“Commercio” Negozi più liberi nel Mezzogiorno

24/01/2006
    martedì 24 gennaio 2006

    Pagina 4 – Focus

      Pagina a cura di
      Antonio Ranalli

        A 8 anni dalla riforma Bersani, il rapporto 2006 dell’Ancd fa il punto sul federalismo del commercio

          Negozi più liberi nel Mezzogiorno

          È qui che nascono più attività. Al palo invece Toscana e Veneto

            Parte, seppur con lentezza, il federalismo del commercio. Crescono gli esercizi commerciali nel Sud Italia, mentre arrancano al Nord. A cinque anni dalla riforma costituzionale che ha attribuito alle regioni maggiori poteri in materia di commercio, e a otto anni dal cosiddetto decreto Bersani (decreto legislativo 114/98), sono state le regioni del Meridione le più rapide ad approfittare della liberalizzazione. È infatti qui che sono cresciuti, numericamente, gli esercizi commerciali di piccole dimensioni, anche se non quelli del settore alimentare.

            È quanto emerge dal rapporto 2006 sulla legislazione commerciale ´Federalismo commerciale, concorrenza e liberalizzazione del mercato distributivo’, realizzato dall’Ancd, l’associazione delle cooperative fra dettaglianti a insegna Conad. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale del commercio, al 30 giugno 2005 in Italia sono stati censiti 758.192 esercizi commerciali, con un incremento di 3.986 unità rispetto al dicembre 2004. Incremento in parte dovuto alla liberalizzazione degli esercizi di piccole dimensioni stabilita dal decreto legislativo 114/1998 e generalmente ribadita dai provvedimenti regionali di attuazione del decreto legislativo 114/1978 e da quelli successivi alla riforma costituzionale del 2001.

              Se si escludono le regioni Valle d’Aosta e Umbria, i cui saldi indicano una stazionarietà, e il Friuli, il Veneto, la Liguria e la Toscana, che registrano addirittura un saldo negativo, la crescita riguarda molte regioni italiane. In aumento Lombardia (+356 esercizi al dettaglio), il cui saldo positivo è iniziato solo nel 2004 dopo anni di regresso, ed Emilia Romagna (+155 esercizi), che sono le uniche due regioni del Nord che registrano un tasso di incremento superiore a un punto percentuale. Gli aumenti più rilevanti si riscontrano in Lazio (1.223 esercizi), Campania (+790), Puglia (+457 esercizi) e Sicilia (+463). L’espansione nelle regioni del Sud è dovuta alla minore densità distributiva (il rapporto metri quadrati/distribuzione è molto inferiore rispetto alle regioni del Nord), mentre al Nord le regioni hanno preferito consentire la modernizzazione degli esercizi esistenti. Sotto il profilo della specializzazione merceologica viene confermata l’espansione del settore non alimentare. Infatti, il settore alimentare presenta 56 unità in meno, dovute al bilanciamento tra gli esercizi despecializzati, che aumentano di 1.042 unità, e quelli specializzati, che invece diminuiscono di 1.098. In diminuzione risulta il numero degli esercizi specializzati, in particolare carne (-406 unità) e frutta (-209 unità); mentre la situazione rimane piuttosto stazionaria per i punti vendita di pesce, bevande e cosmetici. Nel non alimentare si registra un incremento complessivo di 3.642 unità, a opera soprattutto del settore abbigliamento (+1.577 unità), che riacquista un saldo positivo dopo il decremento del 2004, e degli specializzati, come la telefonia (+1.051 unità).

                Sono in regresso il settore degli elettrodomestici (-579 unità) e quello dei tessili, che dopo un aumento nel 2004 perde 537 unità. Le aperture per classi di superficie evidenziano che quasi il 90% delle nuove aperture si colloca nelle classi 0-50 mq (53,5%) e 51-150 mq (35,8%), il 7,7% nella fascia tra i 151 e i 400 mq, mentre sopra i 400 troviamo il 2,6% dei nuovi esercizi commerciali. Del tutto irrilevanti risultano le crescite delle classi di superficie più elevate. La classe più utilizzata è quella tra i 200 e i 399 mq. Nel canale supermercati si assiste a un aumento di 102 punti vendita, concentrati nella fascia 800-2499 mq; la tipologia libero servizio aumenta di 18 punti nella fascia fino a 199 mq; i discount crescono di 116 unità, in particolare nella fascia 400-799 mq; gli ipermercati aumentano di 12 unità. ´Quest’anno’, ha spiegato il direttore studi dell’Ancd, Placido Putzolu, ´il rapporto è allargato ai carburanti e ai farmaci, che sono settori complementari ma importanti e di primario interesse per i consumatori. Analizzando il rapporto possiamo affermare con certezza che il settore non è malato. Il problema semmai è che per poter dispiegare al meglio il ruolo di traino dell’economia, la distribuzione commerciale ha bisogno di una serie di misure per la liberalizzazione al mercato e alla gestione. In questo senso le varie normative regionali cercano di intervenire. L’importante è non mettere lacci per l’innovazione delle strutture di vendita e alle promozioni, queste ultime necessarie per il contenimento del tasso di inflazione. Lo stesso deve avvenire nei settori complementari, come nel caso dei farmaci da banco’. (riproduzione riservata)