Commercianti taglieggiati per 36 mila miliardi

03/10/2001
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Commercianti taglieggiati per 36 mila miliardi
Mercoledì 3 Ottobre 2001
Aumentano le denunce contro il pizzo
Gian Carlo Fossi
 
ROMA Oltre 36 mila miliardi all’anno, più di quanto previsto dalla manovra finanziaria varata dal governo: è il costo per i commercianti dell’attività criminale, soprattutto dei reati di usura, racket, furti, truffe e contrabbando. Circa 400 mila gli esercenti colpiti direttamente, di cui 160 mila sottoposti al «pizzo» delle estorsioni e 120 mila già nelle mani degli usurai con 350 mila posizioni debitorie, mentre altri 500 mila rischiano di finire nella loro rete.
L’allarme rosso è stato rilanciato con forza dal presidente della Confesercenti, Marco Venturi, ieri alla presentazione del rapporto di Sos-Impresa sulle «mani della criminalità nelle imprese», mentre il ministro dell’interno, Claudio Scajola, ha sottolineato il merito dell’organizzazione dei commercianti di «porre all’ordine del giorno un tema che nei mesi a venire assumerà un rilievo crescente, anche in vista dell’ingresso nel sistema della moneta unica».
La criminalità organizzata, spiega il ministro, non si fermerà dinanzi al nuovo che avanza, ma al contrario cercherà di trarre nuovi benefici e nuovi vantaggi: di qui l’urgenza di potenziare la rete delle associazioni antiracket, che dovranno svolgere un ruolo non solo di prevenzione, di assistenza e di solidarietà nei confronti delle vittime, ma anche di promozione delle denunce contro l’usura e di un sistema efficace di finanziamento del fondo di prevenzione.
Una nota positiva viene, invece, dal commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Tano Grasso: «Si respira un’aria nuova nella lotta al racket. Nel caso dell’usura non solo si è interrotta una tendenza al ribasso delle denunce, bensì quest’anno si registra addirittura un aumento, come del resto per le estorsioni. Si è attivato un moto irreversibile, che ha il suo fondamento nella straordinaria esperienza dell’associazionismo antiracket, al quale le organizzazioni di categoria sono chiamate a dare un forte impulso».
La situazione, comunque, è sempre gravissima. Il denaro «movimentato» a seguito di reati ammonta a 104 mila 500 miliardi, di cui il 40%, pari a 39 mila miliardi, è gestito dalla criminalità organizzata italiana e straniera: 16 mila miliardi sono il frutto dell’usura (interessi fino al 140% annuo), 8 mila miliardi del «pizzo», 4 mila 200 di rapine e furti, 800 miliardi i proventi del contrabbando, 4 mila 500 miliardi dell’abusivismo e 250 del crimine informatico.
Dilagante il fenomeno del «pizzo», soprattutto in Puglia, Campania, Calabria e Sicilia sotto la pressione della mafia: l‘80% dei negozi è colpito a Catania e Palermo, il 70% a Reggio Calabria, il 50% a Napoli, nel Foggiano e nell’area settentrionale di Bari.
A Napoli, denuncia il presidente di Sos Impresa, Lino Busà, il «pizzo» si riscuote direttamente dall’amministratore del condominio, che versa al taglieggiatore le somme pagate dalle singole famiglie. «Abbiamo riscontrato questa nuova tipologia di racket in alcune zone centrali del capoluogo campano. Un fenomeno particolare, perché non collegato ad attività imprenditoriali».
Altri casi tipici sono le vendite imposte ai commercianti per smaltire i prodotti provenienti dai tir rubati o l’obbligo per le imprese di utilizzare solo un determinato fornitore. Ed, ancora, il cosiddetto «cavallo di ritorno»: gli estorsori rubano autovetture o veicoli agricoli e pretendono un riscatto per la loro restituzione.
Dinanzi alla continua escalation di criminalità nel settore, afferma il presidente Venturi, «non bisogna abbassare la guardia». E qui avverte: «Il reato di usura, di fatto, rischia di finire depenalizzato, anche a causa dello scarso numero di processi che giungono a sentenza».
 


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