenere la crescita non ci sono finanziamenti aggiuntivi. Una notizia non positiva, che giunge nel giorno in cui Eurostat a nome dell’Ue certifica che quanto a tasso di sviluppo dell’economia l’Italia è il vero e proprio fanalino di coda in Europa. Con la frenata del Pil dell’ultimo trimestre 2004 (-0,3%) e un aumento dell’1,0% sui dodici mesi, il nostro paese segna contemporaneamente la crescita annua più bassa di tutta l’Ue e il calo più cospicuo rispetto all’ultimo trimestre. Il dato complessivo del 2004 è chiaro: il prodotto italiano è cresciuto dell’1,1%, contro il 2 dell’area euro e il 2,3 dell’intera Unione.

        Al termine del secondo giorno di confronto sui tavoli tecnici di Palazzo Chigi (dove non sono mancati momenti di tensione tra lo stesso Siniscalco e il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano) il clima tra sindacato ed esecutivo volge al brutto. Le confederazioni protestano anche per l’assenza di un vero confronto di merito; ma anche di fronte al pressing di Confindustria (che esige il varo rapidissimo dei provvedimenti) sembra emergere la volontà del governo di tagliare corto. Così, come ha anche assicurato il ministro del Welfare Roberto Maroni, con ogni probabilità il pacchetto competitività verrà davvero varato nel Consiglio dei ministri di domani. L’ultima parola spetterà a un vertice di maggioranza in programma per stasera.

        Se era più o meno scontata una posizione di chiusura da parte della Cgil di Guglielmo Epifani, sono state però Cisl e Uil a protestare con grande forza. Ai sindacati di Pezzotta ed Angeletti – a parte le obiezioni di metodo, e l’assenza di risorse aggiuntive «fresche» – non va giù soprattutto quella che definiscono una violazione del «Patto per l’Italia» dell’estate 2002, quando si parla di ammortizzatori sociali. Nelle misure che riguardano gli ammortizzatori sociali, infatti, si prevede (sempre per assenza di fondi) un aumento della indennità di disoccupazione minore rispetto a quanto pattuito: «L’indennità è del 50% per il primo semestre invece del 60% concordato col patto di tre anni fa, e un 40% dal settimo mese», spiega il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Non possiamo che essere fermamente contrari. I patti – aggiunge – vanno rispettati». Critiche anche sul rifinanziamento della cassa integrazione, visto che il governo ha spiegato che i 150 milioni aggiuntivi nel Fondo per l’occupazione non sono riferiti solo al 2005, ma anche al 2006.

        «L’unica notizia buona – ha detto con una battuta il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni – è che il ddl 848 bis, che contiene anche le modifiche all’art.18, è morto. Il governo, infatti, sta facendo la riforma degli ammortizzatori per decreto». E non è chiaro nemmeno se ci sarà davvero il Fondo per agevolare l’acquisto di case da parte dei lavoratori precari.

        Anche il pacchetto di misure contenute nel capitolo «attività produttive» non soddisfa i sindacati. E non solo loro, visto che lo stesso ministro Antonio Marzano ha avanzato una serie di osservazioni, rivendicando in primo luogo la gestione da parte del suo ministero del Fondo per le aziende in crisi. Obiezioni formulate ad alta voce, e rivolte direttamente al suo vicino di sedia, il ministro Siniscalco. Anche i sindacati hanno chiesto che tutta la partita sulle crisi industriali torni, in prima battuta, al ministero di Marzano, dai tavoli di confronto alla gestione delle risorse agli osservatori che dovranno essere costituiti. «Si sta sminuendo il ruolo del ministero dell’Industria – ha detto Carla Cantone della Cgil – mentre in questa fase di crisi andrebbe rafforzato». «Siamo di fronte a un piano senz’anima, assistenziale, dentro il quale non c’e alcun progetto di sviluppo reale», ha proseguito il segretario confederale della Cgil. E anche per Paolo Pirani, della Uil, è stato «presentato un disegno frazionato, dispersivo e privo di una vera linea di politica industriale, cosa che servirebbe al paese».