Commercio: la gdo fa il pieno d’affari

24/10/2007
    mercoledì 24 ottobre 2007

      Pagina 10 – Economia e Politica

      I dati Istat per il mese di agosto. I piccoli negozi soffrono, male i settori mobili, tessili e gioielli.

      Commercio, la gdo fa il pieno d’affari

        I consumi riprendono fiato, grazie soprattutto agli alimentari

          di Leonardo Rossi

          Riprendono fiato i consumi, ma solo grazie ai prodotti alimentari venduti nella grande distribuzione. Non alimentari e piccoli negozi sentono invece sempre più profondamente il peso della crisi registrando un giro di affari sostanzialmente identico allo scorso anno e dunque, visto che l’inflazione viaggia poco sotto il 2%, si tratta dell’ennesima perdita reale per gli operatori del settore. Nel mese di agosto, infatti, secondo quanto fa sapere l’Istat le vendite al dettaglio sono salite dell’1,4% su base annua (+0,6% tra gennaio e agosto), mentre a livello congiunturale la crescita è stata dello 0,2%.

          Insomma, dopo lo striminzito 0,1% messo a segno a luglio, gli affari del commercio mostrano almeno qualche segno di ripresa. Ma, come accennato, sono i prodotti alimentari a sostenere il traballante settore del terziario, infatti a fronte dell’1,4% complessivo le vendite di cibo lievitano del 2,7%, mentre i non food sono fermi completamente a zero e su base mensile sono addirittura in calo dello 0,1%. Analoga, poi, la situazione che emerge analizzando i dati suddivisi per forma distributiva. Le imprese operanti su piccole superfici nel complesso sono cristallizzate sui valori dello scorso anno ma per i non food sono a -0,3%, mentre gli alimentari (+0,7%) migliorano soltanto di poco. Al contrario la grande distribuzione infila un ottimo +3% che copre peraltro abbondantemente l’inflazione che sempre ad agosto si è fissata all’1,6% e inoltre la clientela fa maggiori acquisti sia di alimentari (+3,2%) che di non alimentari (+1,7%). All’interno della gdo, comunque, l’Istat ha rilevato andamenti simili ma non identici, si va infatti dal +3,3% dei supermercati e degli altri specializzati al +3% dei grandi magazzini. Si scende poi al 2,2% degli ipermercati e al 2,1% degli hard discount.

            Osservando i dati per gruppo di prodotto, che l’Istat fornisce esclusivamente per i beni non alimentari, si nota una maggioranza schiacciante di segni meno. Tra le poche eccezioni emergono i prodotti di profumeria e cura della persona che sempre ad agosto hanno registrato un aumento delle vendite dell’1,4%, i giochi, giocattoli e prodotti per sport e campeggio dell’1,1% e le calzature, cuoio e articoli da viaggio (+1%). Tra le diminuzioni, le più pesanti sono state registrate nei mobili, articoli tessili e arredamento (-1,1%) e supporti magnetici, strumenti musicali e altri prodotti (gioiellerie e orologerie), che hanno entrambi fatto rilevare una flessione dello 0,6%.

              Per quanto riguarda le ripartizioni geografiche infine, ad agosto le vendite al dettaglio hanno segnato aumenti tendenziali in tutte le aree, ad eccezione del Centro dove la flessione è stata dello 0,4%. Ma in effetti il paese appare diviso a metà. Al Nord le vendite salgono e lo fanno sia negli alimentari che nei non food, mentre al Centro e al Sud c’è una situazione di stallo. Nel dettaglio l’aumento più elevato ha riguardato il Nordovest con +3,3%, seguito a distanza dal Nordest dove l’incremento è stato dell’1,5%, invece nel Mezzogiorno l’aumento è stato dello 0,2%.

                Industria. Gli ordinativi industriali nella zona euro sono aumentati dello 0,3% nell’agosto 2007 rispetto a luglio, mentre nell’Ue a 27 l’aumento è stato dell’1%. Lo ha reso noto ieri Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto al calo di luglio del 2,6% nella zona euro e del 3,5% nell’Ue a 27. Rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, gli ordini sono aumentati del 5,1% nella zona euro e dell’8,2% nell’Ue a 27. Fra le maggiori economie dell’Unione europea, l’Italia presenta un calo dello 0,6%, assai inferiore rispetto a quello di Spagna (-2,3%) e Francia (-2,7%). La Germania presenta invece una crescita degli ordinativi dell’1,4%. Il quadro cambia completamente se si guarda alla variazione annuale: in questo caso l’Italia presenta un calo dell’1,8%, la Spagna un aumento dello 0,7% e la Germania del 4,9%, mentre la Francia registra una crescita addirittura dell’11,7%. Non sono disponibili dati sulla Gran Bretagna.