Compenso zero per cda e collegi

03/06/2010


La stretta si applica agli «enti privati e pubblici» che ricevono finanziamenti

Da questo mese la pubblica amministrazione e la galassia che le orbita intorno sono destinate a popolarsi di volontari. Impegnati non a fare bassa manovalanza, ma a disegnare strategie, assumere decisioni, e vigilare sulla correttezza dei conti.
La svolta è impressa dalla manovra correttiva appena pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale», che trasforma in «onorifiche» (lasciando la possibilità residuale di un gettone simbolico di 30 euro) le cariche in una pletora di consigli di amministrazione, collegi dei sindaci e altri organi collegiali.
Onori senza oneri (per i bilanci) sono previsti in primo luogo in tutti gli «enti», anche privati, che a qualsiasi titolo ricevono una mano dalla finanza pubblica. L`indicazione è generica, e non è facile capire dove finisce il raggio d`azione dell`ammazza-stipendi.
Senza dubbio rimangono senza compensi gli amministratori delle fondazioni (tranne quelle bancarie), associazioni ed enti non profit che ricevono assegni da stato, regioni o enti locali. I 232 enti culturali snocciolati dalla lista dei tagli cancellata in extremis d`accordo con il Quirinale, per esempio, continueranno a esistere, ma chi siede nei loro consigli di amministrazione, comitati scientifici e collegi dei revisori dovrà farlo in molti casi gratis. E le società? Non sono citate fra le «zone franche», che salvano dalla tagliola ministeri, agenzie, enti territoriali, camere di commercio, università ed enti previdenziali e assistenziali di livello nazionale; potrebbero però essere escluse alla luce del fatto che alcune parti del provvedimento distinguono gli «enti» dalle «società». Anche se in altri commi le due realtà tornano a sovrapporsi.
Gli appassionati di diritto possono discettare (andando anche a cercare altre esclusioni nella Tabella A della finanziaria del `96, che per esempio salva il Cai e la Biennale di Venezia), ma un chiarimento urge visto anche il peso delle sanzioni per i “fuorilegge"; gli enti pubblici che continueranno a pagare consiglieri e sindaci si vedranno annullare gli atti e contestare il danno erariale, mentre ai privati inadempienti saranno chiusi tutti i rubinetti del finanziamenti statali o locali (con l`eccezione del 5 per mille).
Lo «zero stipendi» entra comunque nell`impresa pubblica per un`altra via, con la norma che limita al rimborso spese e al solito gettone da 30 euro gli incarichi conferiti da pubbliche amministrazioni a deputati, senatori ed eletti in genere. Questo secondo capitolo dell`austerity pubblica potrebbe forse avere effetti pesanti anche dalle parti dell`Expo milanese, guidato da Lucio Stanca (30 mila euro di compenso fisso e 150mila di variabile) che è anche parlamentare del Pdl. A nominarlo, a rigore, non è stata una pubblica amministrazione ma il consiglio di amministrazione della società, che è però interamente pubblica e ha un Cda diviso in "quote" a seconda dei partecipanti in cui Stanca è stato espresso dal comune di Milano.
Una regola analoga a quella prevista per gli eletti colpisce gli incaricati ministeriali svolti dai dipendenti (in pratica i dirigenti) pubblici negli enti partecipati, vigilati o finanziati: in questo caso il compenso viene girato all`amministrazione di appartenenza, che lo usa per alimentare i fondi per la contrattazione accessoria. Nemmeno per questa via, però, dall`anno prossimo i titolari dei nuovi incarichi avranno un beneficio, perché la loro busta paga (come quella degli altri dipendenti pubblici) dovrà restare ancorata ai livelli raggiunti nel 2010.
Sulla giostra dei tagli, comunque, oltre a compensi e gettoni si rischia anche il posto. Tutti gli organismi pubblici devono, da subito, ridurre a 5 le poltrone negli organi dì amministrazione e controllo e a 3 quelle del collegio dei sindaci, con una previsione che cancellerà molte poltrone nei consorzi e nelle autorità d`ambito più affollate. Chi sopravvive anche a questo, si vedrà comunque ridurre il compenso del 1o per cento.