Commercio, rotte le trattative per il nuovo contratto

26/06/2004







26 Giugno 2004

Il primo stop sabato 3 luglio

Commercio, rotte le trattative
per il nuovo contratto
Proclamate 24 ore di sciopero


Giampiero Rossi

MILANO Doveva essere il rush finale, la dirittura di arrivo di una trattativa lunga ed estenuante (anche se per ampi tratti da parte datoriale è prevalsa l’attitudine all’orecchio da mercante) che avrebbe dovuto finalmente consegnare a un milione e 300 mila lavoratori del commercio il contratto nazionale di lavoro. E invece, proprio quando erano rimasti sul tavolo soltanto gli ultimi ostacoli, la delegazione della Confcommercio ha mandato tutto all’aria. Risultato: i sindacati hanno immediatamente proclamato tre giorni di sciopero nazionale di tutto il settore, il primo dei quali (di 24 ore) è stabilito per sabato 3 luglio, gli altri due a seguire a livello territoriale e coinvolgeranno in particolare la grande distribuzione e con modalità da stabilire per ciascun punto vendita.

È finita così, ieri mattina, la maratona al tavolo della trattativa. «La Confcommercio si è ritirata dal tavolo – ha spiegato subito dopo il segretario generale della Fisascat Cisl, Gianni Baratta – la sua delegazione ha detto no all’ipotesi di accordo prospettata nelle ultime ore. In particolare i rappresentanti della grande distribuzione hanno dichiarato la propria indisponibilità su tutti i temi oggetto dell’intesa». È severo il commento di Ivano Corraini, leader della Filcams Cgil: «È una scelta irresponsabile che avrà conseguenze nel tempo». E ricorda che «c’era una sostanziale ipotesi di accordo sia sulla parte economica», che prevedeva 75 euro medi di aumento mensile a regime per il primo biennio economico e 50 euro per il secondo, sulla base dell’inflazione «concordata», oltre a 400 euro di una tantum per il periodo di vacanza contrattuale. Poi, nella mattinata di ieri, racconta il segretario generale della Filcams, «la Confcommercio ha presentato alla sua delegazione intera il risultato del negoziato ottenendone un rifiuto». Anche Corraini sottolinea che il fronte del no all’ipotesi di accordo è guidato dalla grande distribuzione. Sulla quale, adesso si concentra la protesta sindacale: «Nella grande distribuzione – annuncia infatti – le 16 ore di sciopero possono partire anche subito. Decideranno le modalità direttamente le strutture territoriali e le Rsu nei punti vendita. Per l’intero settore invece ci sono 8 ore fissate per sabato 3 luglio».


Nel merito di questa improvvisa e imbarazzante frenata dei datori di lavoro affiorano elementi preoccupanti: «Il fatto che quella ipotesi sia stata respinta con motivazioni e pretese di utilizzo unilaterale della flessibilità nei confronti di lavoratori e lavoratrici che hanno rapporti part time – osserva il segretario generale della Uiltucs, Bruno Boco – è di una gravità eccezionale». E anche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, condanna il «voltafaccia» della Confcommercio: «Si tratta di un settore che in questi anni ha avuto risultati positivi, ha creato reddito e valore. Ora, proprio nel momento in cui si delineava la possibilità di una intesa, la delegazione della Confcommercio fa saltare il tavolo e allontana ancora la prospettiva del rinnovo del contratto. Siamo in presenza di un vero e proprio voltafaccia dopo che erano stati convenuti i testi normativi tra le parti. Sarebbe necessario ora che Confcommercio riflettesse bene sulle conseguenze di questa scelta che, se confermata, porterebbe inevitabilmente, insieme con le decisioni di lotta delle categorie, un contraccolpo inevitabile anche nel rapporto con le confederazioni». E in una nota congiunta, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, chiedono a Confcommercio di «ritornare al tavolo delle trattative, ripartendo dal punto in cui il confronto si è interrotto per dare finalmente una risposta ai lavoratori che aspettano il contratto da 18 mesi. Ogni altra scelta sarebbe incomprensibile e ingiustificata».