Commercio, regole flessibili per i dipendenti

05/07/2004





Sabato 3 Luglio 2004

Commercio, regole flessibili per i dipendenti

EMANUELE IMPERIALI

Roma. Il rinnovo del contratto del commercio si firma, dopo 18 mesi dalla scadenza del precedente, sul filo di lana ed evitando così lo sciopero già programmato per oggi dei negozi e dei pubblici esercizi, compresi i supermercati. L’intesa prevede un aumento di 125 euro, oltre ai 14,46 già erogati a gennaio e 400 euro di una-tantum. Una buona notizia, dunque, per il settore del terziario, cui fa da contraltare la cattiva notizia della riduzione dei posti di lavoro nelle grandi imprese: ad aprile ne sono stati persi 16mila rispetto allo stesso mese del 2003, con un calo dello 0,9% al lordo della cassa integrazione. Lo ha reso noto ieri l’Istat, precisando che nell’industria la riduzione è stata di circa 23 mila posti (-3%), mentre nei servizi si è registrato un aumento di 7 mila posti (+0,6%).

Ma torniamo al commercio e al nuovo contratto. La vera novità è costituita dalla prima, positiva applicazione delle regole di flessibilità. Per cui questo contratto, che riguarda un milione e mezzo di persone, soprattutto donne, si trasforma in un decisivo banco di prova sulle regole da applicare per l’applicazione della legge Biagi. Cominciando dai contratti a termine, per i quali è previsto un tetto: potranno essere utilizzati per non più del 20% della forza lavoro, mentre in precedenza il tetto era pari al 10%. Un importante risultato in un settore dove i contratti a termine, considerando anche il comparto del turismo, sono circa la metà del totale degli addetti al settore. E dove prevalgono polverizzazione aziendale e precariato lavorativo.

Ma c’è di più. Perché sarà possibile utilizzare anche i contratti interinali, sempre previsti dalla legge Biagi, per il 15% della forza lavoro. Non solo, ma da questi tetti sono escluse le nuove attività, per le quali si potranno utilizzare, almeno il primo anno, i contratti a termine senza limitazioni.

L’altra importante novità in tema di flessibilità riguarda il part-time. Attualmente un terzo dei lavoratori del commercio, soprattutto donne, lavora a tempo parziale. Il nodo dello scontro con i datori di lavoro riguardava soprattutto il fatto che Cgil, Cisl e Uil chiedevano di introdurre una prelazione a favore degli attuali lavoratori part-time, qualora lo volessero, a trasformare il proprio contratto in full-time. E i sindacati l’hanno spuntata. Fermo restando che il passaggio a tempo parziale resta volontario.

Ai quartieri generali dei sindacati del commercio c’è soddisfazione. In particolare alla Fisascat-Cisl, quello maggiormente rappresentativo nel settore che, a differenza della Cgil, non può certo essere imputato di contrarietà politica alla legge Biagi, essendo uno dei firmatari del Patto per l’Italia. Il segretario generale Gianni Baratta difende le scelte fatte e lo giudica un buon accordo. I sindacati hanno unanimemente riconosciuto che il contratto si è potuto chiudere positivamente grazie alla mediazione del presidente della Confcommercio Sergio Billè.

Tornando, infine, ai 16mila posti di lavoro in meno nella grande industria ad aprile, c’è da ricordare che, su base congiunturale, si registra un calo totale dello 0,1% al lordo della Cig e dello 0,3% al netto. Nei primi quattro mesi dell’anno, inoltre, i posti di lavoro si sono ridotti dello 0,9% al lordo della cig e dell’1,2% al netto. Anche nel primo quadrimestre l’industria ha registrato una flessione (-2,9% al lordo e -3,3% al netto) mentre i servizi sono cresciuti (+0,4% al lordo e +0,3% al netto).

L’analisi per settore mostra un calo tendenziale del 5,9% nella produzione di energia elettrica, gas e acqua, del 2,7% nelle attività manifatturiere e dell’1,7% nelle costruzioni. All’interno del settore di servizi, si registrano andamenti prevalentemente positivi, con incrementi tendenziali soprattutto nei comparti del commercio (+4,8%) e degli alberghi e ristoranti (+3,9%).