Commercio: da 15 mesi senza contratto

15/03/2004

domenica 14 marzo 2004

Il 26 braccia incrociate per otto ore anche nelle coop.
Salario e flessibilità al centro della vertenza
Commercio, un milione e 800mila lavoratori da 15 mesi senza contratto.
E i sindacati tornano a scioperare

I commercianti si lamentano per il calo dei consumi ma intanto da 15 mesi negano ai loro dipendenti i 107 euro di aumento necessari per consentire alle buste paga di tenere il passo con l’inflazione. Non solo: Confcommercio, Confesercenti e Faid (grande distribuzione) pretendono orari ancora più flessibili di quelli attuali e un’ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro tramite il recepimento integrale nel nuovo contratto della legge 30, in contrasto con i sindacati che invece chiedono accordi per contenere la precarietà in un settore dove ce n’è già troppa. Risultato: dal 26 novembre il confronto non è più ripreso.

Con queste premesse, c’è solo da chiedersi come mai le segreterie nazionali di Filcams Fisascat e Uiltucs abbiano aspettato lo sciopero generale di quattro ore proclamato da Cgil Cisl Uil per chiamare di nuovo alla lotta il milione e 800mila lavoratori delle aziende della distribuzione commerciale, del terziario e dei servizi, che il 26 marzo incroceranno le braccia per l’intera giornata. Alla protesta parteciperanno questa volta anche i dipendenti dei magazzini della distribuzione cooperativa, frettolosamente esclusi dall’ultimo sciopero, quello dello scorso 20 dicembre. Nell’incontro del 9 marzo scorso la trattativa con le Coop non ha registrato passi in avanti.

Nei volantini che pubblicizzano i motivi dello sciopero del terziario, e che saranno distribuiti non solo ai lavoratori ma anche ai clienti dei magazzini, Filcams Fisascat Uiltucs scrivono: «Non chiediamo la luna! Chiediamo un aumento salariale di 107 euro, chiediamo di rendere il lavoro più stabile, regole precise per gli orari part-time e che la flessibilità sia regolata e contrattata, chiediamo di essere informati preventivamente quando l’azienda intende cedere a terzi lavorazioni».

Il pericolo di un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro in questo settore è simboleggiato dalle nuove regole in tema di apprendistato, esteso fino a sei anni di durata: «Ma è davvero necessario tutto questo tempo per formare un commesso – si chiede Ivano Corraini, segretario generale della Filcams Cgil – quando per diventare ingegnere di anni ne bastano cinque?».

Parti ancora distanti infine anche nel negoziato per il rinnovo del contratto dei dipendenti delle aziende del tessile-abbigliamento che fanno capo a Confindustria. Femca, Filtea e Uilta non considerano ancora sufficiente a tutelare il potere d’acquisto l’incremento di 80 euro medi mensili messo l’altro giorno sul tavolo dalle associazioni imprenditoriali. Il confronto riprenderà a oltranza il 29 marzo ma intanto i sindacati chiedono ai lavoratori «un forte sostegno alle iniziative che continueremo a mettere in campo nei prossimi giorni».

Roberto Farneti