Commercio: aumento di 102.500 lire

03/07/2001

Il Sole 24 ORE.com








Al termine di un lungo negoziato siglata l’intesa che interessa circa 1,5 milioni di dipendenti


    Commercio, aumento di 102.500 lire
    Vincenzo Chierchia
    MILANO – È stato siglato ieri il contratto del commercio, parte economica, dopo alcuni mesi di trattative contrassegnate da due rotture del tavolo negoziale (l’ultima appena qualche giorno fa) e uno sciopero nazionale della categoria a ridosso di Pasqua. L’accordo riguarda il periodo 2001-2002 con una prima proiezione sul 2003. I sindacati di categoria hanno definito l’intesa con Confcommercio, da un lato, e con le associazioni della distribuzione cooperativa, dall’altro.Nel complesso si tratta di oltre 1,5 milioni di lavoratori.
    Questa la bozza di accordo, valida anche per Confcoperative, Agci e Lagacoop. Viene confermata la validità dell’accordo del 23 luglio ’93 – come sottolineano Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil – e, pertanto, nel biennio contrattuale è stato previsto un aumento salariale di 102.500 lire che copre sostanzialemte i tassi di inflazione (recupero del biennio pregresso e inflazione programmata 2001-2002).
    Inoltre è previsto un incremento di 28mila lire nel 2003 e, a fronte di scostamenti dei due Dpef 2002 e 2003, «le parti valuteranno le determinazioni da adottare in coerenza con l’accordo del 23 luglio».
    Gli aumenti sono così articolati: il 1° luglio scatteranno 20mila lire per il quarto livello; a settembre 320mila lire di una tantum (che sarà ripartita pro-quota anche ai titolari di contratto part-time); il 1° gennaio del 2002 via a 42.500 lire; il 1° luglio del 2002 ulteriori 40mila lire per un totale di 102.500 lire. Infine il 1° gennaio 2003 scateranno altre 28mila lire di aumento in rapporto all’inflazione programmata in base all’attuale Dpef; il contratto nazionale quadriennale scade, invece, il 31 dicembre del prossimo anno.
    Le segreterie nazionali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil hanno valutato positivamente l’ipotesi di accordo per il rinnovo del secondo biennio. I sindacati di categoria sottoporranno nelle prossime settimane alle assemblee dei lavoratori, l’ipotesi di accordo sottoscritta.Chiuso il biennio economico del contratto del terziario, Filcams, Fisascat e Uiltucs saranno impegnate nei prossimi mesi per realizzare il secondo livello di contrattazione, sia aziendale sia territoriale.
    Per Ivano Corraini, segretario generale della Filcams-Cgil, l’accordo «garantisce il recupero dell’ inflazione reale per il biennio ’99-2000 e
    dell’ inflazione attesa per il biennio successivo e quindi la difesa piena del salario dei lavoratori del commercio». Corraini ricorda, inoltre, il fatto che per la prima volta, l’una tantum è pagata in proporzione anche ai lavoratori con contratti a termine.
    Bruno Rastelli, leader di «Lavoro società, cambiare rotta» della Cgil, dissente dalle valutazioni espresse sull’accordo per il contratto di settore. Per Rastelli, infatti, «il risultato ottenuto è lontano dalla richiesta di 115mila lire che era stata espressa in piattaforma, richiesta peraltro già contenuta e sottostimata rispetto all’inflazione reale. Secondo Rastelli il recupero sul terzo anno si rivelerà un indebolimento del rinnovo del prossimo biennio».
    Gianni Baratta, segretario della Fisascat-Cisl, sottolinea l’importanza della contrattazione integrativa e ricorda che è caduta l’ipotesi di un congelamento. Nello stesso tempo Baratta sottolinea il contenzioso ancora aperto con Confcommercio sulla costituzione delle Rsu.
    L’accelerazione del confronto e il susseguente raggiungimento dell’ipotesi sono arrivati dopo l’ultima rottura del negoziato, avvenuta nella notte di giovedì 28 giugno, dopo un serrato confronto.
    In questi giorni, il presidente di Confcommercio Sergio Billè si è detto più volte fiducioso sulla possibilità di arrivare «presto a una fase risolutiva della vertenza». Billè ha sostenuto che «il problema da risolvere è più esterno che interno alla trattativa sindacale». «Noi sappiamo – ha osservato Billè – che siamo in una fase in cui i consumi languono, come sottolinea l’Istat e, quindi, la disponibilità anche delle imprese è oggi abbastanza ridotta. Dall’altro lato c’è la consapevolezza degli imprenditori di questo settore che una vicenda contrattuale non può essere tirata oltre ogni ragionevole trattativa».
    Vincenzo Chierchia
    Martedí 03 Luglio 2001
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