Commercio, il contratto anima della net economy

07/07/2003

ItaliaOggi.it
Numero
158, pag. 1 del 5/7/2003
di Gianni Rusconi


L’inquadramento riguarda 1,5 milioni di lavoratori, molti hanno sofferto della crisi del settore.

Commercio, il contratto anima della net economy

Per il rinnovo si chiede il riconoscimento delle figure Ict

Sono tematiche vecchie ma sempre di stretta attualità e al contempo pressanti in tempi di congiuntura economica; che poi il problema sia maggiormente sentito negli ambienti che fino a ieri respiravano l’aria nuova della net economy è semplicemente un fattore che amplifica il fenomeno. Alla base di tutto ci sono di fatto i sostanziosi processi di ristrutturazione dettati dalla necessità di riduzione dei costi per molte realtà impegnate nella ricerca di nuove forme di competitività globale, processi che toccano naturalmente da vicino anche uno dei settori maggiormente rappresentato dalle aziende che operano nell’Information and communication technology, quello del terziario. Un settore ampio e strategico, perché spazia dal mondo del commercio (compreso quello on-line) all’universo dei servizi, dalla grande distribuzione alimentare all’informatica, che si è trovato a gestire in tempi recenti un’evidente contrazione della domanda con differenze legate alle diverse condizioni dei singoli paesi, e quindi soggetto come altri (dalle telecomunicazioni al credito) a fare i conti con una inesorabile propensione alla riduzione delle risorse umane e un conseguente calo generalizzato dei livelli occupazionali. Nella quinta puntata del percorso di approfondimento condotto con BreadandRoses fra i contratti nazionali di categoria e il ruolo delle figure professionali riconducibili alla net economy è così arrivato il momento di quello del commercio, terziario e servizi, un contratto attualmente applicato a circa 1 milione e 500 mila lavoratori, comprendendo sia gli addetti delle grandi multinazionali sia quelli di piccole realtà imprenditoriali al di sotto dei 15 dipendenti che operano su diversa scala nell’ambito del mercato It.

Pippo Foti, della segreteria Fisascat Cisl di Milano, ci ha accompagnato in questo viaggio partendo da quella che è stata la preoccupante tendenza al taglio dei posti di lavoro manifestatasi negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2002: oltre 560 mila i licenziamenti registrati nel settore tecnologico, quasi la metà dei posti di lavoro che tra il 1998 e il 2000 erano stati creati anche per effetto della bolla Internet. ´Un processo che è ricaduto’, ha spiegato Foti, ´su tutti i paesi europei, dove molte multinazionali It americane hanno messo in atto processi di ristrutturazione spesso coincidenti con migliaia di addetti in esubero da tagliare; e nel mazzo delle aziende, da Hewlett-Packard ad Agilent, da Lucent technologies a Mci worldcom, che hanno deciso tali manovre ci sono produttori di hardware, software house, vendor di reti, Internet service provider, in estrema sintesi tutto il terziario’.

Com’è cambiato il contratto collettivo

Spostando l’attenzione sull’Italia, il settore ha pagato e sta pagando, dopo anni di crescita evidente, gli effetti negativi conseguenti alla riduzione dei consumi e alla congiuntura internazionale. Dalle stanze del sindacato del commercio e del terziario arrivano conferme circa il gran numero di procedure di licenziamenti collettivi e messa in mobilità ricevute nel corso del 2002, che dopo una breve pausa nei primi due mesi del 2003 sono tornate minacciose da marzo sotto le voci vendita, esternalizzazioni e incorporazioni societarie. ´Quanto descritto’, ha spiegato Foti, ´riguarda quasi esclusivamente aziende del terziario, aziende spesso poco o per nulla sindacalizzate e composte da giovani cresciuti col mito della net economy, aziende soggette a una legislazione, la legge 223 del 1991, che esclude di fatto per l’intero settore l’accesso agli ammortizzatori sociali’.

