Commercio: Maroni non vuole il contratto

01/07/2004




giovedì 1 luglio 2004

Ripresa la trattativa, ma il ministro ripete il suo diktat: «inconcepibile» escludere la legge 30
Commercio, Maroni non vuole il contratto
fe. m.

ROMA Si cerca una via d’uscita per il rinnovo del contratto del commercio, ieri sera è ripresa la trattativa che la settimana scorsa, ad un passo dalla firma, era saltata per responsabilità di Confcommercio insoddisfatta dei contenuti dell’accordo di massima che pure era stato raggiunto. Le distanze maggiori si registrano non tanto sulla parte economica, quanto su quella normativa. I sindacati unitariamente hanno posto dei paletti al recepimento della riforma del mercato del lavoro (e alle sue circolari applicative), non fosse altro perché nel settore di flessibilità ce n’è una valanga, introdurrne dell’altra significherebbe tendere verso la precarietà, con pochissime certezze per i lavoratori e un’ampia discrezionalità per le aziende. È una partita difficile, dunque. Ma mentre le parti ricercano un delicato equilibrio per dare il contratto a 1 milione e 400mila lavoratori che lo aspettano da 18 mesi, il ministro del Lavoro irrompe in campo ripetendo il suo diktat, escludere la legge 30 dai contratti «è inconcepibile» dice rivolto a Confcommercio e Confindustria «i tentativi della Cgil non devono avere successo» aggiunge, tentando «distinguo» tra i sindacati che invece mostrano una certa compattezza. E infatti gli rispondono in coro. «Per quello che ci riguarda – afferma la segretaria confederale della Cgil, Carla Cantone – non abbiamo mai condiviso la legge 30. Ci siamo sforzati nei contratti già firmati di contenerne i guasti. L’intervento di Maroni è intollerabile, spregiudicato e ricattatorio e si assume la responsabilità di lasciare i lavoratori senza contratto proprio nel momento in cui ci sono in corso trattative importanti». Per il leader della Uil Luigi Angeletti «Sarebbe molto utile che le vicende contrattuali non fossero strumentalizzate o utilizzate politicamente. Nella trattativa si stanno negoziando le modalità di applicazione della legge», «i richiami del ministro, sono fuori luogo e frutto di una pessima informazione». «L’intervento a gamba tesa del ministro del Welfare sull’autonomia contrattuale delle parti sociali è sconcertante», è il commento del segretario confederale Cisl Giorgio Santini, e per Savino Pezzotta «la Cisl non ha posto nessun veto pregiudiziale sull’applicazione della legge Biagi». «Il nostro impegno – spiega – è teso a declinare, adattandoli, tutti gli istituti previsti per la salvaguardia e lo sviluppo dell’occupazione».

Sulla vertenza pende la proclamazione dalla Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs- Uil di 24 ore di sciopero, otto per questo week-end, venerdì o sabato a seconda dei turni. Un’agitazione pesante che coincide con il decollo dei saldi e che guasta un po’ l’agenda di Confcommercio che oggi riunisce la propria assemblea annuale. Anche per questo l’organizzazione guidata da Sergio Billé ieri ha preso l’iniziativa di tentare di sbloccare la situazione chiamando i sindacati dopo una riunione interna alle stesse imprese. L’obiettivo a breve è far recedere i sindacati dall’iniziativa di sciopero come era già accaduto con quello fissato per il 19 giugno revocato all’ultimo momento. Un cambiamento di programma che molti lavoratori non hanno digerito, specie nella grande distribuzione. Va da sé che lo sciopero rientra solo se da quest’ultimo round di negoziato si esce con un accordo, eventualità che ieri sera nessuno escludeva.