“Commrenti&Analisi” L’R&S resta il tallone d’Achille

02/02/2005

    mercoledì 2 febbraio 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3


    Anomalie italiane / L’analisi dell’Ambrosetti Club
    Ma l’R&S resta il tallone d’Achille
    MILANO • Avere risorse scarse e volerle investire in molti settori vuol dire solo aver la certezza di essere deboli in tutto: Paese con il livello di spese in ricerca, tra pubblica e privata, tra i più bassi (10 miliardi di euro contro i 27 di Francia, i 22,6 di Gran Bretagna fino ai 212 miliardi degli Stati Uniti) l’Italia ha però il primato della distribuzione a pioggia dei contributi alla ricerca, metodo più utile ad accaparrarsi favori elettorali che a raggiungere l’effetto della massa critica, come invece accade nei Paesi industrialmente più forti. Quella della R&S dispersa in mille rivoli è una delle tante anomalie italiane che è stata portata ad esempio delle cose che vanno cambiate nell’ambito della prima riunione del comitato guida dell’Ambrosetti Club impegnato a mettere a fuoco, attraverso incontri, dibattiti e analisi comparative di esperienze di successo all’estero, le chiavi di una strategia competitiva per il Paese.

    Un Paese che nella grande partita a scacchi dell’industria globale si presenta con tantissimi pedoni, con pochi cavalli e alfieri, e quasi del tutto privo di torri e regine: e tutti, anche le aziende che pure stanno avendo successo, devono scontare l’handicap di infrastrutture inadeguate, di una scuola sganciata dalla realtà delle imprese, di una quasi totale mancanza del criterio meritocratico. In compenso il Paese continua a primeggiare nella classifica del debito pubblico (circa 1.473 miliardi di euro, comunque in contrazione al 106% del Pil).

    E la fotografia più spietata dello stato di salute e quindi dell’appeal di un Paese — la quantità e la qualità degli investimenti diretti esteri attratti — fissa l’Italia fanalino di coda tra le nazioni che contano in una graduatoria che vede capofila con circa il 20% del Pil l’Irlanda grazie a pochi ma mirati provvedimenti che hanno cambiato volto al Paese.


    È inevitabile che un piano strategico per la competitività non può non far leva sugli asset fondamentali disponibli a partire dal sistema economico-aziendale che in Italia ha non pochi casi di eccellenza.

    C’è poi il turismo: all’Italia si riconosce anche il primato del patrimonio artistico ma è un asset — al pari di quello paesaggistico — che manca di una gestione unitaria per cogliere le grandi potenzialità. «In questo scenario — ha detto Alfredo Ambrosetti, che presiede i lavori cui partecipano oltre una trentina di top manager di aziende industriali e di servizi — è decisivo per recuperare il terreno che tutti coloro che hanno responsabilità di un’impresa, di un gruppo, di un’istituzione, e del Paese intero si impegnino a riconfigurare presto e bene l’intero sistema di cui sono responsabili. Il caso dell’Irlanda è esemplare è stimolante sulle possibilità di riuscita».