Ma come legare l’involuzione dell’economia di Rete all’evoluzione del contratto nazionale del settore? Secondo Foti, il fatto di considerare ´la net economy all’in-terno del più ampio settore del terziario si collega al fatto che molte aziende applicano il contratto collettivo nazionale del commercio, del terziario, della distribuzione e dei servizi, ma è altrettanto vero che molte applicano contratti diversi, da quello dei metalmeccanici a quello delle telecomunicazioni’. La diatriba ricorrente circa l’esatta attribuzione dell’appartenenza contrattuale delle singole aziende è quindi sempre dietro l’angolo e la diffusione costante delle tecnologie e la crescita delle figure dedicate non hanno sciolto molti dubbi in merito; il riconoscimento di categorie professionali specifiche rimane quindi un problema risolto solo a livello superficiale, tanto che il rinnovo ormai prossimo del contratto del terziario porta con sé proprio alcune novità circa l’introduzione e il relativo inquadramento delle figure prettamente tecniche e più in generale dei cosiddetti knowledge workers.

Quanto alla storia meno recente del ccnl del commercio, terziario e servizi, nato negli anni 60 sulla spinta delle rivendicazioni dei lavoratori della grande distribuzione e delle aziende del terziario, Foti ne ha rimarcato i passaggi che hanno portato il contratto a ´evolversi costantemente negli anni migliorando sensibilmente da una parte le condizioni normative ed economiche e adeguandosi intelligentemente dall’altra ai cambiamenti del mercato, alla nascita di nuove professionalità, alla centralità di temi come l’orario di lavoro, la formazione e la riqualificazione professionale’. Visto sotto la lente di ingrandimento, il contratto in questione riguarda in definitiva una categoria estremamente frammentata e quindi con esigenze e competenze differenziate a livello di forza lavoro impiegata; il suo ambito di applicazione, come ricorda però Foti, è sulla carta chiaro e contempla per la sua applicazione aziende che si occupano di ´servizi alle imprese/alle organizzazioni, servizi di rete, servizi alle persone e in particolare imprese di leasing; recupero crediti, factoring; servizi di informatica, telematica, robotica, eidomatica, implementazione e manutenzione di hardware e produzione di software informatici; servizi di revisione contabile, auditing; servizi di gestione e amministrazione del personale; servizi di ricerca, formazione e selezione del personale; ricerche di mercato, economiche, sondaggi di opinione; telemarketing, televendite, call center’.

Abbastanza delineato, al di là della sue reale messa in pratica, anche il quadro relativo al tema della formazione, per cui i principi dettati dal Memorandum Eurofiet-Cecd in merito al bisogni specifici nel settore del commercio al dettaglio hanno sviluppato fra gli altri obiettivi quali ´il rispondere alle istanze di cambiamento dei profili e delle conoscenze professionali derivanti dai processi di innovazione tecnologica’. Importante, anche in ottica futura sul fronte della gestione di procedure straordinarie (contratti di formazione lavoro, programmi a progetto autofinanziati a livello territoriale), il ruolo recitato dall’ente bilaterale nazionale per il terziario, cui è sta rivolta all’interno della nuova piattaforma una precisa richiesta (unitamente agli enti regionali e locali) per la costituzione di una banca dati relativa alle professionalità, l’introduzione delle categorie legate alla new economy e la verifica dei mutamenti in corso nei profili professionali anche in relazione alle evoluzioni intervenute nei vari settori.

La questione delle tutele per le figure atipiche (co.co.co., interinali, contratti a tempo determinato) è, infine, uno dei punti chiave a cui le parti sociali guardano per il rinnovo del ccnl. ´Occorre pensare con più pragmatismo’, ha concluso in merito Foti, ´come affrontare e risolvere alcuni nodi spinosi che riguardano i lavoratori della rete, a partire dall’individuazione di regole, per esempio su scala europea, che introducano sistemi di protezione nei confronti dei processi di ristrutturazione e di espulsione della forza lavoro e di uno sviluppo incontrollato di rapporti di collaborazione privi di diritti e tutele e improntati alla totale deregolamentazione delle stesse’.

