Commercio in subbuglio

16/11/2007
    venerdì 16 novembre 2007

      Pagina 10 – Economia e Politica

        Commercio in subbuglio

          Oggi e domani indetto lo sciopero nazionale dei lavoratori del terziario
          Nodo della trattativa la piattaforma costosa

            di Andrea Battistuzzi

              C’è aria di guerra nel mondo del commercio, alla vigilia dello sciopero di domani (oggi per le aziende che non lavorano il sabato) indetto in coro da Cgil-Filcams, Cisl-Fisascat e Uil-Uiltucs per il rinnovo del contratto nazionale del terziario e del commercio, dopo la rottura delle trattative da parte di Confcommercio a fine settembre. Una rottura che a loro volta i rappresentanti dei datori di lavoro fanno ricadere sulla rigidità dei sindacati nelle trattative partite ad aprile e durante le quali i quasi due milioni di lavoratori del comparto hanno ottenuto un accordo sulla previdenza con il governo che Confcommercio, assieme alle sigle che rappresentano le pmi, non ha mai firmato. Sarebbe questo, secondo Cgil, Cisl e Uil, il vero nodo dietro la rottura di settembre e che nasconderebbe cioè una «ripicca» contro l’accordo del 23 luglio e il tentativo politico di intervenire sul pacchetto del welfare presto all’esame del parlamento.

              «Le trattative sono ferme non sugli aumenti salariali, su cui c’è disponibilità a discutere», ha spiegato a ItaliaOggi Francesco Rivolta, presidente della commissione lavoro di Confcommercio, «ma perché la piattaforma sindacale arriva a costare complessivamente, tra aumenti salariali, ulteriori oneri e richieste di irrigidimento, quasi il 9% di incremento di costo». Un costo che, secondo i calcoli di Confcommercio, per oltre tre punti percentuali non deriva dai 78 euro in più in busta paga chiesti dai sindacati per il primo biennio e su cui Rivolta chiede di riaprire il dialogo. I commercianti si dicono cioè disposti a rivedere i salari e gli altri istituti contrattuali, a condizione di modernizzare il terziario in particolare lavorando per aumentare la produttività. «Per riprendere il dialogo è necessaria una sintesi accettabile tra le numerose, disparate richieste e coniugare un eventuale aumento con un recupero di flessibilità oraria e di produttività misurabile», ha aggiunto Rivolta. «Non abbiamo condiviso il protocollo su welfare e mercato del lavoro, che si somma alla piattaforma, ma non è di questo che vogliamo discutere con il sindacato, i temi che abbiamo posto sono tutti nel contratto».

                Allo sciopero di domani i sindacati si preparano intanto distribuendo volantini ai consumatori per spiegare le ragioni del disagio e invitare il pubblico a sostenere la mobilitazione boicottando i supermercati nella giornata di sabato. I circa 1,8 milioni di operatori del commercio rappresentati da Filcams, Fisascat e Uiltucs rientrano per quasi per la metà nella grande distribuzione dove, secondo il segretario generale della Uiltucs, Brunetto Boco, si arriva a un utilizzo del part-time con punte di oltre il 50% dei dipendenti complessivi. Un settore in cui, ricorda Confcommercio, i lavoratori a tempo determinato sono appena il 13,5% e dove l’80% degli apprendisti viene poi assunto a tempo indeterminato. La prossima settimana i sindacati si riuniranno per decidere le prossime tappe della mobilitazione che toccherà probabilmente anche le festività natalizie.