Commercio: si profilano commissari in sei Regioni inadempienti

05/12/2000

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)


Martedì 5 Dicembre 2000
italia – economia
Lunedì vertice conclusivo: si profila la nomina di commissari governativi in sei Regioni inadempienti.

Commercio, l’Industria accelera i tempi

(DAL NOSTRO INVIATO)

VERONA Il ministero dell’Industria accelera i tempi nei confronti delle amministrazioni regionali ancora inadempienti nell’applicazione della riforma del commercio. Dopo il "commissariamento" della Sardegna, unica Regione a non aver fatto praticamente nulla negli ultimi due anni, l’Industria si appresta a lanciare un ultimatum alle amministrazioni che devono ancora completare i provvedimenti previsti.

Lunedì prossimo — ha annunciato ieri Piero Antonio Cinti, direttore generale del ministero dell’Industria, nel corso del convegno sul commercio organizzato dalla Regione Veneto — si svolgerà un summit con il sottosegretario Stefano Passigli per definire il percorso per completare il quadro della riforma.

All’ordine del giorno la possibile nomina di commissari ad acta in almeno sei Regioni affinchè si proceda a chiudere una partita aperta da troppo tempo e che vede le Regioni in ordine sparso, con alcune amministrazioni molto avanti e altre ancora in mezzo al guado. È probabile che la soluzione più idonea sia la nomina degli assessori al commercio come "commissari" del Governo con un mandato molto preciso.

Del resto, come ha sottolineato a chiare lettere Cinti, il ministero vuole chiudere l’intera partita della riforma del commercio molto presto: l’obiettivo è far sì che tutto sia a regime al massimo entro la prossima estate.

Cinti ha anche aggiunto che il regolamento sulle vendite sottocosto è all’attenzione del Parlamento, mentre quello sulle vendite promozionali deve essere vagliato dalla Conferenza Stato-Regioni e dal Consiglio di Stato. In dirittura d’arrivo il decreto sulle società finanziarie per il commercio, dopo il via libera del Tesoro. Il provvedimento, che riguarda la riorganizzazione e il potenziamento dei consorzi fidi, è molto atteso dagli operatori del settore.

Cinti ha anche illustrato gli ultimi dati sulla natalità e mortalità delle imprese commerciali nei primi dieci mesi di quest’anno. Dopo un ’99 chiuso con un saldo attivo di 528 imprese (dati dei registri delle Cdc) nei primi dieci mesi l’attivo è già salito a 10.361 imprese del commercio al dettaglio, frutto della differenza tra 54.410 iscrizioni e 44.049 cancellazioni.

Se si confrontano i dati degli ultimi tre anni si nota che il numero delle iscrizioni è in crescita, mentre è in netto decremento, almeno fino a ottobre, la quantità di cancellazioni. Va comunque sottolineato che le cancellazioni tendono ad accumularsi verso fine anno. Il ministero dell’Industria ha poi chiesto ufficialmente a Cdc e Comuni di accelerare l’utilizzo della modulistica predisposta proprio per le società commerciali e l’elaborazione dei dati sulle nuove imprese. Così da raggiungere una verifica più sofisticata sulla dinamica delle nuove realtà imprenditoriali.

Sul fronte dell’applicazione della riforma da sottolineare poi l’iniziativa della Regione Veneto, che ha attivato i poteri sostitutivi visto che metà circa dei Comuni risulta ancora inadempiente nella redazione dei piani urbanistico-commerciali, nonostante che i termini siano scaduti da tempo. Si tratta di un passaggio chiave per consentire alle imprese di effettuare nuovi investimenti nelle medie e grandi superfici di vendita. Come ha sottolineato l’assessore regionale, Giancarlo Conta, ci sono almeno 30mila metri quadrati di superficie commerciale da realizzare nella regione. Il Veneto studierà anche rapporti nuovi con Province e Comuni per sperimentare procedure più snelle ed efficaci nello sviluppo degli investimenti nel settore commerciale. Un modello può essere quello di Verona, dove sono state sperimentate forme innovative di incentivazione delle attività commerciali e di promozione delle iniziative nei centri storici e nelle aree periferiche. Critiche alla programmazione del Veneto sono però arrivate dalle assocazioni della distribuzione moderna, Faid e Federcom, a causa di scelte giudicate troppo vincolistiche.

V.Ch.