Commercio e tute blu, contratti difficili

26/09/2007
    mercoledì 26 settembre 2007

    Pagina 19 – Economia & Lavoro

    Commercio e tute blu, contratti difficili

      Confcommercio rompe il negoziato, sindacati pronti allo sciopero Nuovo round per i metalmeccanici.
      Mobilitazione in vista

        di Felicia Masocco/ Roma

        MOSSE – Confcommercio la butta in politica. Per contestare l’accordo del 23 luglio e avvertire il governo, rompe la trattativa per il rinnovo del contratto per quasi 2 milioni di lavoratori del terziario. Il sindacato risponde con otto ore di sciopero. Mobilitazione in vista anche per i metalmeccanici: il contratto è fermo al palo, oggi Fiom, Fim Uilm incontreranno Federmeccanica e in assenza di novità passeranno a iniziative di lotta.

        La mossa di Confcommercio è arrivata a sorpresa. Sono nove mesi che il negoziato è aperto, le difficoltà erano note soprattutto sul capitolo flessibilità già massiccia nel settore. Quel che non si immaginava è che la potente associazione di commercianti decidesse di usare la partita contrattuale per giocarne un’altra: quella contro il governo e l’accordo del 23 luglio che Confcommercio non ha firmato. «Non esistono al momento spazi per proseguire nella trattativa» è il giudizio del presidente Francesco Rivolta. «I timori di Confcommercio – afferma – si sono concretizzati nel protocollo. A partire dall’abolizione dello scalone concordato solo con il sindacato – anche se gli aumenti che inevitabilmente ne deriveranno cadranno su imprese e lavoratori attivi – per arrivare al mercato del lavoro, ammortizzatori e competitività». E visto che il governo ha sbagliato è giusto che paghino i lavoratori. Confcommercio pare pensarla così. Argomenta la rottura del negoziato con il costo del lavoro che le imprese «sono costrette a sostenere per competere, e che non può essere considerato una variabile indipendente e non influente sul rinnovo del contratto». «Tra aumenti salariali (78 euro di aumento lordo mensile, ndr), ulteriori oneri e richieste di irrigidimento, la piattaforma fa lievitare del 9% il costo del lavoro», dicono i commercianti. Se si vuole il contratto di deve concedere più flessibilità e produttività.

        «È un comportamento indegno», replica il segretario generale di Fisascat-Cisl Pierangelo Ranieri che annuncia 8 ore di sciopero con date articolate. Pietro Giordano, della stessa organizzazione è più esplicito: «Le affermazioni di Confcommercio sono strumentali sia per quanto riguarda la nostra presunta mancata apertura sulla flessibilità sia per quanto riguarda un attacco, tutto politico, ai contenuti dell’accordo del 23 luglio».

        È in salita anche la vertenza dei metalmeccanici, considerata la «madre» di tutte le altre. «Se non ci saranno novità e non cambieranno le posizioni, domani sera (oggi, ndr) Fiom, Fim e Uilm decideranno iniziative di mobilitazione», ha detto il leader della Fiom Gianni Rinaldini. Saranno iniziative unitarie, il negoziato «è molto indietro, è bloccato», «probabilmente proclameremo lotte», spiega il collega della Fim, Giorgio Caprioli. I nodi da sciogliere riguardano gli aumenti salariali, su cui le imprese non si sono ancora espresse, l’inquadramento professionale, orario e mercato del lavoro. Le distanze tra le parti sono state finora significative e l’incontro di oggi nella sede di Confindustria si tiene in un clima di sostanziale pessimismo.