Commercio La crescita? Mettiamola in vetrina

08/11/2010

Non esiste vera ripresa senza una crescita del mercato interno. È questa la sentenza degli imprenditori italiani, dopo un anno di crescita molto lenta e di instabilità dei mercati.
Non solo export, dunque. Servono soluzioni per far ripartire i consumi interni, quelli capaci di dare fiato soprattutto alle piccole e medie imprese. A chiedere a gran voce simili interventi sono soprattutto le aziende del commercio che sono state tra quelle più colpite dalla crisi. « Il biennio nero 2008/ 2009 non può essere colmato con una ripresa così lenta — afferma Mariano Bella, direttore ufficio studi di Confcommercio —. Le famiglie sono in difficoltà: il potere di spesa è sceso, il clima rimane incerto e chi può, sceglie di risparmiare piuttosto che spendere. Questo porta a risultati come quello di ottobre quando i consumi sono saliti dello 0,4% rispetto a settembre, ma risultano addirittura inferiori rispetto a quelli dello sciagurato 2009».
La sofferenza
Uno scenario simile finisce per penalizzare soprattutto le piccole imprese commerciali, non a caso nei primi sei mesi di quest’anno il saldo tra nascita e mortalità di aziende vede una perdita di 7.600 imprese.
Il timore maggiore della categoria è che senza adeguati sostegni il commercio non possa più permettersi nuovi investimenti e viva addirittura una fase di recessione.
Ecco perché i commercianti ripropongono l’idea di incentivi di Stato che servano a rilanciare i consumi con una ricaduta su fatturati e occupazione. In realtà di incentivi, a vari settori, in questi due anni ce ne sono stati molti, ma l’ufficio studi di Confcommercio ha messo a punto una proiezione in cui vengono calcolate le ricadute positive di eventuali incentivi al comparto.
Stando ai calcoli dell’ufficio studi, diversamente da altri settori, come per esempio quello automobilistico, la produzione attivata dagli investimenti del commercio si rivolge a imprese in larghissima parte italiane. «Ad esempio — continua Bella — proviamo ad approssimare a un miliardo di euro l’investimento annuale nel settore del commercio per il rinnovo dei punti di vendita, a fronte di tale cifra iniziale la produzione nazionale attivata è quasi doppia, aggirandosi sui 2 miliardi ed interessando pressoché l’intero sistema economico. Il rinnovo dei punti vendita è quindi un’ attività di investimento che tende a far uscire dal circuito nazionale una quota contenuta di quanto viene attivato, cioè solo il 10%. Con un indotto occupazionale che supera i 29.000 addetti annuali a tempo pieno».
Effetti positivi
Un risultato che viene superato solo dal comparto edilizio. L’Italia però, anche nel recente passato, ha adottato provvedimenti per incrementare il tasso d’investimento, anche mediante la leva fiscale.
«Nell’ambito delle misure anti-crisi approvate nel 2009 — sottolinea Bella —e i cui effetti si sono esauriti nel giugno 2010, proprio il sostegno agli investimenti assume un’ importanza prioritaria nella direzione di migliorare l’efficienza del capitale attraverso l’innovazione e la sostituzione di fattori di produzione obsoleti, con un livello di produttività inadeguato oppure con un grado di efficienza energetica non coerente con le direttive comunitarie. È quindi tempo di riflettere sull’utilità di rifinanziare e di estendere le misure di sostegno agli investimenti. L’estensione dovrebbe riguardare anche altri fattori di produzione: come gli arredi, le vetrine, i computer».