Commercianti: la guerra delle due «Conf»

03/04/2001

Sabato 31 marzo 2001
IN PRIMO PIANO – Confcommercio all’attacco

Le elezioni e la guerra delle due «Conf»

La fine della «vecchia» concertazione, una diversa coesione sociale e il ruolo del sindacato Il primato del terziario, la politica bipartisan e l’ umore degli iscritti
Di Vico Dario

I piani del leader dei commercianti per il futuro governo e le contromosse degli industriali.
Cofferati al meeting Le elezioni e la guerra delle due «Conf
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DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

CERNOBBIO – Sulla scena politica italiana s’ avanza un «outsider». E ‘ grande e grosso, viene da Messina e di mestiere fa il pasticciere. Sergio Billè è da quattro anni il leader dei commercianti italiani e lo rimarrà anche per i prossimi quattro. Fino a qualche settimana fa ha coltivato una pazza idea: far diventare ministro dell’ Industria di un prossimo governo di centrodestra un commerciante. Se stesso, per non sbagliare. I confindustriali l’ hanno saputo e si sono messi di traverso. Dover fare i conti con un ministro-pasticciere sarebbe stata un’ onta indele bile per i progetti di gloria di Antonio D’ Amato e così il progetto è abortito facendo la felicità dell’ economista di Forza Italia, Antonio Marzano, promosso sul campo. Billè se l’ è legata al dito e ha cominciato a «sparigliare» i giochi. Dando il via alla «guerra delle due Conf». «La campagna elettorale? Mi sembra una schifezza. Troppa nebbia sui programmi», ha dichiarato. «Berlusconi? Promette tutto a tutti, ma il gioco non funziona più», ha aggiunto. E subito dopo ha calato l’ asso: «Cofferati? D’ Amato sbaglia a prenderlo a colpi di maglio. La Cgil ha un ruolo importante in questo Paese». Risultato: al meeting di Cernobbio – che la Confcommercio ha organizzato quest’ anno con uno sforzo senza precedenti – Sergio «il cinese» sa rà uno degli ospiti d’ onore. Al pari del gran capo dell’ Enel, Franco Tatò, uomo d’ industria che però sta fuori dalla Confindustria. Accanto a loro eurostrateghi, banchieri, premi Nobel e grandi manager chiamati a discutere di globalizzazione, Euro pa e persino di storia d’ Italia. Era previsto anche l’ ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all’ ultimo momento ha dovuto dare forfait. Un cast studiato per sprovincializzare l’ organizzazione del commercio ma anche per mettere a se gno – auspice Alfredo Ambrosetti, gran sacerdote della convegnistica made in Italy – un colpo d’ immagine e ridimensionare l’ assise confindustriale di Parma, tutta italiana e, come ama dire, «industriocentrica». Dove vuole arrivare Billè? La sua vog lia di sparigliare dove lo condurrà? L’ impressione è che il leader dei commercianti una cosa l’ abbia bene in testa: la vecchia concertazione basata sul duopolio novecentesco Padroni-Operai è finita e nessuno sa come sostituirla. Il governo presiedu to da Massimo D’ Alema ci aveva provato portando al tavolo negoziale di Palazzo Chigi 32 organizzazioni, ma tutto si è risolto in un festival della burocrazia associativa. A chi oggi in Confindustria pensa di poter fare tranquillamente a meno della Cgil, portando a casa qua e là qualche accordo separato, il presidente pasticciere manda a dire che «senza coesione sociale» un Paese come il nostro alla fin fine non lo si governa realmente. Le regole, dunque, «vanno riscritte» e, però, nessun o stavolta può pensare di farlo senza i commercianti. Da solo Billè può contare su 750 mila imprese iscritte e quindi la pensa esattamente come Cofferati (e ancora una volta all’ opposto di D’ Amato): facciamo una legge sulla rappresentatività e la n uova concertazione cominciamola a costruire da lì. Anche perché l’ Italia dei capannoni è minoritaria, avanza la nuova economia dei servizi. «Siamo noi, imprenditori del terziario, a fare il 51% del Pil» è il suo grido di battaglia. In politica Billè sostiene di non schierarsi tra Polo e Ulivo. Chiamato, però, a dare un giudizio sui governi di centrosinistra li fa a pezzi e se la prende in special modo con l’ ex ministro delle tasse Vincenzo Visco. La verità è che sa benissimo che i suoi iscritt i, per lo più moderati, quasi naturaliter voteranno per il centrodestra. Un vecchio presidente della Confcommercio, Giuseppe Orlando, era solito sotto elezioni ricordare che l’ organizzazione orientava 5 milioni di voti, un calcolo che otteneva molti plicando gli iscritti per tre (il numero medio di dipendenti) e poi per due (le mogli). Billè quest’ errore non lo fa, sa che nella società secolarizzata i capifamiglia contano assai meno d’ una volta. Preferisce, quindi, cominciare ad affilare le ar mi per il dopo urne. Il duetto di Parma tra D’ Amato e il Cavaliere non gli è piaciuto, così come non ha gradito il Berlusconi-Fregoli che a ogni convegno indossa gli stessi panni dell’ uditorio. In più è cosciente, e lo ha dichiarato, che il capo de l centrodestra «da Palazzo Chigi farà di tutto per far tornare al tavolo della concertazione la Cgil». Insomma il rischio di restar tagliati fuori c’ è ancora. Meglio, quindi, farsi sentire per tempo cominciando con il criticare la legge Tremo nti. Oggi a Cernobbio il Sergio Billè show continua, ospite atteso Francesco Rutelli. Per i partecipanti al convegno, comunque vada, è giorno di festa. La notizia l’ ha data ieri lo stesso presidente della Confcommercio: «Arriveranno direttamente dal la mia pasticceria di Messina i cannoli siciliani». Che, come si sa, hanno una peculiarità: sono simmetrici e quindi bipartisan. Dario Di Vico