Commercio, 2005 in ombra

20/04/2006
    gioved� 20 aprile 2006

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    Commercio, 2005 in ombra

      Le rilevazioni del rapporto Confcommercio. Si rafforzano i gruppi stranieri. In negativo i fatturati, le vendite e l’occupazione

        di Roxy Tomasicchio

          Il 2005 � stato un anno pieno di ombre per il commercio italiano: fatturato, vendite e occupazione in calo, pi� negozi chiusi o falliti di quanti se ne siano aperti, i gruppi stranieri sempre pi� competitivi e boom di bancarelle ambulanti dei mercati, hard discount e outlet. Passando ai numeri, sono state oltre 57 mila le chiusure per gli esercizi al dettaglio, tra cui molti fallimenti, e 54 mila le nuove aperture, per un saldo negativo di 3.336 unit�. Gli occupati sono diminuiti di 17 mila unit� in media, come sintesi di una crescita dei dipendenti (+92 mila unit�) e un decremento degli indipendenti (-109 mila). Le vendite nell’alimentare hanno dato segno di tenuta (+0,8%), ma quelle del comparto non food sono scese (-1,7%). In sviluppo anche i gruppi esteri, in particolare quelli francesi: sul totale delle imprese residenti in Italia, quelle straniere che operano nel commercio pur costituendo solo lo 0,2% realizzano un fatturato pari al 16% del totale, mentre in rapporto al totale delle sole imprese straniere quelle operanti nel sistema commerciale sono pari al 27% e realizzano il 30% dell’intero fatturato della componente estera.

            Altra tendenza, infine, che spiega in un certo senso gli orientamenti della domanda nel nostro paese, � la diffusione degli hard discount e la crescita ininterrotta delle medie e grandi strutture food e non food: dal 1999, infatti, i supermercati sono aumentati di 1.615 unit�, i grandi magazzini di 142 unit� e gli ipermercati di 112 unit�. A questo fenomeno si unisce lo sviluppo delle grandi superfici specializzate e quello dei factory outlet la cui tendenza espansiva nel nostro paese non ha conosciuto soste negli ultimi anni, mostrando ancora ampi margini di crescita nel medio periodo. E un boom dei mercati: oltre 160 mila imprese di commercio ambulante, con un +26% dal 2002. � la fotografia scattata dal rapporto sul commercio in Italia nel 2005 realizzato dal centro studi Confcommercio, secondo cui, in particolare, il ristagno della domanda interna ha determinato un calo generalizzato dello 0,8% delle vendite del commercio al dettaglio che, nel segmento non food in particolare, mostra andamenti di segno opposto per gruppi di prodotto: negativi per abbigliamento (-1,2%), casalinghi (-2,1%), ferramenta e utensileria per la casa (-2,2%), mobili, tessili e arredo per la casa (-2,4%), altri prodotti (soprattutto orologi e gioielli -2,5%); positivi nell’elettronica di consumo (+4,3%) e nel comparto foto, ottica e pellicole (+4,8%).

              Quanto alle previsioni per il 2006, l’associazione presieduta da Carlo Sangalli si attende �un contenuto miglioramento dal lato della domanda per consumi delle famiglie, nonostante siano ancora presenti alcuni elementi di incertezza accentuati dalla necessit� di spostare quote di spesa verso beni e servizi energetici, i cui prezzi sono aumentati in misura sensibile nell’ultimo anno’. Per la distribuzione commerciale si prospetta �un anno di transizione caratterizzato da processi competitivi sempre pi� accentuati’, con le imprese che saranno impegnate soprattutto a non perdere quote di mercato, a mantenere gli attuali livelli di fatturato, a mettere in campo tutte quelle iniziative (tagli di prezzo, promozioni) in grado di svegliare l’interesse dei consumatori, anche attraverso una riduzione dei margini. Il rapporto di Confcommercio �non rappresenta niente di nuovo, e conferma pienamente le negative previsioni lanciate gi� nel 2003 e nel 2004′, hanno commentato da Codacons. �L’unica salvezza per i negozianti’, ha suggerito Carlo Rienzi, presidente Codacons, �� quella di ribassare i prezzi di almeno il 20% in tutti i settori e creare opportunit� di acquisto allettanti per i consumatori, come i saldi liberi tutto l’anno e la vetrina delle occasioni, nelle quali vendere prodotti a prezzi scontatissimi’. Pi� o meno sulla stessa linea l’intervento della Federconsumatori, che propone �un abbattimento dei prezzi di almeno il 20% e il superamento della legislazione relativa ai saldi e alle promozioni’. (riproduzione riservata)