Commercio, i sindacati sono sul piede di guerra

14/11/2007
    mercoledì 14 novembre 2007

      Pagina 10 – Economia e Politica

        Sciopero il 16 e 17 contro il mancato rinnovo dei contratti

          Commercio, i sindacati sono sul piede di guerra

          di Andrea Battistuzzi

            Si irrigidiscono sempre più le posizioni dei sindacati e dei rappresentanti delle pmi nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del commercio e dei servizi. Un accordo che riguarda quasi 2 milioni di lavoratori e 800 mila aziende, scaduto a dicembre del 2006 e per il quale Confcommercio ha interrotto le trattative a fine settembre, invocando un aumento del 9% dei costi a carico dei datori di lavoro, proveniente dalla piattaforma di luglio tra aumenti salariali e altri oneri. Una rottura che porterà allo sciopero di un turno di lavoro venerdì 16 e sabato 17 (venerdì per le aziende che non lavorano sabato), indetto da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Lo sciopero sembra essere dunque la risposta al muro contro muro opposto da Confcommercio, e contro il quale i sindacati non escludono di incrociare le braccia anche in pieno periodo natalizio.

            «Una rottura di questo tipo non ha precedenti, o si è scelta una strada politica o si pensa di convincere il sindacato con questi metodi», spiega a ItaliaOggi il segretario generale della Uiltucs-Uil, Brunetto Boco, «se è l’unico modo per riaprire le trattative non abbiamo altre soluzioni che lo sciopero, forse anche a Natale». I sindacati contestano cioè di aver fatto saltare il tavolo prima ancora dell’apertura delle trattative.

            Il 25 settembre i commercianti avevano interrotto il dialogo accusando governo e sindacati di non aver ascoltato le pmi sulle misure per il mercato del lavoro, contestando l’accordo sulle pensioni, raggiunto con l’approvazione del solo sindacato pur facendone ricadere i costi sulle imprese, e chiedendo un intervento in termini di produttività e flessibilità organizzativa. La rottura del tavolo nasconde dunque il mancato accordo di luglio, presto all’esame del parlamento, e in particolare le modifiche allo scalone. «Gli argomenti sul contratto sono pretestuosi, non è dato sapere quali siano i loro obiettivi per il rinnovo», aggiunge Boco, «non si è fatta una discussione sugli orari di lavoro, sui sistemi di flessibilità, è difficile capire cosa vogliano, ma se puntano a ridurre i costi facendo spazio a due lire di aumenti non c’è discussione».

            Le trattative sul contratto sono iniziate ad aprile scorso con una richiesta dei sindacati di 78 euro mensili in più per quattordici mensilità per il primo biennio. Un aumento, secondo Uiltucs-Uil, inferiore a quello di altre categorie e che andrebbe comunque rivisto al rialzo quando si aprisse la discussione sul secondo biennio, come avvenuto per l’ultimo rinnovo del 2004. Cifre sulle quali non sembrano esserci margini di trattativa da parte del sindacato che invoca la riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori e che tre anni fa aveva strappato un aumento di 125 euro sul quarto livello di inquadramento nei quattro anni e fissato un tetto per il numero dei contratti a termine e quelli a tempo determinato. In attesa che il parlamento discuta il pacchetto sul welfare la Uiltucs chiede che siano introdotti dei sistemi di verifica sui tetti dei contratti a termine, che attualmente non prevedono obblighi di comunicazione da parte delle aziende. Da rivedere anche il peso delle ore di straordinario del part time ai fini del conteggio di ferie e malattia. «Dicono di non toccare il lavoro a chiamata che in questo comparto è usato pochissimo», dice Boco, «sono argomenti pretestuosi, che le aziende usino per quattro anni i lavoratori a tempo determinato e dopo un rinnovo di un anno li debbano assumere mi sembra una questione di civiltà». Dopo lo sciopero di sabato quindi le segreterie sindacali si incontreranno per decidere la strategia per le prossime settimane, mentre all’orizzonte non c’è ancora nessun incontro con i rappresentanti delle pmi che dovranno presto decidere se fare marcia indietro o alzare ulteriormente le barricate.