Commercio, riforma nel caos

12/03/2002





Concorrenza – No del Tar al regolamento della Lombardia, possibili annullamenti in altre regioni
Commercio, riforma nel caos
Allarme degli operatori: così si blocca tutto – Billè: federalismo mal gestito, intervenga il Governo
Vincenzo Chierchia
MILANO – La recente bocciatura da parte del Tar del regolamento della Regione lombardia di applicazione della riforma del commercio ha gettato nel panico amministratori e operatori del settore, riuniti ieri a Milano a un convegno promosso da Federcom. «Siamo di fronte a un grave vuoto regolamentare – ha denunciato l’assessore lombardo Mario Scotti – che spiana la strada all’annullamento di tutti i regolamenti delle Regioni. Occorre un intervento rapido del Governo». In pratica l’annullamento deciso dal Tar nei giorni scorsi inficia buona parte degli atti assunti dalle Giunte (senza il via libera dei Consigli regionali) nell’ambito della applicazione e della definizione degli indirizzi applicativi delle leggi regionali di recepimento della riforma varata dal Governo nel 1998. Il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha rilanciato l’allarme sui rischi per il settore derivanti da un federalismo selvaggio, vista anche la concomitanza della riforma costituzionale che ha affidato alle Regioni pieni poteri sul settore distributivo e dei pubblici esercizi. Billè ha invitato il Governo ad adoperarsi affinchè l’attuale fase di transizione non produca danni incalcolabili al mercato e a tutta l’economia, segnando un arretramento dell’intenso sistema-Paese, in una fase in cui la dinamica del mercato andrebbe invece rinvigorita. Billè ha anche lanciato l’altolà nei confronti di un federalismo fiscale che, vista la tendenza già manifestatasi, si sta traducendo in un marcato aumento della pressione fiscale. Giovanni Pomarico e Renato Viale, rispettivamente neopresidente e presidente uscente di Federcom, hanno poi apertamente stigmatizzato la condizione di incertezza e difficoltà che si è venuta a creare tra gli operatori per le marcate divergenze nella programmazione delle varie Regioni. E Bruno Milani, direttore Federcom, ha sottolineato lo scoglio delle norme locali sulle promozioni. Secondo Giacomo Gatti, assessore al Commercio della Liguria e coordinatore nazionale degli assessori di questo settore, per affrontare l’emergenza commercio, può essere formato un tavolo di confronto sul modello di quanto è stato fatto per la deregulation dei carburanti. Il sottosegretario alle Attività produttive, Mario Valducci, dal canto suo ha rinnovato l’impegno del Governo sul fronte della riforma del commercio. Valducci ha anche affermato chiaramente che l’applicazione della recente riforma costituzionale in senso federalista è ricca di incognite, e ha rilanciato sulla necessità di rimettere mano al decreto Bersani. «Servono accordi chiari con le regioni – ha spiegato Valducci – vanno garantiti adeguati livelli di concorrenza e competitività nel settore distributivo e soprattutto si deve rimettere mano al testo di riforma per eliminare tutti ciò che non ha funzionato e che blocca lo sviluppo del settore». Un nodo chiave è rappresentato al riguardo dai meccanismi automatici di incremento delle superfici commerciali. Le analisi del Cermes-Bocconi, presentate ieri da Daniele Fornari nel corso del convegno Federcom, hanno infatti sottolineato che finora la maggioranza delle amministrazioni regionali ha assunto indirizzi normativi largamente restrittivi, con vincoli peraltro anche più pesanti rispetto alla situazione prefigurata dalla legislazione del 1971. L’indagine Cermes-Bocconi ha poi messo in rilievo che il tasso di sviluppo dei nuovi ipermercati e dei supermercati è in frenata dal 1998 per effetto anche della complessa applicazione della riforma. È stato poi messo in rilievo il ruolo svolto nel complesso dalla distribuzione organizzata nel sistema commerciale italiano (la quota è del 27,6%). Resta ampio però il differenziale di produttività (vendite per metro quadrato di superficie utilizzata) tra le catene commerciali associate (4.915 €) e i gruppi succursalisti indipendenti (7.334 €). In mezzo le catene a base cooperativa (6.766 €) e i gruppi multinazionali (6.017 €).

Martedí 12 Marzo 2002