Commercio, rischio accordo separato

21/06/2004

      19 Giugno 2004

        Commercio, rischio accordo separato

        Tensione tra i sindacati. La Cgil: un attacco al modello contrattuale

        Felicia Masocco

        ROMA Il commercio rischia un accordo separato con conseguenze che andrebbero ben oltre la categoria che pure conta un esercito di 1 milione e 600mila addetti. A dividere le posizioni, con Confcommercio, Cisl e Uil da una parte e dall’altra la Cgil non sono dieci o venti euro di aumento ma la questione assai più pesante della modifica del modello contrattuale. Un nodo strategico della politica sindacale viste le forti divergenze, specie tra Cgil e Cisl, su come e quando rinnovare l’impianto contrattuale disegnato dal patto del luglio ‘93.
        Su una cosa però sembravano tutti d’accordo: la materia non è nella disponibilità di questa o quella categoria. Invece al tavolo del commercio si va profilando un accordo che non solo rinnova il contratto nazionale scaduto nel 2002 (anche nella sua parte normativa), ma anticipa sia pure di sei mesi il rinnovo del biennio economico. Si farebbero cioè due contratti in uno con un salto a piè pari della verifica prevista ogni biennio per colmare (se c’è da colmare) lo scarto tra l’inflazione programmata e quella reale. In sintesi, si andrebbe alla quadriennalizzazione del contratto, al «contratto lungo». Un’ipotesi molto caldeggiata dalla Confcommercio di Sergio Billè che ad un certo punto del negoziato ha posto la «quadriennalizzazione» come condizione di scambio con gli aumenti salariali. Per la Cgil altro non è che una modifica delle regole e non va fatta: «Il modello contrattuale non è nella disponibilità di quel tavolo», ripete la segretaria confederale Nicoletta Rocchi, «un accordo separato sarebbe un gravissimo errore. Sarebbe sbagliato e delittuoso, per quello che stiamo facendo insieme, arrivare alle segreterie unitarie di mercoledì con il contratto fatto».
        Lunedì Confcommercio, Fisascat-Cisl e Ultucs-Uil si vedranno ancora, la Filcams-Cgil non ci sarà, aveva chiesto una pausa della trattativa per poter riflettere visto che martedì e mercoledì riunisce il direttivo. «Fisascat e Uiltucs non hanno acconsentito chiedendo la continuazione del negoziato in modo serrato», denuncia una nota della Filcams. Ai ferri corti dunque. Se appare improbabile che lunedì si consumi definitivamente lo strappo, la Uil con il segretario confederale Paolo Pirani fa sapere che «la sessione che si apre per noi deve concludersi con la firma». Pirani contesta l’analisi della Cgil, «non vogliamo modificare il 23 luglio attraverso i contratti di categoria, ma sulla base di un accordo interconfederale», spiega. E fa notare che nel testo c’è un esplicito riferimento al protocollo del 23 luglio, «non si tratta di un contratto quadriennale, ma di un due più due, cioè due bienni e su questo anche la Filcams era d’accordo. Poi c’è stato l’intervento della Cgil». Inoltre, per la Uil, avendo le categorie revocato uno sciopero e una manifestazione nazionale i lavoratori ora si aspettano la conclusione della trattativa visto che aspettano da 18 mesi. L’essere a sei mesi dalla scadenza del contratto in discussione porta Cisl e Uil a dire che è meglio fare tutto ora «è un’opportunità non una tragedia – spiega il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini – non è e non vuole essere una forzatura rispetto al rinnovo del modello contrattuale, solo che si chiude questo biennio e si fa il prossimo senza riaprire il tavolo che come si è visto è faticosissimo». L’invito della Cisl alla Cgil e alla Filcams è «di rientrare quanto prima nella trattativa, per concludere insieme un percorso condiviso».
        L’appello viene anche dal leader della Cisl, Savino Pezzotta. «Abbiamo fatto tutto unitariamente, riteniamo ci siano le condizioni per chiudere il contratto. Se la Cgil la pensa in un altro modo, ne prendo atto. Io tendo a vederla come una questione che riguarda la categoria. Penso che sia ancora possibile trovare convergenze. Se è stata la confederazione a bloccare il negoziato, non è un bel segnale». Quello che bisogna evitare, ha aggiunto il leader della Cisl, «è di dare alla vicenda una interpretazione politica. È una questione sindacale».
        È un questione di politica sindacale che peraltro viene a scoppiare proprio quando con Montezemolo Confindustria sembra intenzionata a riaprire il dialogo con i sindacati. C’è da chiedersi se Sergio Billè, capo dell’organizzazione di imprese più potente dopo quella di viale dell’Astronomia, sia d’accordo con la linea. Non solo. C’è da chiedersi che impronta voglia dare Savino Pezzotta alla nuova fase. Nell’incontro avuto con Alberto Bombassei nei giorni scorsi, il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha posto come prioritaria la politica industriale. Per Pezzotta invece le regole contrattuali vanno affrontate prima dell’estate. Va da sé che al tavolo del commercio non gioca solo la categoria.