Commercio alla prova del «libero orario»

02/09/2011

Fine della concertazione e inizio delle controversie, vista dall`osservatorio del sindacato. Certezza e possibilità di programmazione, vista dall`osservatorio di molte aziende, con l`eccezione di Confcommercio e Confesercenti che hanno espresso pareri contrari. Tolto il limite delle località turistiche e delle città d`arte, laliberalizzazione a 360 ` delle aperture e degli orari delle attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande, della manovra finanziaria – "ancora" prevista dall`articolo 6, comma 4 ha fatto discutere molto nelle aziende della distribuzione e tra i sindacati. Forte l`impatto che avrà soprattutto sull`organizzazione del lavoro. Per pianificare il lavoro sette giorni su sette per 365 giorni all`anno, o quasi, «non serve una legge, ma la concertazione e il dialogo con i rappresentanti dei lavoratorí», dice il segretario generale della Fisascat Cisl, Pierangelo Raineri. Il timore è che adesso si apra nel terziario e nel commercio una fase di contenzioso, proprio nel momento in cui «stava iniziando a svilupparsi un dialogo anche con l`Anci», osserva Raineri.
La questione è di largo interesse, «sono oltre 3 milioni i lavoratori coinvolti», continua il sindacalista. Ed è soprattutto da discutere in punta di fioretto. La vicenda dell`apertura dell`Ikea a Ferragosto con i contrasti azienda-sindacati e l`annuncio dello sciopero a Corsico lo hanno mostrato chiaramente. E del resto lo sanno bene le parti sociali che hanno discusso gli ultimi due rinnovi del terziario. Nel 2008 il contratto del commercio ha previsto, invia di sperimentazione, il lavoro domenicale, diventato poi organico nell`ultimo rinnovo a firma separata (manca la Filcams Cgil) che risale al febbraio di quest`anno. Sul tema l`articolo 141 dice che «nell`ambito della contrattazione di secondo livello, territoriale e aziendale, al fine di migliorare il livello di competitività, produttività ed efficienza organizzativa, potranno essere concordate modalità di attuazione del riposo settimanale che tenuto conto della disponibilità espressa dai lavoratori, individui modalità idonee a garantire una equa distribuzione dei carichi di lavoro e delle presenze comprendendo tutto il personale. Vista la particolare disciplina che regola il lavoro domenicale previsto dal ccnl del terziario le parti concordano che tale materia sia oggetto di contrattazione di secondo livello».
Il ccnl che ha introdotto tra l`altro una maggiorazione del 30% sulla quota oraria della normale retribuzione per ciascuna ora di lavoro prestata di domenica, ha risolto «una situazione non regolata per cui, in passato, le aziende che potevano e volevano aprire la domenica indicavano sul contratto l`obbligo di lavoro domenicale e non necessariamente prevedevano una maggiorazione – spiega Raineri -. Fatto il salto in avanti con l`ultimo contratto che prevede che ci sia una discussione con il sindacato nelle aziende per l`organizzazione del lavoro domenicale e una maggiorazione retributiva, adesso si rischia di innescareun processo non governato, sotto il profilo dell`organizzazione del lavoro, di aperture dei negozi».
Il segretario generale della Filcams Cgil, Franco Martini, oltre a chiedersi «che c`entra aprire gli esercizi commerciali 52 domeniche l`anno e tuttii giorn ifestivi, magari 24 ore il giorno, con la messa a punto di una ricetta anti crisi che possa fare uscire il paese dal rischio di recessione?» osserva che «il piccolo e medio commercio già stressato dalla pressione della Gdo, subirà un nuovo duro colpo, rischiandoli veder ridotta la propria presenza sul mercato e un bel po` di lavoro dipendente. La stessa Gdo, principale sponsor delle liberalizzazioni, si è ben guardata dal capitalizzare le maggiori aperture ottenute in questi anni nella crescita dell`occupazione stabile, quanto in quella flessibile, ai margini spesso della precarietà».
L`articolo 6 ha fatto discutere il sindacato sì, ma anche le imprese. Tra le associazioni che le rappresentano è stato registrato il voto a sfavore di Confcommercio e Confesercenti e quello a favore diConfimprese, Federturismo e Federdistribuzione. Ma, provando a calare l`articolo 6 nell`organizzazione aziendale, l`amministratore delegato di Carrefour in Italia, Giuseppe Brambilla di Civesio, dà un giudizio positivo: «Questa norma porta a un superamento del problema della saltuarietà delle aperture domenicali che rende più difficile la programmazione e l`organizzazione del lavoro». Con la liberalizzazione su tutto il territorio nazionale verrebbe infatti superata la burocrazia locale e quindi «potremmo programmare i turni attraverso personale volontario, disposto anche ed eventualmente a spostarsi di punto vendita, e persone assunte ad hoc per coprire questa fascia di prestazione».
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, Ernesto dalle Rive, che guida anche la delegazione impegnata nel rinnovo del ccnl delle Coop, pur non considerando il provvedimento capace di ridare fiducia ai consumatori, è prudente, visto che il rinnovo è ancora in corso, ma dice che «l`organizzazione del lavoro nelle domeniche e nei festivi è demandata al secondo livello ed è attraverso la concertazione che si deve sviluppare un nuovo modello organizzativo. Insieme ai lavoratori».