Assintel: ´Nel nuovo ccnl più chiarezza per gli addetti It’

In veste di comunità di imprese, sono circa 400 con un giro d’affari di 8 miliardi di euro e oltre 20 mila addetti, operanti nel settore dell’Information & communication technology, Assintel (Associazione nazionale imprese servizi informatica telematica robotica eidomatica) non può non essere un interlocutore per discutere di figure professionali e inquadramenti contrattuali anche in vista dell’ormai prossimo rinnovo del ccnl del terziario. Anche perché tale organismo fa dell’erogazione di servizi quali l’assistenza legale e in materia di lavoro e la consulenza per la ricerca di personale (oltre a curare aspetti legati ai contratti di apprendistato e di formazione e lavoro, alla formazione professionale e all’assistenza previdenziale integrativa) una parte consistente della propria quotidiana attività.

A Erminio Bianchi, segretario generale di Assintel, abbiamo chiesto di approfondire la tematica del rapporto fra figure Ict e contratto del terziario. Una prima doverosa premessa riguarda il fatto che ´dal ’94 a oggi si sono firmate fra le parti solo ipotesi di accordo che non si sono tramutate in un contratto vero e proprio, pur essendoci quasi totalità di visione comune fra sindacato e aziende’. Il ccnl è scaduto comunque a fine dicembre 2002 e la nuova piattaforma è pronta per essere discussa, approvata e infine applicata. Ma che cosa cambierà in modo particolare per le figure informatiche? ´Le imprese It’, ha precisato Bianchi, ´applicano nel 60% dei casi questo contratto, ma è giusto riconoscere che la piattaforma non soddisfa requisiti specifici legati alle professioni, come avviene per esempio nel contratto dei metalmeccanici, nei confronti del quale c’è una diatriba di fondo relativa all’aspetto previdenziale Inps che parte da un decreto legge del 1983 che sancisce di fatto il passaggio automatico di software house e di servizi informatici all’universo industriale nel segno di sgravi fiscali anche sostanziali’.

Tornando al problema delle figure specifiche, il monito lanciato da Bianchi è trasparente: ´La proposta è quella di inserire nel nuovo contratto le 39 professionalità definite da Assintel e Confcommercio, rispetto alle sette previste nel ’94 e inquadrarle nei primi tre/quattro livelli, comprendendo in tal senso anche l’operatore di call center’. Quanto alle finalità di base, il messaggio confezionato da Assintel è altrettanto chiaro: ´Si lavora per creare un contratto in cui le imprese e gli addetti possano identificarsi in modo idoneo, che migliori termini e parametri di valutazione e tutela, che privilegi e regoli le professionalità’.

Rimangono a questo punto scoperti due temi sui quali Bianchi non si è tirato indietro; l’idea di un contratto ad hoc per le figure It, in primis, ´potrebbe non essere necessario perché è difficile capire i vantaggi specifici che comporterebbe, si possono ipotizzare piuttosto sezioni del contratto attuale dedicate o comunque particolari accordi a livello di categoria; per gli atipici informatici, invece, esclusi dal ccnl ma comunque molto significativi nel settore a livello numerico, ´la direzione è quella di estendere loro determinate tutele e garanzie proprie dei dipendenti’.

