“Commesse” Racconti di vita

19/03/2007
    supplemento di mercoledì 21 febbraio 2007

      Pagina 2 – Argomenti

        Commesse
        Giovani, in nero, sottopagate…
        di Carmen Morrone

        Racconti di vita

          Isabella
          Un rinnovo da sudare

            Non puoi bere, non puoi mangiare, non puoi uscire dalla tua postazione, non puoi leggere, non puoi scrivere. Così per otto ore, pause a discrezione del capo. Queste le regole che toccano in sorte a chi è addetto alla cassa. «Fortunatamente però l’ho fatto solo per una settimana», dice Isabella che alla libreria Mondadori di Milano ha lavorato da fine luglio a tutto il mese di agosto dell’anno scorso. «Era un contratto di lavoro di somministrazione. Prendevo 7 euro lordi all’ora e facevo 40 ore settimanali. I turni erano di otto ore, avevo mezz’ora di pausa pranzo, poco se si pensa solo alla coda al bar. Alla fine del mese l’Agenzia rimborsava la spesa con buoni pasto da sei euro». A Isabella non vengono spiegate tutte le regole. «Ho lavorato sia il sabato che la domenica. Avevo un giorno libero la settimana, invece me ne spettavano due. Ma questo io e gli altri colleghi interinali lo abbiamo scoperto solo all’ultima settimana», ricorda Isabella. Per Isabella, 30 aani e una laurea in economia, l’esperienza è stata tuttosommato positiva. Ma invita: «Fino al giorno di scadenza del contratto non sai se te lo rinnovano. So che è una prassi molto comune nel lavoro interinale, ma deve cambiare. Sapere con qualche giorno di anticipo se continuerai a lavorare o meno non è secondario». (C.Mor.)

            Gennaro
            Le false promesse

              Gennaro l’anno scorso ha lavorato come commesso in una grande libreria di Salerno . «Racconto la mia storia se però non fate né il mio nome, né quello del negozio». Lo chiameremo Gennaro: lo conosciamo, sappiamo che ha veramente lavorato in quel periodo e in quella libreria, perciò raccogliamo la sua storia. «Sapete com’è, io sto cercando ancora lavoro e da queste parti c’è solo il nero», si giustifica. Così va che per fare un colloquio di lavoro si deve essere presentati. Non tanto per garantire una certa preparazione, quanto perché si è fidati: capisci ammé. Al colloquio Gennaro accetta le condizioni della libreria: full time da giugno a dicembre, 600 euro al mese. «Il mio compito era quello di registrare in un database i libri che arrivavano e poi impilarli negli scaffali. A settembre e ottobre, per via della vendita dei libri scolastici ho lavorato in media dieci ore al giorno senza prendere però un soldo in più del concordato». Uno sfortunato incontro quello di Gennaro? «Nelle mie stesse condizioni eravamo in coinque. Per tenerci buoni ci facevano delle promesse: possibilità di rinnovare il rapporto magari con un contratto. Peccato che lo dicevano a tutti e quelli che c’erano già passati non tornavano più, ecco cos’è il turn over». (C.Mor.)

                Sabina
                In pizzeria con la laurea

                  Nei centri commerciali le famiglie italiane ci passano il pomeriggio della domenica, tra supermercati e negozi che ci stanno attorno. Sabina, 24 anni, da nove mesi è una commessa in un locale che fa pizze d’asporto in un importante centro commerciale alle porte di Lecco. Chi pensa che in questo contesto a differenza del negozietto di paese, sia tutto regolare, sbaglia. «Sì, sono in nero, ma devo ringraziare chi mi ha dato questa possibilità». Controlli? «Solo per quanto riguarda le norme di sicurezza dell’attività». Sabina lavora il sabato e la domenica dalle 8 alle 14 o dalle ore 15 alle ore 21. La sua paga oraria è di dieci euro. Una laurea triennale in discipline economiche e sociali e qualche delusione. «Ho smesso di frequentare il biennio perché era un doppione della laurea. Ho iniziato a fare alcuni colloqui, ma senza esito positivo. Allora ho preferito mettermi a lavorare, anche a fare la commessa». Sarà il tuo lavoro? «Non lo so – conclude Sabina -. Mi trovo bene, però mi piace ancora pensarlo come un lavoretto per non gravare sui miei genitori con cui ancora vivo. È stato molto utile perché ho ritrovato sicurezza in me stessa per fare colloqui per un lavoro adeguato alla mia laurea». (C.Mor.)

                  Ilaria
                  La prova abusiva

                    A Ilaria, 24 anni, è andata di lusso: contratto a tempo determinato per sostituire una lavoratrice in maternità, commessa in un solarium a Milano. È lei stessa ad ammetterlo, se non fosse per i quattro mesi di prova extra contratto e pagati in nero. Ma considera: «Devono pur vedere se sei all’altezza». Sorpresa Ilaria quando le spieghiamo che il periodo di prova è compreso in un regolare contratto. Non solo. Il patto scritto può essere sciolto da ciascuna delle parti, in maniera semplice e immediata, proprio se la prova non è stata superata. Ilaria ha lavorato per otto mesi «Sono entrata con il V livello del contratto – lo stesso livello della collega da sostituire – con 1.200 euro al mese, lavorando dal lunedì al sabato dalle ore 13,30 alle ore 21,30. I miei compiti andavano dall’accoglienza dei clienti alla gestione degli ordini dei prodotti. Stavo anche in cassa e ogni sera facevo la chiusura e compilavo i relativi registri. È stato un lavoro di responsabilità, che mi ha fatto crescere». Alla laurea triennale in mediazione culturale nel curriculum di Ilaria si sta aggiungendo un diploma come operatore marketing per il settore del terziario avanzato. Una passione quella per i servizi commerciali nata proprio dall’esperienza da commessa. (C.Mor.)