“Commenti&Analisi” Welfare e lavoro, l’Ulivo non parte da zero – di C.Damiano e T.Treu

24/02/2003

          domenica 23 febbraio 2003

          Non è stato facile trovare una sintesi tra opinioni diverse, tra
          visioni a volte opposte. Ma è stato un anno fruttuoso e il
          centrosinistra dispone oggi di un robusto impianto programmatico
          Welfare e lavoro, l’Ulivo non parte da zero
          CESARE DAMIANO TIZIANO TREU

          Il 2002, per l’Ulivo, è stato un
          anno di intensa attività sui temi
          del Lavoro e dello stato sociale.
          Non è stato facile trovare una sintesi
          tra opinioni diverse, tra visioni a
          volte opposte. Ma, alla fine, il confronto
          paziente e rispettoso delle
          idee ha prodotto i suoi risultati.
          Possiamo dire che il centrosinistra
          dispone oggi di un robusto impianto
          programmatico su argomenti come
          lavoro e welfare. Certamente è
          suscettibile di ulteriori miglioramenti.
          Ma un punto di partenza,
          ormai acquisito, c’è. Alla «Carta dei
          Diritti delle Lavoratrici e dei Lavoratori»
          e ai «Diritti di sicurezza sociale»,
          progetti di legge già depositati
          in Parlamento con la firma di
          tutti i rappresentanti dei partiti della
          coalizione, si aggiungerà la proposta
          sulla riforma del processo del
          lavoro, ormai definitiva. Mentre,
          sulla sicurezza e la salute nei luoghi
          di lavoro e sul reddito minimo di
          inserimento, si sta lavorando. Un
          risultato che non era assolutamente
          scontato. Un anno di lavoro unitario,
          di ampio respiro, silenzioso
          ed oscuro, ma incessante. Un anno
          di incontri. Infatti, queste proposte,
          elaborate con un lavoro congiunto
          dei partiti, dei gruppi parlamentari
          dell’Ulivo e di un folto
          gruppo di docenti universitari, sono
          state oggetto di un’ampia discussione
          nel Paese, organizzata da tutti
          i partiti del centrosinistra: centinaia
          di assemblee con gli iscritti, i simpatizzanti,
          i cittadini, che hanno
          coinvolto decine di migliaia di persone
          ed hanno consentito di apportare
          correzioni ed integrazioni, frutto
          del confronto e dei suggerimenti
          raccolti.
          Si sono tenuti confronti con tutte le
          principali associazioni: Cgil, Cisl,
          Uil, Confindustria, Confapi, Abi,
          Cna, Confartigianato, Claai, Cia,
          Confcommercio, Confesercenti,
          Confcooperative, Lega delle Cooperative,
          Coldiretti e associazioni del
          volontariato. Apprezzamento è stato
          espresso dalle organizzazioni sindacali
          che, nel corso di numerosi
          incontri, hanno ritenuto la «Carta
          dei diritti» un importante contributo
          per l’affermazione e la difesa dei
          diritti e delle tutele delle lavoratrici
          e dei lavoratori.
          Per questo riteniamo destituito di
          fondamento un dibattito concentrato
          sulla necessità che l’Ulivo si doti
          di un programma. In un settore
          importante come welfare e lavoro il
          cantiere è aperto da tempo. Soltanto
          chi non vuol vedere o sapere può
          essere interessato ad alimentare una
          falsa polemica.
          Naturalmente si può sempre fare di
          più e meglio, ma non si parte da
          zero.
          È vero, purtroppo, che queste problematiche,
          ed in particolare il tema
          del lavoro, occupano gli ultimi posti
          nella classifica dell’informazione.
          Godono di momenti di «gloria»,
          come nel caso della poderosa
          battaglia sindacale sui diritti, o nel
          caso della Fiat, per poi ricadere nell’oblio.
          Proposte positive ed unitarie
          come quelle elaborate dall’Ulivo,
          non hanno appeal per i mezzi di
          comunicazione, anche a sinistra. Ed
          è vero che queste proposte non hanno
          ancora sfondato a livello dell’opinione
          pubblica, ma sono per ora
          patrimonio di una cerchia fondamentale
          ma ristretta del gruppo dirigente,
          di iscritti e militanti dei partiti
          e dei sindacati. Ma ciò che può
          sfuggire, non per propria colpa, alla
