Commercio, salta la trattativa

27/06/2004

      GAZZETTA DI PARMA

      sabato 26 giugno 2004

      CONTRATTO: RINNOVO IN ALTO MARE. SCIOPERO IL 3

      Commercio, salta la trattativa

      ROMA – Torna in alto mare la trattativa per il rinnovo del contratto del commercio. L’accordo, che solo giovedì sera sembrava vicinissimo, è saltato ieri per la richiesta della Confcommercio, in particolare della grande distribuzione, di rivedere le regole sul part time e sui contratti a termine introducendo una disciplina più flessibile, in linea con la legge Biagi. Una scelta quella della Confcommercio che il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, considera un «vero voltafaccia» che rischia di pesare, se la decisione verrà confermata, nel rapporto con le confederazioni.

      Ieri la delegazione sindacale (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs) si è presentata all’incontro convinta di sottoscrivere l’ipotesi di intesa raggiunta l’altra sera, ma si è trovata di fronte al «no» delle imprese al mantenimento delle regole attuali per il passaggio dal part time al full time. Dopo aver superato la «crisi» della scorsa settimana tra i sindacati sulla richiesta degli imprenditori di negoziare direttamente i due bienni economici (dato che il 2003-2004 è quasi finito), ora _ lamentano i sindacati _ è la tensione tra le imprese a costringere al rinvio. E contro questo nuovo stop (il contratto è scaduto a fine 2002 e riguarda circa un milione e mezzo di lavoratori) i sindacati hanno proclamato 24 ore di sciopero nella grande distribuzione, delle quali otto per l’intero settore commerciale il 3 luglio.

      Per il rinnovo, intanto, giovedì sera erano stati superati i principali scogli economici. Per il quadriennio (2003-2006) l’ipotesi era di un aumento medio mensile a regime di 125 euro (oltre a 14 già erogati a titolo di anticipo sul 2003-2004) di cui 75 per il primo biennio economico (sempre oltre i 14 già in busta paga) e 50 per il secondo biennio a titolo di inflazione «concordata» pari a due punti percentuali l’anno (più alta quindi di quella programmata dal Governo, ma più bassa di quella reale al momento). Per il periodo di vacanza contrattuale sarebbe stata riconosciuta una «una tantum» di 400 euro.