Commercio, sindacati divisi

21/06/2004

    sezione: ITALIA-LAVORO
    data: 2004-06-19 – pag: 22
    autore: SERENA UCCELLO

    Rischio di firma separata sul rinnovo del contratto nazionale: sì all’intesa solo di Cisl e Uil

    Commercio, sindacati divisi

    La Cgil boccia l’ipotesi di un aumento unico in quattro anni e abbandona le trattative

    Serena Uccello

      MILANO • In un momento, come quello attuale, in cui si torna a parlare di concertazione e di unità, nessuno nel sindacato confederale ha voglia di replicare, nel caso del contratto del commercio, l’esperienza dei meccanici: vale a dire sindacato spaccato e un accordo firmato separatamente. Lo scenario è però verosimile «anzi il pericolo è concreto», dice Bruno Boco, segretario generale della Uiltucs. Alla vigilia infatti della chiusura della trattativa e dopo 18 mesi dalla scadenza del contratto i sindacati di categoria del commercio si dividono: Uiltucs e Fisascat, da una parte, e Filcams dall’altra.

      "Ufficialmente" la ragione della rottura è la richiesta di Filcams-Cgil di una pausa di riflessione dopo il rifiuto della Confcommercio — spiega Ivano Corraini, segretario Filcams — di «applicare pienamente le regole del 23 luglio 1993 sia per quanto riguarda le quantità salariali sia per quanto riguarda le regole di quel protocollo». In pratica, accusa la Filcams, la Confcommercio vorrebbe di fatto accorpare, essendo scaduto il contratto da quasi 18 mesi e andando verso il prossimo rinnovo, i due bienni economici evitando di considerare il recupero del differenziale di inflazione nel primo biennio. Ragione per cui la Cgil non andrà all’incontro fissato per lunedì 21 giugno, «mentre andremo — dice Corraini — all’incontro del 24 giugno.

      Nella sostanza dunque i motivi della frattura sono articolati tanto «che — sottolinea Boco — quello dell’accordo separato è un rischio concreto, e se non ci fosse stato il veto incomprensibile della segreteria confederale della Cgil sulla prosecuzione nella trattativa il contratto lo avremmo già concluso». Boco ha poi ricordato che, essendo il contratto già scaduto e ad appena sei mesi dalla fine del primo biennio salariale, «abbiamo anticipato di soli tre mesi — spiega — la discussione del secondo biennio chiedendo di considerare per il 2003-2004 l’inflazione reale e per il 2005-2006 l’inflazione più alta della programmata del Governo. Non è possibile pertanto tra tre mesi discutere del conguaglio: la verifica degli scostamenti è un problema inesistente che rischia di far saltare il contratto e di procurare solo danni ai lavoratori». Al di là dunque della richiesta di una pausa, il nodo che divide è proprio questo: procedere o meno con la verifica sull’inflazione a fine biennio.

      Per la Filcams si tratta di un passo necessario in linea con il patto del ’93. Una questione di formalismo invece per il resto del sindacato. Quanto agli incrementi, secondo il sindacato, la Confcommercio prevede un aumento a regime (per 14 mensilità) per i 4 anni di 115 euro a cui si aggiungono 14 euro già erogati e 10 euro per l’assistenza sanitaria integrativa. A quest’offerta il sindacato aveva contrapposto, unitariamente, una richiesta di 130 euro su 4 anni (75 da riferirsi al primo biennio), oltre i 14 euro già erogati e i 10 per l’assistenza integrativa. I sindacati chiedono, poi, una una tantum di 500 euro (250 la proposta delle imprese).

      Intanto, mentre il segretario generale della Fisascat, Gianni Baratta, afferma che «l’indisponibilità della Filcams alla prosecuzione del negoziato costituisce un grave errore di cui si assume l’intera responsabilità», il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, chiede di non dare interpretazioni politiche sulla scelta della Filcams». «È una questione sindacale — ha spiegato — le altre interpretazioni sono fuorvianti e non aiutano alla ricerca delle convergenze come stiamo facendo».