Le figure Ict nel terziario, la parola alle aziende

Quale il ruolo e quali le prospettive delle figure propriamente tecniche (programmatori, responsabili di reti e sicurezza, analisti di sistema, web master) nell’ambito del contratto del terziario? La domanda, come abbiamo visto, è ricorrente; abbiamo quindi chiesto a due ben note aziende del settore It un commento in merito, ricavandone indicazioni importanti. Stefano Doveri, direttore del personale in Computer associates Italia, ha per esempio messo l’accento sul lavoro svolto con le organizzazioni di categoria ´per definire e creare sezioni specifiche del contratto per gli addetti informatici, considerando il contratto sostanzialmente centrato sulle figure della grande distribuzione’. Quanto alla situazione che vede protagonista la società, il quadro dipinto da Doveri è chiaro: ´In Ca abbiamo identificato tre/quattro figure, come il product manager, che rispondono in toto all’indirizzo aziendale, partendo dal presupposto che due terzi dei nostri addetti sono impegnati in attività di tipo tecnico commerciale, di vendita e di post vendita, che le professionalità tecniche di un certo livello sono inquadrate come impiegati di primo livello o quadri e che gli orari stabiliti presuppongono la flessibilità tipica di chi opera sul campo anche all’esterno dell’azienda’.

Se l’idea di base per l’immediato futuro è quindi quella di prevedere in un contratto generalista come quello del commercio termini e figure dedicate per i lavoratori informatici, meno sentito, invece, è la possibilità di guardare a un contratto unico di categoria per le stesse figure. ´A livello di multinazionali’, ha precisato in merito Doveri, ´procedure particolari quali job sharing e job description non possono divenire ed essere applicate alla norma e soprattutto l’eventualità di ingabbiare alcune funzioni all’interno di un contratto dedicato può anche non agevolare la gestione di alcune figure professionali, nell’ottica di una globale e consolidata operatività su scala internazionale’. In conclusione, nonostante ´una maggiore identificazione delle figure Ict’ sia ritenuta necessaria, l’opinione di Doveri circa il livello di equilibrio gestionale garantito da questo ccnl è positiva: ´Ci sentiamo pienamente soddisfatti da questo contratto perché incontra i nostri requisiti e rispecchia la nostra attività sul mercato, ed è per questo che non abbiamo considerato l’opportunità di applicarne un altro probabilmente più vantaggioso sul fronte della previdenza contributiva, come quello metalmeccanico’.

Marco Sartore, responsabile risorse umane di Lucent technologies Italia, è allineato anch’esso all’idea il contratto in essere sia nel contempo sufficientemente ´snello nella sua generalità da poter garantire vantaggi di gestione non indifferenti: gli ampi margini di contrattazione previsti ai vari livelli costituiscono per esempio un fattore positivo, mentre inquadrare in maglie troppo strette figure di un certo tipo potrebbe essere controproducente’. L’accenno, visto la tipologia di attività propria di Lucent, è rivolto al contratto delle Tlc, ma non mancano comunque da parte di Sartore critiche alla piattaforma applicata in azienda: ´Le figure definite e i relativi inquadramenti riflettono la logica del commercio classico e della grande distribuzione, serve quindi uno sforzo maggiore per classificare con maggiore chiarezza le varie professionalità informatiche e delle tlc operanti in questo settore, soprattutto per ciò che concerne figure strategiche di elevato profilo e spessore aziendale’. Chiarita la posizione di Lucent Italia nei confronti del contratto, ´la nostra è un’attività prettamente commerciale’ e della sua funzionalità ´siamo soddisfatti dell’elasticità del ccnl che applichiamo, seppur bisognoso di qualche aggiustamento, anche in funzione della facilità con la quale si possono raggiungere accordi con le parti sociali’, Sartore ha definito non prioritario un progetto di contratto ad hoc per le figure Ict, anche alla luce del rinnovo contrattuale in fase di trattativa. ´Elementi cui fare attenzione’, ha concluso infatti, ´sono a nostro avviso la flessibilità per la nuova occupazione e quindi i lavori a progetto, il job sharing, lo staff leasing previsti dalla legge Biagi, il recepimento delle direttive europee in materia di orari di lavoro, progetti dedicati di telelavoro per specifiche discipline, l’utilizzo dei fondi speciali europei per la formazione a distanza e l’e-learning’.