Commercio, contratto-bidone

05/07/2004
        L’accordo in extremis blocca lo sciopero
        Pochi soldi in busta paga e più precarietà

        Commercio, contratto-bidone

        Nei prossimi quattro anni rincorreranno ancora l’inflazione lavorando in condizioni sempre più precarie. Il futuro del milione e mezzo di lavoratori del commercio è scritto nel contratto siglato nel cuore della notte giusto in tempo per bloccare gli scioperi in programma ieri e oggi. Ed è la seconda dopo la revoca della manifestazione nazionale prevista per il 19 giugno. E dire che solo qualche ora prima era entrato nella polemica con la Confcommercio perfino il leader Cgil Epifani promettendo guerra a chi l’aveva dichiarata ai lavoratori.

        A leggere l’accordo si scopre che, nella prossima busta paga magazzinieri, banconisti, vetrinisti, cassiere, commesse e quant’altro, troveranno 35 euro in più, che a dicembre ci sarà un altro aumento di 37 euro seguito da altri 23 tra un anno e di nuovo 30 a settembre del 2006. E’ questo l’aumento di 125 euro che sarà a regime solo tra più di due anni cui va sommata anche l’una tantum, dopo un anno e mezzo di vacanza contrattuale, di 250 euro subito più 150 a gennaio. Ma l’intesa prevede pure che i contratti a termine saranno decisi con la massima discrezionalità dalle aziende. Col nuovo contratto il loro tetto schizza dal 10 al 20% del totale della forza lavoro mentre gli interinali potranno ammontare al 15%. Anche la somma delle due tipologie, da un massimo del 23%, potrà toccare il 28% del totale degli occupati. I nuovi esercizi potranno utilizzare, lameno per il primo anno, contratti della famigerata legge 30 senza tetto e, comunque, dal computo di questo sono esclusi i lavoratori che sostituiscono personale in maternità o malattia.

        Un risultato sconcertante visto che la piattaforma chiedeva soprattutto norme che bloccassero nel settore lo scempio sociale della legge 30. Venivano richiesti 107 euro di aumento per il biennio di vacanza contrattuale (mentre per gli anni a venire era tutto da decidere) e ci si aspettava che fossero regolamentate finalmente le Rsu.

        Ieri mattina nella bacheca Ikea di Corsico sono comparse scritte sui manifesti sindacali: "Venduti", "Vergogna", "Siete sul libro paga dei padroni". «I lavoratori sono shoccati dalla notizia dell’accordo – racconta Luca Marchi, delegato (ci tiene a specificare "per ora") della Filcams Cgil che ha150 iscritti su 450 addetti – pensa che quelli del turno di notte erano già in sciopero spesso dopo una giornata passata a mettere manifesti in città. Mi sembra che si delinei una rottura tra sindacato e base. Si registra il massimo dello sconforto e della delusione. C’è chi sta pensando ad azioni forti». La parola passa alle assemblee ma già dal Veneto giunge un documento di decine di Rsu autoconvocate di Coop, Conad, Carrefour, Marr, Pam, Coin, Oviesse, Cadoro: «La sospensione è incomprensibile – si legge nel loro documento – che scredita il lavoro di migliaia di delegati. Le scelte della Filcams nazionale sembrano appiattite su quelle di Cisl e Uil e si pone un problema di democrazia di mandato visto che si contraddicono gli indirizzi programmatici indicati dall’assemblea nazionale di quadri e delegati».

        Nel primo pomeriggio erano già in assemblea all’Esselunga di Milano Certosa. Da lì, Piero Saporito, Rsu Cgil, conferma l’impressione che le cifre vengono giudicate deludenti dai suoi colleghi di lavoro. Racconta ancora Elena Ceschin delegata Filcams nella multinazionale Hp di Cernusco (MIlano) che ieri mattina alle 7 è stata raggiunta dalla notizia mentre era già pronta con i cartelli da portare sotto Confcommercio: «Le prime reazioni sono state pessime già sul metodo di una trattativa condotta a livello dei tre segretari confederali. Non sapevamo cosa s’era firmato, alla faccia della democrazia sindacale. I contenuti, poi, sono inaccetttabili in un settore dove già esistono contratti da otto ore settimanali per studenti e casalinghe. Siamo stanchi, oggi, ma pronti a dare battaglia domani».

        Da Roma anche Maurizio Scarpa, segretario nazionale Filcams per conto della minoranza di Lavoro-società ammette «elementi di criticità oltre ai problemi di metodo: l’aumento è inadeguato e sotto l’inflazione programmata e si estende l’utilizzo del precariato». Giovedì potrebbe uscire un documento organico dell’area programmatica della sinistra Cgil che proprio quel giorno terrà il suo coordinamento nazionale.

        Nettissima la posizione della Rdb-Cub Servizi (mentre la Flaica-Cub annuncia un sit in sotto Confcommercio per il 16 luglio): «Questo contratto è un bidone, vogliamo salari europei senza contratti capestro».

        Checchino Antonini
        c. antonini@liberazione