Commercio, c’è l’accordo

05/07/2004

        sabato 3/07/2004

          Commercio, c’è l’accordo
          La mediazione di Billè stoppa il governo: "Legge Biagi" applicata ma con limitazioni.
          Subito revocato lo sciopero di oggi nei supermercati
          Sì al nuovo contratto, aumento medio di 125 euro
          Roma – Ancora una notte di negoziato e questa volta è arrivata la tanto sospirata firma. Dopo che nei giorni scorsi le trattative erano state rotte per ben due volte, all’alba di ieri è stato firmato il rinnovo del contratto del commercio che interessa un milione e mezzo di lavoratori dipendenti. L’accordo raggiunto in extremis ha così impedito per ieri e oggi la chiusura di tutti gli esercizi commerciali a seguito dello sciopero che era stato proclamato dai sindacati di categoria.

          L’intesa è il frutto di una mediazione condotta proprio sul filo di lana dal presidente di Confcommercio Sergio Billè che si è assunto la responsabilità di contrastare le indicazioni avanzate dal ministro del Welfare Roberto Maroni sulla necessità di rispettare le norme introdotte nella flessibilità con la legge Biagi sul mercato del lavoro.

          Secondo il ministro, infatti, che su questo aspetto aveva ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro soprattutto con la Cgil, la nuova legislazione sul lavoro in materia di contratti a termine non poteva essere superata da un contratto di categoria, sia pure nazionale. Alla fine, come detto, la mediazione: nell’accordo viene recepito lo spirito della legge Biagi perché si prevede un’unica causale che contiene praticamente tutte le fattispecie, rispondendo così alla liberalizzazione indicata dalla legge, ma allo stesso tempo viene introdotto un ”tetto” per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (nel precedente contratto era il 10%). Oltre a questo, sarà possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro, ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (prima era il 23%).

          «Abbiamo raggiunto un risultato importante che recepisce la lezione migliore della riforma Biagi – si legge in una nota del presidente Billè – E’ importante perché contiene il riconoscimento da parte delle imprese e dei lavoratori del settore che la flessibilità, anche quella relativa ai rapporti di lavoro, è ormai un dato strutturale irrinunciabile per la competitività del sistema-paese, e che può e deve essere governata, proprio attraverso gli assetti contrattuali, per evitare che essa si traduca in precarietà».

          Insomma, il messaggio per Maroni e il governo è chiaro: va bene la legge Biagi ma la sua applicazione deve essere lasciata all’autonomia delle parti. E su questa linea è stato facile raggiungere l’intesa con i sindacati che non hanno fatto mistero della propria soddisfazione anche per aver ridimensionato i diktat di Maroni.

          «Abbiamo arginato di gran lunga – ha detto il segretario generale della Filcams-Cgil Ivano Corraini – i danni che avrebbe comportato la legge Biagi. E’ un buon contratto che garantisce i diritti dei lavoratori». Gli fa eco il leader della Fisascat Cisl, Gianni Baratta, per il quale si tratta di «un buon accordo nonostante le tante interferenze indebite. Ci auguriamo che per il futuro interventi così autorevoli e mirati vengano fatti per i nostri settori per migliorare i diritti di milioni di lavoratori delle piccole aziende, spesso non in regola”. Infine, il segretario generale della Uiltucs, Bruno Boco, ha parlato di un «contratto positivo che tutela i lavoratori a partire dall’accettazione delle richieste sindacali sul part time».

          Il nuovo contratto, che arriva a 18 mesi dalla scadenza del precedente, prevede un aumento medio a regime, per il periodo 2003-2006, di 125 euro oltre ai 14 già erogati in busta paga e oltre a 8,50 euro per l’assistenza integrativa. Inoltre, saranno erogati 400 euro a titolo di una tantum. L’aumento sarà erogato in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006, mentre l’una tantum sarà erogata per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005. Tra le novità normative, quella sull’apprendistato che diventa possibile per una durata fino a 48 mesi rispetto ai 24 disciplinati dal vecchio contratto e l’introduzione dei contratti di inserimento che sostituiscono i vecchi contratti di formazione lavoro.

            Paolo Fantini