Commercio: niente sciopero, c’è l’accordo

03/07/2004



sabato 3 luglio 2004

Commercio: niente sciopero, c’è l’accordo

Firmata l’intesa che riguarda 1,8 milioni di lavoratori. Un patto anche sull’introduzione della flessibilità prevista dalla legge Biagi


ROMA – Lo sciopero del commercio non ci sarà. Per un milione e 800 mila lavoratori del settore c’è un nuovo contratto, a 18 mesi dalla scadenza del precedente. L’accordo è arrivato all’alba di ieri dopo due clamorose rotture e, secondo i sindacati, grazie alla mediazione personale offerta dal presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che ha proposto «una lieve rimodulazione degli aumenti».

L’incremento medio sarà di 125 euro, oltre ai 14 già erogati in busta paga, in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006. È prevista anche una «una tantum» di 400 euro: 250 euro a luglio 2004 e 150 a gennaio 2005.

Decisivo per l’avvicinamento tra le parti, il patto sull’introduzione della flessibilità prevista dalla legge Biagi. Per i contratti a termine la grande distribuzione ha ottenuto la previsione di una causale giustificativa generica per il ricorso a quel tipo di contratti. In cambio, ai sindacati è stato concesso un «tetto» numerico: i contratti a termine potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (nel precedente accordo era il 10%), mentre i contratti interinali per il 15%. Nel complesso le due fattispecie non potranno superare il 28% del personale (prima era il 23%).

Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali sarà possibile, almeno il primo anno, utilizzare i contratti a termine senza tetto.
Per il secondo anno di attività sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga, un accordo con i sindacati. Sono anche esclusi dal limite delle assunzioni a termine, quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità. Nel part-time i sindacati hanno ottenuto «il diritto di priorità» sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori già in organico, in caso di nuove assunzioni.

Antonella Baccaro
/Economia