Commercio, Maroni preme per la legge 30

02/07/2004

 

giovedì 1 luglio 2004
Intanto parte il tavolo aull’apprendistato tra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl
Commercio, Maroni preme per la legge 30
Aperto, ieri, in Confindustria, un tavolo di confronto sul nuovo apprendistato disciplinato dalla legge di riforma del mercato del lavoro. Al confronto sono chiamate le venti organizzazioni di rappresentanza delle imprese e le segreterie confederali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L’obiettivo delle parti sociali è di verificare la possibilità di definire alcuni principi e linee-guida tese a favorire le successive fasi di contrattazione collettiva e di concertazione a livello regionale previste dalla legge. I lavori proseguiranno dal prossimo 13 luglio. «Con tutta la prudenza e armati di tutte le nostre valutazioni – sottolinea Giuseppe Casadio, della segreteria nazionale della Cgil – siamo interessati a esplorare la possibilità di indicazioni di ordine orizzontale da dare ai soggetti della contrattazione che devono essere le categorie. Ad essere ottimisti questo può venir fuori da questo tavolo. Gli aspetti dell’apprendistato sono inscindibili dalla contrattazione»
Intanto, il ministro del Welfare Maroni protesta contro la «disattivazione», come la chiama lui, della legge Biagi nei contratti nazionali di lavoro, «ad iniziare da quello dei commercianti». Secondo Maroni, non è accettabile bloccare le trattative, come è accaduto proprio nel settore del Commercio, «perché la Cgil non è d’accordo». Maroni in questo suo tentativo di condizionare pesantemente l’esito delle trattative a due giorni dallo sciopero generale del settore, non si risparmia. «Significa dare ragione – continua senza ritegno – a chi ha definito il libro bianco un libro limaccioso oppure a chi ha deciso di eliminare fisicamente Marco Biagi». «Ho richiamato su questo tema – ha aggiunto – le organizzazioni che hanno firmato quell’accordo, ad iniziare dalla Cisl e dalla Uil, Confcommercio e Confindustria del presidente Montezemolo. La legge Biagi è stata valutata da questi stessi soggetti sociali come una grande riforma. Se passasse la linea della Cgil, vorrebbe dire che è inutile fare le grandi riforme».

F. S.