Commercio, contratto da rifare

19/07/2004





                              Sabato17 Luglio 2004




 
Commercio, contratto da rifare
Sciopero della Flaica Uniti Cub contro l’accordo siglato da
Cgil Cisl e Uil:
«Solo aumenti ridicoli e precarietà». Presidi a Roma, Firenze e Milano

Sciopero nazionale della Flaica Uniti Cub, confederazione delle rappresentanze di base, contro il contratto nazionale del commercio siglato il 2 luglio scorso dai sindacati confederali Cgil Cisl Uil e Confcommercio. A Roma alcune centinaia di lavoratori hanno sfilato nel quatiere di Trastevere fino alla sede della Confcommercio, preceduti dal carro di San Precario (santo inventato dai sindacati di base) e urlando "rinnovo contratto: svendita sottocosto". Manifestazioni analoghe si sono svolte a Firenze e a Milano.

«Il nuovo contratto del commercio – contesta Giancarlo Desiderati, segretario provinciale della Flaica Cub di Roma – non garantisce la ripresa del potere d’acquisto con un aumento ridicolo spalmato nell’arco di quattro anni. La parte peggiore dell’accordo riguarda l’aumento indiscriminato della precarietà con l’innalzamento delle quote di lavoratori precari sul totale degli occupati e l’introduzione di tutte le tipologie di contratti all’insegna della flessibilità contemplata dalla legge 30/2003 (legge Biagi)».
L’intesa, arrivata a 18 mesi dalla scadenza del vecchio contratto, prevede un aumento salariale di 125 euro per il periodo 2003-2006, oltre l’aumento di 14,46 già erogato a gennaio 2003 e una tantum di 400 euro.
Mentre le richieste iniziali delle rappresentanze di base erano di 107 euro per due anni.

Sul fronte dei contratti a termine l’accordo contempla una liberalizzazione delle causali recependo, nella sostanza, lo spirito della legge della riforma del mercato del lavoro. Per i contratti a termine è previsto un tetto del 20% della forza lavoro complessiva contro il 10% del precedente contratto, per i contratti interinali il 15%. Le imprese commerciali potranno utilizzare le due tipologie di contratto fino al 28% sul totale del personale contro il 23% del precedente accordo.

Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali, sarà possibile utilizzare i contratti a termine senza tetto per i primi due anni. «Tutti apprendisti, tutti precari – polemizza Desiderati – dal direttore all’operaio delle pulizie perchè queste modalità contrattuali sono applicabili a qualsiasi livello». Per le assunzioni a termine sono escluse dal tetto quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto al mantenimento del posto come quelle in malattia o in maternità.

La precarietà, come sottolinea il segretario provinciale della Cub, ha risvolti penalizzanti in particolare per gli interinali che, non avendo l’opportunità di specializzarsi, diventano manovalanza a basso costo e di basso profilo. Se ne sta accorgendo persino il gruppo Auchan, che ha deciso di limitare le assunzioni di personale in affitto per privilegiare i contratti a tempo determinato, rinnovati all’infinito, per consentire al lavoratore l’acquisizione di una maggiore professionalità.

Il sindacati di base critica Cgil Cisl Uil «perché – spiega Desiderati – a fronte di bonus concordati con la controparte garantiscono la pace sociale, integrandosi sempre più nelle logiche aziendali».

Valeria Rey