Commercio, debutta la «Biagi»

03/07/2004





sezione: ECONOMIA ITALIANA
data: 2004-07-03 – pag: 11
autore: LAURA DI PILLO
Raggiunta l’intesa per il rinnovo dell’accordo nazionale che interessa 1,6 milioni di addetti
Commercio, debutta la «Biagi»
Aumenti per 125 euro in quattro tranche e «una tantum» da 400 euro – Applicate le norme sulla flessibilità
MILANO • Un aumento salariale di 125 euro a regime nel periodo 2003-2006 a cui vanno aggiunti i 14,46 euro erogati a gennaio 2003. È il risultato economico del nuovo contratto del commercio firmato a sorpresa nella notte tra giovedì e venerdì. Dopo due interruzioni nella trattiva, l’annuncio di uno sciopero ieri revocato e le polemiche politiche. L’intesa che riguarda circa 1,6 milioni di addetti del terziario, commercio e turismo, decorre dal gennaio 2003 e ha vigore fino a dicembre 2006. Parte importante dell’accordo l’applicazione delle nuove regole sulla flessibilità, sui contratti a termine e sul part time, nodi su cuila trattiva si era arenata due volte.

Gli aumenti. In busta paga, gli aumenti saranno scaglionati in quattro tranche: 35 auro da questo mese, 37 euro in più a dicembre 2004, 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006. Prevista anche una una tantum di 400 euro, che sarà liquidata in parte a luglio (250 euro) e in parte (150 euro) a gennaio 2005. A marzo è in programma una verifica sul primo biennio. L’aumento definito nell’accordo si basa sul protocollo del luglio ’93 ed è determinato dal recupero del differenziale dell’inflazione per il biennio 2001-2002, dal calcolo dell’inflazione reale 2003 al 2,5% e da quello dell’inflazione attesa per il 2004 pari al 2,3%.

Flessibilità. Prevista un’unica causale per i contratti a termine e un tetto. Potranno infatti essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (il precedente contratto di categoria prevedeva il 10%). Sarà inoltre possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro ma il complesso delle due tipologie non potrà superere il 28% del personale (prima il 23%). Da questi limiti però sono escluse le nuove attività. Per le quali sarà possibile almeno per il primo anno utilizzare i contratti a termine senza alcun tetto. Per il secondo anno di attività, se si vuole prorogare la deroga , sarà necessario un accordo con i sindacati. Restano escluse dal tetto per le assunzioni a termine, quelle fatte in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità. Sul part time è stato previsto un diritto di priorità sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori che già sono in organico in caso di nuove assunzioni. Il passaggio a part time resta volontario. Quanto all’apprendistato, prevede durate differenziate, da un minimo di 24 a un massimo di 48 mesi.

Soddisfazione da sindacati e Confcommercio. «Un risultato importante perché contiene il riconoscimento da parte delle imprese e dei lavoratori che la flessibilità è dato irrinunciabile» commenta Confcommercio. Giudizio positivo anche dal leader della Cisl Pezzotta «è un buon accordo sia da un punto di vista economico, che normativo». Alla fine «è prevalso il buon senso» ha chiarito Luigi Angeletti.
Per Ivano Corraini della Filcams Cgil si tratta di «un buon contratto che garantisce i diritti dei lavoratori. Abbiamo arginato di gran lunga – ha aggiunto — i danni che avrebbe comportato la legge Biagi».
Il segretario generale della Uiltucs, Bruno Boco ha parlato di un contratto positivo che tutela i lavoratori a partire dall’accettazione delle richieste sindacali sul part time». Ma ieri è stata firmata anche l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto dei dipendenti delle aziende del terziario della distribuzione e dei servizi. La formalizzazione della firma è attesa nei prossimi giorni. «Il negoziato — ha dichiarato il presidente di Confesercenti Marco Venturi — ha affrontato e definito diversi aspetti del mercato del lavoro. Alcune richieste specifiche avanzate da Confesercenti per le esigenze delle Pmi in materia di lavoro domenicale e part-time potranno essere oggetto di contrattazione a livello territoriale».