Commercio, firmato il contratto

03/07/2004



sabato 3 Luglio 2004

AUMENTO MEDIO DI 125 EURO, SCIOPERO REVOCATO
Commercio, firmato il contratto
Niente serrata dei supermarket

Le nuove regole tengono conto della flessibilità
Trovata una mediazione sui contratti a termine

ROMA
Niente serrata dei supermarket. Dopo una serie di «fumate nere» ieri è stato firmato il contratto del commercio. Il raggiungimento dell’intesa, che interessa un milione e mezzo di lavoratori dipendenti, ha portato alla revoca dello sciopero proclamato per oggi dai sindacati. Il rinnovo prevede un aumento medio a regime, per il periodo 2003-2006, di 125 euro, erogato in quattro tranches, con una tantum complessiva di 400 euro.


«L’accordo rappresenta un risultato importante che recepisce la lezione migliore della riforma Biagi- commenta la Confcommercio- il nuovo contratto, infatti, contiene il riconoscimento da parte delle imprese e dei lavoratori del settore che la flessibilità, anche quella relativa ai rapporti di lavoro, è un dato strutturale irrinunciabile per la competitività del sistema-paese. E la flessibilità deve essere governata proprio attraverso gli assetti contrattuali per evitare che si traduca in precarietà». L’intesa, sotto il profilo economico, rispetta le regole del protocollo del 1993. Tra le novità, sottolinea l’associazione dei commercianti, quelle sull’apprendistato (ora attivabile per una durata fino a 48 mesi rispetto ai 24 disciplinati dal vecchio contratto), sui contratti di inserimento che sostituiscono i vecchi contratti di formazione lavoro, sul part-time, sui contratti a termine e sulla sicurezza sociale. Le quattro tranches previste per l’aumento economico saranno erogate da luglio 2004 (35 euro), da dicembre 2004 (37 euro), da luglio 2005 (23 euro) e da settembre 2006 (30 euro), mentre l’una tantum sarà corrisposta per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005.


«L’accordo- afferma il segretario generale della Uiltucs-Uil, Bruno Boco – è stato possibile grazie alla mediazione del presidente di Confcommercio, Sergio Billè, sulla lieve rimodulazione degli aumenti (spostamento di 3 euro nel secondo biennio e anticipo di 50 euro dell’una tantum a luglio di quest’anno) e sui contratti a termine, per i quali sarà prevista un’unica causale che contiene praticamente tutte le fattispecie recependo nella sostanza lo spirito della legge di riforma del mercato del lavoro». Sarà introdotto, però, un tetto per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (nel precedente contratto era il 10%).


Oltre a questo, sarà possibile ricorrere ai contratti interinali per il 15% della forza lavoro, ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (in precedenza era il 23%). Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali si potranno usare, almeno il primo anno, i contratti a termine senza tetto. Per il secondo anno di attività, sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga al tetto, un accordo con i sindacati. Sono pure esclusi dal tetto per le assunzioni a termine quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto, come i dipendenti in malattia o in maternità. Infine, per il part-time viene previsto, come richiesto dai sindacati, il diritto di priorità sul passaggio a tempo pieno per lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni.


La formalizzazione dell’accordo, specifica Confesercenti, che l’ha siglato assieme alle sigle del settore Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, avverrà nei prossimi giorni. «Il negoziato, durato diversi mesi- precisa il presidente di Confesercenti, Marco Venturi- ha affrontato e definito diversi aspetti del mercato del lavoro, come part-time, apprendistato, contratti a termine. Alcune richieste specifiche da noi avanzate per le esigenze delle piccole e medie imprese (in materia di lavoro domenicale e di part-time) potranno essere oggetto di contrattazione a livello territoriale».


Intanto i dati confermano il buon momento del comparto. Secondo l’Istat, le vendite al dettaglio ad aprile sono aumentate dello 0,2% rispetto a marzo 2004 e dello 0,8% rispetto ad aprile 2003. Il dato tendenziale annuo, è il risultato di un aumento dell’1,6% dei prodotti alimentari e dello 0,3% dei non alimentari. A livello congiunturale mensile, c’è stato un aumento dello 0,3% dei prodotti alimentari e dello 0,2% dei non alimentari. Nella media dei primi quattro mesi del 2004 il valore totale delle vendite è aumentato dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2003.