Commercio, rivoluzione in dieci anni, Il supermarket affossa la «bottega»

24/06/2002


Sabato 22 Giugno 2002

La Confcommercio ha fotografato i cambiamenti nel settore. Boom dei discount, più occupazione
Commercio, rivoluzione in dieci anni
Il supermarket affossa la «bottega»

ROMA – Raddoppia la grande distribuzione, impazzano i discount, diminuiscono i negozi al dettaglio, gli alimentari di quartiere si riducono di un quarto, aumenta l’occupazione. L’istantanea della Confcommercio sintetizza i cambiamenti di un settore che in Italia, negli ultimi dieci anni, si è aperto alla concorrenza ed ha accentuato la diversificazione delle formule distributive in tutti i comparti.
La piccola bottega sotto casa, soprattutto per gli alimentari, ha dovuto cedere il passo dagli anni ’90 in poi agli ipermercati, agli hard discount, dei centri specializzati non alimentari, dei centri commerciali, dei factory outlet (gli «spacci» che vendono prodotti di marca a prezzi molto scontati).
In particolare – secondo i dati del centro studi della Confcommercio – i supermercati sono passati dalle 3.696 unità del 1992 alle 6.413 del 2000 e gli ipermercati da 182 a 349.
Grande successo per i discount che dalla loro introduzione nel nostro paese nel 1992 sono arrivati a quota 2.600. In netto calo invece, soprattutto nel settore alimentare, gli esercizi del commercio al dettaglio che dal 1991 al 2001 hanno subito una flessione pari al 7,8%. Gli alimentari di quartiere, cioè i piccoli punti vendita a conduzione familiare, con un raggio di azione a livello di vicinato, registrano nel complesso una flessione del 23,8%. Peggio ancora per la voce «altro commercio al dettaglio alimentare» (-33,6%).
Diminuiscono i piccoli punti vendita e aumenta l’occupazione. Sempre negli ultimi dieci anni gli addetti dell’intero settore sono passati dai 3.304.838 di unità del ’91 ai 3.334.026 di unità del 2001 con un incremento dello 0,9%. Nell’ultimo decennio sono calate le unità locali nel commercio di circa 44 mila esercizi (-3,2%) su tutto il territorio nazionale.
Negli ultimi dieci anni – rileva ancora lo studio – si sono registrate circa 180.000 iscrizioni nel registro delle imprese e oltre 158.000 cancellazioni, sottintendendo la forte dinamicità del mercato e la capacità di attrarre nuovi investimenti, soprattutto nel settore non alimentare. Alla fine del 2001 la rete commerciale era costituita da 619.518 esercizi e se si aggiungono anche i distributori di carburante, le farmacie, le rivendite di tabacco e altri generi di monopolio il numero sale a 725.444 unità. Dal punto di vista merceologico il peso dell’alimentare supera nel complesso il 30%, ripartendosi per il 18,6% tra gli esercizi specializzati e per il 12,5% tra quelli non specializzati a prevalenza alimentare. Nel comparto non alimentare un settore molto consistente è rappresentato dall’abbigliamento e dalle calzature con una quota pari al 25,5% del totale.
Per quanto riguarda infine i centri commerciali l’Italia ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa seppur in ritardo rispetto agli altri paesi europei: dalle 473 unità del 1999 si è arrivati alle 537 unità del primo gennaio 2001.
Il 66% dei centri commerciali è situato al Nord (di cui il 37% nella zona Ovest), il 20% nelle regioni centrali e solo il 14% al Sud. Le dimensioni medie dei centri non sono elevate: il 22,3% si colloca nella fascia fino a 5.000 metri quadri (nel ’99 era il 23%); il 32,6% in quella compresa tra 5.000 e 10.000 mq, il 28,7% tra 10.000 e 20.000 mq, mentre i centri di grandi dimensioni con oltre 20.000 mq superano di poco il 16%.
La crescita numerica nella grande distribuzione, infine, ha comportato conseguentemente la crescita della superficie complessiva di vendita con valori molto accentuati nel canale iper dove si è passati da 1.794.262 a 2.066.318 mq (+15,2% rispetto all’anno precedeNte), mentre incrementi più modesti si sono riscontrati nel settore dei grandi magazzini (+6,9%) e nel canale supermercati la cui superficie totale di vendita è passata da 5.329.557 a 5.439.695 mq. (+2,1%).

R.E.F.