Commercio, battaglia sui numeri dei lavoratori in sciopero – Corriere della Sera

07/06/2016

Federdistribuzione: adesione al 6,5%. Cgil: dieci volte di più Milano Un rapporto di uno e dieci.

Nella ridda abituale di numeri a seguito di uno sciopero stavolta il discostamento tra quanto dichiara l’associazione delle aziende della grande distribuzione e quanto affermano i sindacati del commercio è di dieci volte. Dei circa 300 mila lavoratori interessati dall’agitazione di 24 ore che ha riguardato ieri il settore del commercio secondo la parte datoriale (Federdistribuzione) l’adesione è stata del 6,5%, mentre per Filcams Cgil è stata di oltre il 60%. Al netto dei numeri conviene partire dai motivi che stanno agitando il settore, con i sindacati unanimi nel proseguire nella battaglia ad oltranza. Filcams Cgil, Uiltucs e Fisascat Cisl ritengono che la proposta di Federdistribuzione (85 euro lordi al mese in più prendendo come parametro il quarto livello del commercio) sia inadeguata perché arriva un anno dopo la firma del contratto delle aziende al dettaglio aderenti a Confcommercio. Un anno senza rinnovo e una perdita del potere di acquisto, sostengono i confederali, non compensata da questi 85 euro lordi. Federdistribuzione invece ritiene di non doversi spostare di un centimetro. Nell’epoca della deflazione e di tassi negativi si tratta comunque di un riconoscimento salariale che recupera i tre anni di vacanza contrattuale. A ben vedere però la contrapposizione aziende-sindacati sta raggiungendo un livello critico. Storicamente critico, se si considera che quello di ieri è stato il terzo sciopero dopo quelli di novembre e dicembre 2015. Tra i motivi di attrito anche la liberalizzazione degli orari voluta dall’allora governo Monti che ha sempre trovato la Cgil in aperto disaccordo. Certo è interessante capire come possa essere trovato un buon compromesso. Fabio Savelli Al vertice Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione