Commercio, stop a tavolo contratti

27/06/2004


       
       
       
       
      ItaliaOggi Economia e Politica
      Numero 152, pag. 6 del 26/6/2004
      Autore:
       Commercio, stop a tavolo contratti
      No delle imprese all’intesa sul rinnovo
      Dopo tre giorni di trattative è saltato il negoziato per il rinnovo del contratto del commercio, che interessa circa 1 milione e mezzo di lavoratori. E i sindacati hanno proclamato 24 ore di sciopero. L’intesa, raggiunta tra le delegazioni (da un lato le organizzazioni del settore guidate dalla Confcommercio, mentre per i sindacati erano presenti Cgil, Cisl e Uil) è stata invece bocciata, al momento della ratifica, dalla delegazione imprenditoriale. «Avevamo chiuso un accordo», ha spiegato Bruno Boco, segretario generale della Uiltucs, «ma la delegazione imprenditoriale ha bocciato in "ristretta" la proposta. La grande distribuzione ha quindi deciso di respingere in toto l’intesa faticosamente siglata sulle questioni della tutela del merato del lavoro nel settore, e sulla questione salariale. Abbiamo deciso, come sindacato, scioperi immediati in tutto il settore della grande distribuzione, per questa che èstata una decisione assolutamente grave e irresponsabile», ha proseguito Boco. Le organizzazioni sindacali hanno dichiarato 24 ore di sciopero: otto da realizzare sabato 3 luglio a livello nazionale e le altre due giornate a livello territoriale solo nella grande distribuzione con modalità da decidersi, punto vendita per punto vendita. Mentre le segreterie del commercio di Cgil, Cisl e Uil stanno valutando le ulteriori decisioni, e non si esclude uno sciopero generale del comparto.

      «Nonostante la disponibilità della delegazione sindacale di Confcommercio i margini di manovra si sono chiusi», è stato il commento di Confcommercio in relazione all’incontro tenutosi ieri con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. «Le divergenze sull’applicazione della nuova normativa sul mercato del lavoro e un’inadeguata sensibilità del sindacato verso le esigenze di flessibiltà che caratterizzano le imprese del terziario», hanno fatto sapere dall’associazione, «hanno impedito di fatto la prosecuzione della trattativa». L’ipotesi prevedeva 75 euro medi di aumento mensile per il primo biennioeconomico e 50 euro per il secondo, oltre a 400 euro di una tantum.