Commercio, liberalizzazione bloccata

11/06/2002




        Commercio, liberalizzazione bloccata

        Vincenzo Chierchia

        MILANO – La Banca d’Italia rilancia l’allarme sulla riforma del commercio. Nella Relazione annuale registra che quella del commercio (varata nel marzo 1998) va inserita tra le riforme ancora in mezzo al guado. Nessuna Regione ha infatti approvato nei tempi previsti (aprile 1999) i provvedimenti di recepimento della legge nazionale. E lo spirito liberalizzatore e modernizzatore della riforma è stato molto limitato dal fatto che le Regioni di fatto hanno reintrodotto vincoli all’apertura di nuovi esercizi, facendo tornare dalla finestra quelle parti della vecchia normativa che la riforma aveva mandato in pensione. Gli economisti di via Nazionale sottolineano che la valutazione va fatta dividendo le imprese commerciali in due gruppi sulla base della dimensione delle attività. In base ai risultati dell’indagine sulla grande distribuzione alimentare svolta dalle filiali della Banca d’Italia nel 2001, si legge nella Relazione annuale, la maggioranza delle imprese intervistate ritiene che vi siano ancora ostacoli burocratici all’apertura e all’estensione di nuovi punti vendita. Le valutazioni positive sugli effetti della riforma vengono prevalentemente dalle piccole e medie imprese commerciali. Le realtà di maggiori dimensioni, invece, esprimono generalmente pareri negativi. Le grandi catene di vendita soffrono per un aumento delle barriere amministrative all’entrata, un nodo peraltro messo in evidenza in più occasioni anche dall’Antitrust. Gli ostacoli burocratici tuttora presenti – aggiunge la Banca d’Italia – sono avvertiti prevalentemente nel Mezzogiorno e riguardano soprattutto i ritardi nella determinazione dei criteri di programmazione regionale e in misura minore i ritardi nelle concessioni delle autorizzazioni. È ormai evidente che la discrezionalità degli enti locali ha prodotto notevoli differenziazioni nell’applicazione della riforma a livello locale. Infine, la sfida del commercio oggi si gioca nei Comuni, che devono recepire e applicare le indicazioni delle Regioni. E secondo recenti analisi di Confcommercio solo la metà dei Comuni, a quattro anni dal’entrata in vigore della riforma del commercio, risulta in regola con gli adempimenti amministrativi.

        Martedí 11 Giugno 2002