Commesse Lavoro sotto ricatto. «Mi bastano due ore poi vai via»

02/05/2011

Toscana – Quanto sono poco fiction queste commesse. Laura lavora in un supermercato Esselunga a Firenze. Marina e una dipendente dell`Ikea di Sesto Fiorentino. Entrambe sono delegate sindacali della Filcams-Cgil e all`Unità raccontano le difficoltà di chi fa sindacato in questi due grandi colossi della distribuzione.
Esselunga e Ikea, sono sinonimo di consumismo. I carrelli della spesa e quelli un più grandi per metterci dentro gli scatoloni con i mobili da montare per arredare la casa e l`ufficio. Due marchi che ora devono fare i conti anche con le dinamiche sindacali nelle loro aziende. Lavorare il Primo Maggio? «Giammai, è una festa storica, ha un valore troppo grande» spiega Marina. «Non ci penso neanche, poi a Firenze sono aperti solo i negozi del centro storico» dice Laura, con un sospiro di sollievo. "Falce e carrello" il libro del patron di Esselunga Bernardo Caprotti e la spesa degli italiani. La multinazionale svedese, tempio del consumismo del terzo millennio, si trova a Sesto Fiorentino, dove il sindaco Gianni Gianassi con una sua ordinanza ha sigillato il Primo Maggio. A Firenze invece si discute, il sindaco Matteo Renzi, fa da capofila fra i sindaci che vogliono i negozi aperti. «Dentro Esselunga i sindacati ci sono, sono forti grazie anche alle battaglie che vanno avanti da una ventina di anni» racconta Laura «ovviamente il sindacato ha perso potere grazie anche ai tanti contratti part-time e ovviamente chi ha questo contratto è sottoposto a tanti ricatti e quindi non se la sente di segui- re il sindacato». A Padova, Ikea, ha lavorato anche il 25 Aprile. «Ci hanno detto: non ci chiedete di chiudere dei giorni tassativi durante l`anno, altrimenti riparliamo delle maggiorazioni le domeniche. Perché noi siamo aperti tutte le domeniche» precisa Marina, che non esita a definire tutto ciò «un ricatto». Quanto sembra lontano quel manifesto di Ikea che ha scatenato le polemiche del ministro Giovanardi perché riprendeva due uomini per mano e lo slogan "siamo aperti a tutte le famiglie". I diritti sociali ad uso consumistico che fanno da contraltare alla vita difficile di una delegata sindacale nella pancia del colosso nordico. «I valori svedesi, che purtroppo non mettono nel contratto. C`è questa doppia faccia». Come vive un delegato sindacale di Ikea? «Abbiamo spazi, però si vede che il clima sta cambiando. Non a caso abbiamo fatto degli scioperi improvvisi negli orari di maggiore affluenza del pubblico, abbiamo chiuso alcuni negozi, comunque siamo coordinati a livello nazionale. La contrattazione del secondo livello la stanno smantellando» osserva Marina. Sullo lo sfondo le voci dell`assemblea nazionale al Palaffari, che conclude la campagna della Filcams Cgil «La festa non si vende», ennesima conferma di come ormai il caso Primo Maggio a Firenze sia un caso nazionale. «Noi lavoriamo tutti i giorni sotto ricatto» denuncia Laura. La delegata della Filcams-Cgil racconta la faccia della medaglia di chi non è contrattualizzato a tempo indeterminato. «Chi è part-time ovviamente il più delle volte non lo è per scelta. Si tratta di persone che entrano con questi contratti con l`auspicio di vederselo poi trasformare in full-time» aggiunge Laura «e l`azienda gli dice: va bene, però poi ti devi comportare in un certo modo, ti devi comportare bene. Quindi facilmente si schierano dalla parte aziendale: doppi turni, orari incontrollabili, telefonate all`ultimo momento per non farli venire al lavoro, oppure fanno due ore e poi vanno via». Insomma i cahiers de doléances, fra uno scaffale e l`altro, con i diritti chiusi come tonno in scatola. «A livello sociale poi queste persone sono invisibili, perché non possono chiedere un prestito o un mutuo, non hanno una stabilità. Se uno si comporta male l`azienda gli fa fare solo due ore e questo prende 600 euro al mese» spiega Laura. È la generazione dei precari, ora qualcuno vuole toglierli anche il Primo Maggio. Renzi dice che il sindacato è una casta? «Lui lo ignora il sindacato, eppure dice di far parte del Pd, allora il Pd da che parte si schiera?» si chiedono Laura e Marina. Bella domanda..:.