“Commercio” «Un patto per i consumi»

19/03/2007
    giovedì 15 marzo 2007

    Pagina 19 - Dossier Commercio

      «Un patto per i consumi»

        Sangalli (Confcommercio): la crescita è frenata dalla pressione fiscale record

          Vincenzo Chierchia

          Un comparto in fase di rapida modernizzazione, ma frenato dalla stagnazione dei consumi delle famiglie, aggravata dai nuovi aumenti del costo del denaro e dall’alta pressione fiscale. È questa la fotografia del commercio in Italia, a conclave domani a Cernobbio, in occasione dell’assemblea di Confcommercio.

          Un’occasione importante di riflessione sull’economia del Paese (come testimoniato dalla sfilata di ministri attesi sul lago di Como), perché le imprese commerciali sono un piccolo esercito in Italia. L’ultima rilevazione effettuata dal ministero delloSviluppo economico (i dati si riferiscono a fine 2005) rileva che l’azienda distribuzione conta ben 761.588 realtà al dettaglio (con sede fissa), e che la Campania (98.104 unità) supera la Lombardia (88.663) in cima alla graduatoria per regioni. Le imprese grossiste sono poi complessivamente 224mila e si sale a quota 633mila considerando anche gli intermediari commerciali e l’indotto distributivo dell’auto.

          L’azienda distribuzione è poi contraddistinta da un’altra realtà molto radicata nel territorio: 160mila imprese commerciali ambulanti, che in molti comuni o frazioni costituiscono praticamente l’unica forma di distribuzione disponibile. Alla rete delle imprese commerciali, si affianca poi un universo molto composito formato dai pubblici esercizi: oltre 230mila imprese tra bar e ristoranti, con 750mila addetti, e un fatturato annuo superiore ai 45 miliardi di euro.

          Il numero delle imprese commerciali al dettaglio – rilevano le stime AcNielsen – è destinato a crescere: entro il 2010 dovrebbe sfiorare quota 800mila (il 70% circa specializzato in merceologie non alimentari). Nel comparto alimentare operano circa 220mila esercizi commerciali, ma il grosso del mercato fa capo alle catene della grande distribuzione.

          Nel 2008 compirà dieci anni la riforma del settore commerciale varata da Pier Luigi Bersani, allora come oggi alla guida del dicastero di Via Veneto. Vennero abolite le licenze, liberalizzate le aperture di piccoli negozi, sburocratizzato l’iter per diventare commerciante. La riforma del ’98 è stata la prima a chiara vocazione federalista, anche se ancora oggi se ne lamenta l’incompletezza a causa dei successivi interventi delle Regioni. La deregulation comunque ha ridato slancio agli investimenti, il saldo tra aperture e cessazioni è tornato positivo, e oggi aprono i battenti circa 65mila imprese commerciali all’anno. Una seconda iniezione di flessibilità e liberalizzazioni è arrivata a metà 2006, l’ultima tornata è scattata a gennaio ed ha interessato il comparto dei servizi alla persona, oltre a metter mano alla liberalizzazione della distribuzione dei carburanti favorendo gli investimenti delle grandi catene.

          Lo scenario generale presenta una contraddizione. Da un lato il comparto commerciale cresce, si modernizza e si qualifica, dall’altro, i consumi delle famiglie restano stagnanti, con una crescita 2006 intorno all”1,7% (come rilevato dall’Istat il 9 marzo). «Se vogliamo rimettere in moto il Paese – commenta Carlo sangalli, presidente di Confcommercio-, la prima cosa da fare è risolvere il cortocircuito politico ed economico del sistema.Italia: cioè, la compresenza di una pressione fiscale a livelli da record – nel 2006, intorno al 42% – e di una spesa pubblica a livelli da record: nel 2006, il 45% e più del Pil».

          Lo scenario macroeconomico è contrassegnato poi da una risalita dei tassi di interesse e gli imprenditori commerciali sono preoccupati. «L’aumento – prosegue Sangalli – produce due effetti negativi: il primo, è l’aimento del debito delle famiglie in quanto va a ridurre la già limitata capacità di consumo, e questo va considerato tenendo conto del fatto che, nel 2007, l’incremento dei consumi sarà solo dell’1.4%. Il secondo effetto è che, oltre alla capacità di consumo, il eialzo attenua anche la propensione alla spesa della famiglia. Si riduce quindi la possibilità di consolidare quel minimo di ripresa che era nell’aria. Serve un patto per lo sviluppo, che spinga i consumi e sostenga la ripresa».

          Sul fronte della deregulation le imprese commerciali chiedono poi al Governo un nuovo scatto in avanti. «Le liberalizzazioni importanti – sottolinea il presidente di Confcommercio – devono interessare anche i comparti dei servizi pubblici e dell’energia. Il commercio italiano è liberalizzato dal 1998 e l’alto turnover di aperture e di chiusure di decine di migliaia di imprese l’anno lo dimostra. Per quanto ruguarda la vendita dei carburanti nella grande distribuzione, occorre porsi il problema non solo della apertura di nuovi impianti ma anche della maggiore efficienza della rete attualmente esistente».

          La ricetta di Sangalli fa leva su concertazione e rilancio di una politica per il comparto terziario con l’obiettivo di puntare dritto sulla crescita della produttività. Un banco di prova chiave sarà infine costituito – conclude Sangalli – dalla modernizzazione dei servizi pubblici locali. «Il disegno di legge sui servizi pubblici del ministro Lanzillotta – dice – è un’opportunità per superare le incertezze bipartisan sul processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che sono figlie di quel "socialismo municipalistico" che è uno dei tratti più tipici, e certo meno virtuosi, del federalismo all’italiana, cioè del federalismo senza federalismo fiscale. È im’occasione per fare un po’ di sistema-Paese. L’Italia resta il Paese della diversificazione dei processi di sviluppo territoriale e dell’impresa diffusa. I servizi economici di interesse generale svolgono un ruolo determinante».

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