Commercio, licenziamenti più facili

19/02/2013

Licenziamenti troppo facili nelcommercio. L`attacco arrivadal sindacato Cgil, che cita trecasi recenti di aziende versiliesi «in cui si è preferito allontanare i dipendenti o ridurre le ore, piuttosto che ricorrere alla cassa integrazione in deroga fino a fine giugno». Il motivo? Secondo Massimiliano Bindocci, segretario provinciale della Filcams, «la scarsa voglia di darsi da fare per tutelare il posto di lavoro dei propri dipendenti». Ma Bindocci se la prende anche con i consulenti del lavoro: «Sono pigri». «L`ostracismo delle aziende». «Abbiamo fatto in Versilia molti accordi di cassa integrazione – afferma Bindocci – dalle Pro Loco, agli studi notarili, dagli alberghi, ai bar e ristoranti, oltre che in molte concessionarie, nei negozi di mobili, materiale edile e in attività di ogni genere. Rispetto alla Lucchesia registriamo, però, una maggiore difficoltà a condividere con le aziende questi percorsi. Prima di licenziare o di ridurre gli orari al personale proponiamo sempre all`azienda di fare una cassa integrazione in deroga ad ore, o se purtroppo è il caso anche zero ore. Invece una miopia di alcuni imprenditori e una serie di consulenti del lavoro che vogliamo definire nella migliore delle ipotesi "pigri" fa preferire i licenziamenti o le riduzioni orarie». Nonostante ripete il sindacato – la cassa in deroga consenta comunque di lasciare a casa il dipendente. «Ecco i tre casi». «Dobbiamo denunciare – prosegue Bindocci – alcuni casi emblematici di aziende in crisi, che piuttosto che fare cassa in deroga (con costi aziendali risibili) hanno preferito ridurre gli orari al personale. Ci riferiamo alla concessionaria Andrea Larini che ha preferito ridurre gli orari a parte del personale piuttosto che prorogare la cassa integrazione in deroga che avevamo stipulato. E i lavoratori hanno firmato, per non perdere il posto di lavoro, perdendo soldi e contributi». «Altre aziende invece non si sono fermate nemmeno davanti al licenziamento – continua il negozio ad insegna La Goletta di abbigliamento sportivo in Darsena, ha licenziato le due commesse evitando persino un confronto per la cassa integrazione. Tra l`altro per queste due signore non c`è nemmeno più ad oggi il beneficio dell`iscrizione alle liste di mobilità. Ultimo, e clamoroso anche per le dimensioni è stato il caso della Ferredil Cerù Spa, azienda storica con circa 30 dipendenti di Lido di Camaiore trasferitasi recentemente in uno stabile enorme a Pietrasanta e che dopo alcune casse integrazioni ha licenziato 4 lavoratori iscritti alla Cgil. Insieme alla Fiom che seguiva un pezzo dell`azienda abbiamo protestato, anche perché nell`azienda c`è chi fa straordinario e perché a nostro parere i criteri di scelta adottati non sono quelli corretti.L`azienda però non ha accettato nessuna ipotesi nemmeno parziale di solidarietà o di Cig, e si è registrato un atteggiamento aziendale che molto ci preoccupa per i licenziati, ma anche per chi resta a lavorare. Tra l`altro questo licenziamento non riguarda gli ultimi entrati, nemmeno a parità di mansione e soprattutto colpisce persone adulte e padri di famiglia». «Ovviamente – conclude Bindocci – tutti questi licenziamenti sono stati impugnati e deciderà il giudice, ma sulle scelte di certi imprenditori di non utilizzare gli ammortizzatori per salvare i posti di lavoro, dovrebbe decidere il loro senso di responsabilità».