Commercio: la riscossa dei grandi gruppi

15/02/2002

Il Sole 24 ORE.com






    Commercio – Le prime 5 centrali controllano ormai l’88,6% del mercato dei prodotti di largo consumo

    La riscossa dei grandi gruppi
    Con due indagini Bocconi e Information Resources mettono in evidenza il fenomeno delle concentrazioni
    Vincenzo Chierchia
    MILANO – La concentrazione corre spedita nel settore della distribuzione moderna, e ci� sta creando nuove tensioni sul fronte delle relazioni commerciali. Una recente analisi di Information resources ha infatti messo in evidenza che nel giro di pochi mesi lo scenario italiano � cambiato decisamente, per effetto di numerose operazioni di alleanza e concentrazioni. I contraccolpi si sono fatti sentire e per i nuovi contratti di fornitura si annuncia battaglia. Da parte dell’industria di marca, ad esempio, si lamenta che ormai per una lira spesa in pubblicit� se ne spendono da due a tre per finanziare la presenza nelle reti commerciali. Se si considera che gli investimenti in pubblicit� si aggirano sui 2,2 miliardi € si pu� arrivare a stimare che il flusso di risorse che dall’industria arriva alla distribuzione (sotto forma di contributi condizionati e incondizionati) possa superare ampiamente quota 6,5 miliardi €. Secondo l’indagine, le prime cinque centrali acquisti (a loro volta raggruppano una ventina di catene distributive), che sono le controparti dell’industria di marca nella definizione dei contratti di approvvigionamento per i punti vendita, hanno ormai una quota di mercato dell’88,6 per cento. Alla fine degli anni ’90 la quota di mercato raggiungeva a malapena il 50 per cento. In particolare nel solo settore degli ipermercati, la quota dei primi cinque gruppi (indipendentemente dalle centrali acquisti cui sono associati) sfiora l’80 per cento. Coop Italia � leader (in base alle stime del potenziale grocery) con una quota del 23,1%, seguono a ruota Auchan-Rinascente (17,9%), Carrefour (17,6%), Finiper (12,6%) e Bennet (6,8%). Information resources ha poi stimato che i beni di largo consumo vengano venduti oggi in 242 ipermercati, 7.084 supermercati, 6.311 superette (piccoli supermarket di quartiere), 15.005 esercizi medio-piccoli, 2.197 punti vendita discount, 71.024 negozi tradizionali (suddivisi in 36.693 specialisti e 34.331 misti). All’interno di supermercati e ipermercati si registra oggi il 58,7% del giro d’affari dei prodotti confezionati di largo consumo (grocery). Nell’arco di un decennio, come ha rilevato una indagine dell’Universit� Bocconi (Cermes), la quota di mercato dei negozi tradizionali � crollata dal 40 al 22% a fonte della crescita dal 34% al 42% per i supermercati e dal 4% a oltre il 15% per gli ipermercati. Numerose le operazioni che hanno smosso di recente gli equilibri tra i protagonisti del settore. Innanzitutto l’alleanza Coop-Conad in Italia distribuzione. Conad ha poi stretto un accordo strategico con il colosso transalpino Leclerc (si veda �Il Sole-24 Ore� di ieri). Il rafforzamento di Carrefour. L’alleanza tra Auchan-Rinascente con il polo Intermedia. L’intesa tra Esselunga e Selex, cui si � aggiunta successivamente anche Agor�. Il salto effettuato da Mecades (che al suo interno i gruppi Metro e Despar) dopo l’intesa con Interdis e Sisa. Il rilancio di Sirio da parte di Sigma, Crai e Pick up. E nell’ambito di Sirio si sta attivamente studiando anche la possibilit� di siglare intese anche a livello internazionale. Il Cermes-Bocconi ha valutato l’impatto delle trasformazioni della distribuzione sulle relazioni tra catene commerciali e industria (con particolare riguardo a quella di marca). Poste a cento le vendite dell’industria di marca – secondo l’indagine, il 15,8% fa capo a Italia distribuzione, il 10,4% a Auchan-Rinascente-Intermedia, il 9,6% a Mecades, l’8,7% a Selex-Esselunga, l’8,3% al polo Carrefour. L’indagine ha poi messo in rilievo il fatto che �spesso le maxicentrali acquisti aggregano imprese che hanno modelli negoziali opposti, basati su una diversa incidenza degli sconti in fatture e fuori fattura�. La ricognizione sui criteri utilizzati dall’industria di marca per differenziare le condizioni di vendita alle catene della distribuzione moderna ha messo in evidenza che � in calo il peso attribuito ai volumi (dal 40,5% al 30%) mentre � in netta crescita l’interesse per collaborazioni sui piani di marketing e merchandising (dal 20 al 28,5%). Inoltre la quota dei primi cinque fornitori per le catene commerciali � salita al 16,9% mentre per la media industria di marca i peso dei primi cinque clienti commerciali � al 34 per cento.
    Venerd� 15 Febbraio 2002
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