          grande massa dei cittadini, non può
          essere ignorato da attenti commentatori
          di fatti della politica. Si può essere
          d’accordo o in disaccordo, ma non
          ignorare ciò che esiste.
          Il nostro obiettivo, per l’anno in corso,
          è quello di fare in modo che
          queste proposte rappresentino, nella
          coscienza del Paese, l’alternativa
          credibile e di programma all’azione
          del governo di centrodestra che ha
          minato la coesione sociale e sta
          distruggendo la rete di tutele e di diritti
          nel campo del lavoro e dello stato
          sociale.
          Per questo occorre una grande iniziativa,
          visibile e di massa, dell’Ulivo,
          in vista delle elezioni di primavera,
          ma soprattutto un confronto di
          largo respiro sul profilo dell’azione
          riformatrice di un centro sinistra
          che si candida nuovamente alla guida
          del Paese.
          L’Italia sta attraversando un momento
          di grande difficoltà sul piano
          economico e sociale, anche a causa
          delle scelte del Governo che stanno
          peggiorando i dati della situazione
          internazionale. Il declino industriale
          e produttivo, aldilà dei ciechi ottimismi
          del Presidente del Consiglio,
          è sotto gli occhi di tutti. Quando le
          statistiche aggiornate mostrano e
          mostreranno sempre più il peggioramento
          dei dati della cassa integrazione
          straordinaria (quella ordinaria
          è già raddoppiata) e la stagnazione
          della crescita occupazionale (che
          è in rallentamento), forse si apriranno
          gli occhi.
          Non basta il dramma che stanno
          vivendo le famiglie di migliaia di
          lavoratori della Fiat, della Piaggio,
          la crisi di settori fondamentali come
          il made in Italy, la chimica,
          l’agroindustria, il credito, per far
          battere un colpo ai ministri di questo
          governo sui temi della politica
          industriale. In questo modo si lascia
          andare l’Italia allo sbando sulla
          base di una scelta nella quale la logica
          di mercato diventa totalizzante.
          Per questo, assumono doppiamente
          valore le proposte dell’Ulivo che
          intervengono sulla situazione concreta.
          Non è di secondaria importanza
          contrastare le scelte del governo,
          contenute nel «Libro Bianco», di
          precarizzazione del lavoro, di elasticità
          senza regole. È importante, nell’attuale
          situazione, prevedere come
          fa l’Ulivo, l’estensione degli ammortizzatori
          sociali a situazioni finora
          non coperte: si pensi all’indotto del
          settore auto e alle imprese di minore
          dimensione. Queste proposte
          vengono incontro all’esigenza di tutelare
          i lavoratori delle piccole imprese
          e il lavoro discontinuo in termini
          concreti, ben al di là del modo
          virtuale e limitato con cui si propone
          di intervenire il referendum sull’articolo
          18 di Rifondazione Comunista.
          Tutto questo deve diventare
          l’occasione per l’apertura di un confronto
          di ampio respiro nel Paese,
          innanzitutto con Cgil, Cisl e Uil:
          per l’individuazione di convergenze
          programmatiche che consentano
          una battaglia unitaria per la difesa
          dei diritti, dello stato sociale, della
          buona occupazione, per una nuova
          politica industriale. Un confronto
          con le forze dell’impresa e delle attività
          professionali e produttive interessate
          a modernizzare il Paese, privilegiando
          una strada capace di rendere
          virtuoso il rapporto tra competitività
          e diritti.
          Parlare dunque all’Italia, raccogliere,
          sotto le bandiere dell’Ulivo ma
          guardando aldilà della coalizione,
          tutte le forze interessate ad una rinascita
          del paese che sia ancora basata
          sui diritti e sulle tutele universali:
          un vero «Manifesto per il lavoro e
          per lo stato sociale» attorno a cui
          radunare le migliori forze intellettuali
          e produttive, quelle che si battono
          per uno sviluppo qualitativo e
          rispettoso dei diritti della persona.