Commercio senza sprint

27/07/2001

Il Sole 24 ORE.com

    L’Istat indica una crescita delle vendite al dettaglio che non va oltre l’1,8% sul 2000 e i negozianti lanciano l’allarme

    Commercio senza sprint
    Per la prima volta anche la grande distribuzione registra segnali di rallentamento
    Elio Pagnotta
    (NOSTRO SERVIZIO)
    ROMA – Le vendite al dettaglio accorciano ancora il passo. In maggio la crescita, per la prima volta nel 2001, è scesa sotto il 2%, una variazione che sembra dar ragione alle più pessimistiche previsioni sul futuro prossimo dei consumi. Tanto che Confcommercio e Confesercenti lanciano un nuovo allarme. Le famiglie insomma tengono ben stretti i cordoni della borsa e di ripresa molto probabilmente non si potrà parlare prima del 2002. Le vendite inoltre devono fare i conti con un’inflazione che solo in luglio si è decisa a manifestare i primi, timidi segnali di rallentamento, ma che in maggio era ancora saldamente abbarbicata al tre per cento. In termini reali dunque l’aumento delle vendite si tinge di rosso e si traduce in una diminuzione addirittura superiore al punto percentuale. Secondo quanto comunicato ieri dall’Istat, in maggio il valore corrente delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2000 (l’indice base 1995=100 è risultato pari a 119). Si tratta della variazione più contenuta registrata nel primo scorcio del 2001. Da sottolineare che una volta tanto a fare le spese della piatta dinamica delle vendite è stato il settore non alimentare, che ha limitato la sua espansione all’1,7 per cento. La situazione è lievemente migliore nel settore alimentare, che può vantare un aumento delle vendite pari al 2,1% (ma sempre inferiore all’inflazione). Alla crescita delle vendite in maggio hanno dato un contributo non indifferente le Regioni centrali, che molto probabilmente hanno beneficiato della buona stagione turistica per conseguire un aumento del 3,5 per cento. Il minimo è stato invece toccato nell’Italia meridionale, con un incremento bloccato all’1,4%, mentre al Nord le vendite hanno fatto registrare una variazione solo marginalmente più sostenuta e comunque inferiore alla media nazionale (+1,6%). Sempre nel maggio 2001, i gruppi caratterizzati dalla maggior vivacità sono stati quelli dei prodotti farmaceutici (+6,6%), delle merci varie (+2,3%), degli alimentari (+2,1%), delle calzature (+1,9%) e dell’abbigliamento (+1,8%), mentre gli elettrodomestici, con un +0,2% appena, sono il fanalino di coda. Come è ormai consuetudine, le vendite sembrano focalizzarsi sugli esercizi più grandi, lasciando solamente le briciole a quelli più piccoli. La crescita delle imprese "minime" (fino a due addetti), spesso piccoli negozi a conduzione familiare, non va infatti oltre l’1 per cento. Nelle aziende di medie dimensioni (da 3 a 5 addetti) invece l’incremento è più sostenuto (+2,5%), addirittura migliore di quello delle grandi aziende, quelle con almeno 20 addetti, dove le vendite sono salite del 2,3%. E anche la grande distribuzione, abituata a ritmi di crescita molto vivaci, si deve accontentare di aumenti sensibilmente inferiori a quelli del recente passato: i grandi magazzini, ad esempio, lamentano una diminuzione dello 0,3% e gli stessi ipermercati, finora la punta di lancia della grande distribuzione, hanno ridotto la loro velocità di espansione al 3,3 per cento. Opaco di conseguenza il bilancio complessivo delle vendite nei primi cinque mesi del 2001, con un aumento che si riduce al 2,2%, con un massimo del 5,2% per la grande distribuzione e un minimo dell’1,5% per le imprese che operano su piccole superfici.
    Venerdí 27 Luglio 2001
 
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