Commercianti, artigiani e piccoli: ora una «tregua» con il fisco

14/12/2009

ROMA — Ultime trattative, poi scatterà il giro di vite del fisco per commercianti e artigiani che fanno i furbi. Domani mattina Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, riceverà le associazioni di categoria ufficialmente per fare il punto sulla lotta all’evasione. In realtà il manager del fisco lancerà una sorta di ultimatum: stop ai trucchi e alle alchimie contabili, altrimenti i controlli — di cui le imprese già si lamentano — saranno resi ancora più stringenti. Ma Confcommercio e Cna non ci stanno: «I controlli sono diventati asfissianti, alle aziende non viene nemmeno dato il tempo di regolarizzare la propria posizione che si trovano i procedimenti aperti. Senza considerare che gli studi di settore non tengono conto della crisi e chi non paga spesso lo fa perché non ha i soldi per farlo». Commercianti, artigiani e piccoli imprenditori vogliono dunque una tregua.
Attilio Befera aveva lanciato l’allarme nei giorni scorsi: ai conti del fisco mancano 7-8 miliardi di piccole e medie imprese che dichiarano regolarmente le tasse, ma non versano le imposte nei termini previsti, utilizzando poi il «ravvedimento operoso», cioè la possibilità di regolarizzare i versamenti entro l’anno successivo alla dichiarazione dei redditi, pagando una minisanzione.
Secondo l’Agenzia delle Entrate questa strategia è diventata la prassi per molti per eludere le scadenze fiscali. «Saremo flessibili con le imprese che hanno problemi — aveva dichiarato Befera al Corriere —. Un conto è un’impresa che, a corto di soldi, paga prima gli stipendi e i fornitori e poi ha problemi con il fisco. Del tutto diverso è il caso di chi ha i soldi, ma le tasse non le paga perché considera il rischio limitato. Nei confronti dei comportamenti fraudolenti non ci sarà comprensione ».
Il clima fra gli imprenditori è però tutt’altro che sereno. E c’è il timore che per colpire i furbi si spari nel mucchio. Come testimoniano le parole di Cesare Pambianchi, presidente della potente Confcommercio di Roma: «I tempi di Visco ce li ricordiamo ancora e non li rimpiangiamo affatto. Il fatto che il gettito fiscale, in un momento come questo di recessione, addirittura aumenti, è una notizia allarmante, non rassicurante. Significa, infatti, che c’è un terrorismo fiscale: le aziende pagano più perché intimorite, non per l’effettivo reddito che producono ».
E Antonio Vento, il dirigente di Confcommercio che ha avuto dal presidente Carlo Sangalli la delega per il fisco, è preoccupato: «Noi andiamo a sentire che cosa ha da dirci l’Agenzia delle Entrate. Poi avanzeremo le nostre proposte. È nell’interesse degli imprenditori onesti portare avanti la battaglia contro i furbi. Ma in una fase delicata dell’economia come questa, serve molta flessibilità. E anziché pensare di limitare uno strumento importante come il ravvedimento operoso, bisognerebbe ipotizzare forme di temperamento delle scadenze fiscali per permettere a chi sta soffrendo per la crisi di non affondare sotto le tasse. I dati di settembre 2009 indicano nella distribuzione cali del fatturato fino al 25%. L’Agenzia delle Entrate non può chiudere gli occhi di fronte a questi dati…». Anche la Cna chiede flessibilità, elasticità, tolleranza: «È giusto colpire i furbi, ma a chi è in difficoltà bisogna dare la possibilità di differire il versamento delle imposte senza sanzioni aggiuntive. Ed è necessario allentare i controlli: non ha senso tartassare imprese che non riescono ad arrivare alla fine del mese».