COMMERCIO, REGGIO EMILIA E MODENA SCRIVONO A BERSANI

07/09/2012

7 settembre 2012

Commercio, Reggio Emilia e Modena scrivono a Bersani

“Caro Segretario Bersani”, le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Reggio Emilia e Modena colgono l’occasione della presenza di Pierluigi Bersani all’ultima giornata del Festival del Partito Democratico per segnalare le problematiche condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio.

“Dal primo gennaio 2012 in Italia” raccontano “è stata tolta ogni regola in materia di orari commerciali. Una deregulation, e non una liberalizzazione, che non ha eguali in Europa. Una iniziativa che doveva far crescere l’occupazione, favorire i consumatori, rilanciare il commercio.
Ad ormai otto mesi da quella data il panorama è sconsolante. Solo poche aziende della Grande distribuzione hanno tratto qualche vantaggio, a netto discapito del piccolo e medio commercio.
I posti di lavoro calano ovunque, cresce a dismisura il precariato, il lavoro nero ed irregolare ed il fenomeno delle disdette degli accordi aziendali. Le vendite non aumentano, ma si spostano alla domenica, riducendosi negli altri giorni della settimana.”

Una condizione drammatica quella del milione di lavoratori e lavoratrici del commercio, e delle loro famiglie: “lavorare fino a 20 ore, con punte di 26 tra sabato e domenica, vuol dire perdere ogni contatto con la famiglia. In un settore fatto per l’80% di donne questo vuol dire che si può stare vicini ai figli non più di una volta al mese. Ma può voler dire anche, per molte donne, essere costrette alle dimissioni, tornandosene a casa e perdendo autosufficienza.”
“Mentre Lei, On. Bersani, affermava che liberalizzare vuol dire dare regole al mercato” scrivono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil “è stata approvata una legge che ha tolto ogni regola, e che ci obbliga al lavoro il Primo Maggio ed il 25 aprile, a Pasqua e Natale. Che non fa crescere l’occupazione, che non favorisce i consumatori, che fa crescere il disagio trai lavoratori.”

La soluzione secondo i sindacati “è ridare capacità decisionale agli Enti locali, tornando allo spirito della Legge che portava il Suo nome. Dare a Comuni, Provincie e Regioni la possibilità di rispondere alle particolare esigenze del territorio, che di volta in volta possono cambiare. La soluzione è dare un ruolo alla concertazione, trovare mediazioni come le aperture a rotazione, favorire il commercio che presidia quartieri e centri storici, rispondere ai flussi turistici veri. Ma è anche necessario che i soggetti pubblici siano attenti a quello che accade sul fronte dei prezzi, specie nelle condizioni di monopolio, non ignote in questa regione.”

“Cambiare, certo. Liberalizzare, assolutamente sì” concludono i sindacati nella lettera “ma la deregulation degli orari è un’altra cosa, votata in fretta e furia assieme ad altri provvedimenti, senza alcun dibattito in parlamento e nel paese, senza un’attenta valutazione degli effetti sulle persone.”