Commercio, allarme criminalità

17/01/2005

    sabato 15 gennaio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 19

    L’Istituto Piepoli: gli esercenti si sentono meno sicuri dei cittadini
    Commercio, allarme criminalità

      dal nostro inviato
      Marco Morino

        BERGAMO • Con il dilagare della criminalità, anche in aree del Paese che non avevano mai vantato certi primati, sale la tensione e la preoccupazione tra i commercianti, che troppo spesso diventano i bersagli privilegiati di furti e rapine.
        Molti negozianti sono esasperati, ma non intendono «farsi giustizia da sé» né trasformarsi — loro malgrado — in eroi. I commercianti chiedono allo Stato e alle forze di polizia di «fare tutto il possibile» per garantire la sicurezza rafforzando l’impegno nelle attività di prevenzione, al fine di essere «tutelati nel loro lavoro e nella vita quotidiana».

        Il disagio della categoria è emerso ieri al convegno che i Giovani imprenditori di Confcommercio hanno organizzato a Bergamo per parlare di criminalità e di sicurezza. Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Giovani imprenditori, cita un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli tra i 3 e il 7 gennaio 2005 per Confcommercio. I dati sono stati ricavati da una serie di interviste telefoniche: a 201 esercenti (benzinai, orefici, tabaccai) e 504 cittadini rappresentativi dell’universo nazionale. «Oggi i commercianti — dice Michela Brambilla — si sentono molto meno sicuri nel quartiere in cui sono inseriti rispetto al resto della popolazione: infatti la percentuale di esercenti che si dichiarano sicuri è pari al 65% rispetto all’86% della popolazione. Del resto ben il 38% degli esercenti intervistati si è trovato a fronteggiare situazioni di violenza o criminaltà nel proprio esercizio».

        Sergio Billè, presidente di Confcommercio, individua nel poliziotto di quartiere una figura importante nel contrasto alla criminalità, quanto meno alla micro-criminalità, ma lancia anche un messaggio diretto alla classe politica: «Premesso che considerare come potenziale criminale un clandestino è, a mio giudizio, inaccettabile — afferma Billè — è anche vero che centinaia di migliaia di clandestini costretti a vivere alla macchia possono diventare anche un problema per la sicurezza». Naturalmente sotto accusa, secondo Billè, va posto anche il lentissimo e farraginoso funzionamento dell’apparato di giustizia. «E poi ci sono troppe scarcerazioni facili: basta un cavillo per tornare in libertà» denuncia il presidente di Confcommercio. La risposta del Governo è affidata a Roberto Maroni, ministro del Welfare, e ad Antonio Dalì, sottosegretario agli Interni. «Il presidido del territorio — rileva Dalì — è tra le priorità del Governo: attualmente abbiamo 2.900 poliziotti e carabinieri di quartiere che presidiano 486 aree urbane; entro il 2006 avremo 5.900 poliziotti di quartiere sparsi in mille aree urbane».
        «Il problema dell’immigrazione clandestina — ammette Maroni — è serio: è assolutamente necessario consentire l’ingreso in Italia solo alle persone in possesso di un regolare contratto di lavoro. Non servono nuove leggi: basta applicare con scrupolo quelle che ci sono già».