Como. Crisi Longoni, ora è cassa integrazione

18/12/2003



      Edizione del 18/12/2003
      Il caso
      Il provvedimento per il Centro di Montano e la «Giacomelli» di Tavernola
      Crisi Longoni, ora è cassa integrazione

      COMO È scattata la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti del centro Longoni a Montano Lucino e Giacomelli a Tavernola. A seguito della chiusura lo scorso ottobre per morosità, nei giorni scorsi, subito dopo la dichiarazione all’amministrazione straordinaria del gruppo Giacomelli, Longoni e Natura, è stato firmato l’accordo. Un’intesa che interessa i lavoratori di diversi punti vendita in tutta Italia per un totale di 288 unità. Le chiusure dei centri Giacomelli potrebbero non essersi concluse: a causa della morosità e dei debiti accumulati dal gruppo, vi sono altri negozi a rischio. In provincia di Como sono il centro Ipercoop di Mirabello a Cantù e quello di Erba per un totale di 49 dipendenti. Per i lavoratori dei punti vendita di Montano e Tavernola, la cassa integrazione straordinaria è partita retroattivamente dall’8 ottobre. Ai questi ultimi è stata garantita la tredicesima, mentre sull’anticipo della integrazione straordinaria per il mese di dicembre esiste qualche problema dovuto alla mancanza di liquidità del gruppo. A livello nazionale, i debiti maturati in questi anni si aggirano intorno ai 200 milioni di euro. Per quanto riguarda i due centri di Montano Lucino e di Tavernola potrebbero comunque esserci delle novità a breve. I sindacati di categoria insistono infatti per la riapertura di entrambi. Se per il secondo le possibilità sono poche, l’immobile è già stato sgomberato, per il primo potrebbero esserci delle possibilità. A ottobre sia alla sede di Montano che a quella di Tavernola erano stati messi i sigilli per via della morosità di Giacomelli verso i centri Bennet ai quali pagavano l’affitto. Le categorie nei prossimi giorni intendono fare pressioni per la riapertura almeno del centro di Montano. «Allo stato odierno nulla è perduto – ha affermato Giovanni Fagone della segreteria della Filcams-Cgil di Como -. E siamo fermamente convinti che su Montano si possa fare qualche cosa. In fondo il nodo è rappresentato da qualche migliaio di euro di affitto. Riteniamo che vi siano le condizioni per una ripresa dell’attività anche perché la merce è ancora in negozio e non vi sarebbero grossi problemi a una sua riapertura». Ma a fronte di un negozio che potrebbe riprendere ve ne sono altri che rischiano grosso. Tra questi vi sono anche le due sedi di Cantù e di Erba. In Lombardia sono circa 25 i punti vendita. «Inutile dire che seguiamo con attenzione quanto sta accadendo – ha continuato – perché temiamo che di qui a breve anche altri negozi possano chiudere l’attività arrecando notevoli danni economici e occupazionali a tutti i lavoratori». Vi sono ancora diversi discorsi lasciati in sospeso sul futuro di Giacomelli: il primo riguarda la vendita dell’intero gruppo. Rimangono valide le offerte di Cisalfa e Bernardi. Il secondo sono le decisioni dei giudici commissari.

      Mario Cagnetta