Commercio, piattaforma al via

18/04/2003

        17 aprile 2003
        Conclusa ieri a Montecatini l’assemblea dei delegati di Cgil, Cisl e Uil
        Commercio, piattaforma al via
        Fa. Seba.
        107 euro di aumento (senza la produttività) e lotta alla precarietà. Rispuntano enti bilaterali e sanità privata. Un milione e 800mila i lavoratori interessati

        Una richiesta di aumento di 107 euro, alcuni paletti contro la flessibilità selvaggia che caratterizza il settore; e poi anche enti bilaterali e previdenza integrativa.

        L’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati del terziario, distribuzione e servizi di Filcams, Fisascat e Uiltucs, che si è svolta ieri e l’altro ieri a Montecatini, ha varato la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto di lavoro nelle imprese del commercio, del terziario e dei servizi aderenti a Confcommercio e Confesercenti. Quello del Commercio, con un milione e 800mila lavoratori, è il più importante contratto del terziario avanzato.

        Vediamo i punti salienti della piattaforma, cominciando dalla rivendicazione salariale. Alla cifra, 107 euro (inflazione tendenziale per il 2003-2003 e recupero del differenziale inflattivo per il 2001-2002 senza la quota di produttività), si arriva dopo una lunga mediazione interna che partiva da 100 euro e che ha visto in alcune realtà territoriali emendamenti che chiedevano fino a 118 euro. Chi se ne intende assicura che in realtà i 107 euro, debitamente riparametrati, corrispondono a circa 133 euro dei metalmeccanici. Le tute blu della Fiom, occorre ricordarlo, hanno scritto 135 euro.

        Per quanto riguarda il mercato del lavoro la piattaforma chiede la conferma delle norme previste dall’attuale contratto nazionale e anche di eliminare il periodo di prova per i contratti stagionali o a termine per i lavoratori che ritornano nella stessa impresa. In più, Cgil Cisl e Uil chiedono di stabilire un criterio di priorità per i lavoratori a contratto determinato quando vi siano assunzioni a tempo indeterminato; per i collaboratori coordinati e continuativi la definizione di criteri per distinguere il lavoro autonomo. Inoltre, un compenso minimo corrispondente al lavoro subordinato. Ce ne è anche per i part-time, con l’elevazione del limite minimo settimanale di ore previste (vero e proprio scandalo del settore) e l’elevazione della percentuale di aventi diritto al part-time di post-maternità. Come si vede l’approccio al tema della flessibilità e della precarietà è piuttosto articolato. Il settore parte da una situazione già disastrata. Si nota, comunque, un approccio al problema. La speranza è che anche questi minimi brandelli non si perdano strada facendo. E che le delegazioni trattanti ne facciano una vera priorità. Da cancellare, invece, la parte relativa alla previdenza e all’assistenza integrativa, che è un bel regalo alla privatizzazione del welfare. Nonostante i dissensi sul patto per l’Italia rispuntano fuori gli enti bilaterali. Per Maurizio Scarpa, della segreteria nazionale della Filcams Cgil, esponente di Lavoro Società, la piattaforma ribadisce la centralità del lavoro stabile, mentre la richiesta salariale viene letta come la premessa per una stagione contrattuale «fuori dalla gabbia dell’accordo del 23 luglio».